| categoria: economia

Il risiko delle nomine, chi va e chi viene a Poste, Leonardo e Terna

Gli ultimi tasselli del complesso mosaico delle nomine nelle società pubbliche, si sono composte solo nella giornata di ieri. L’ultima nodo da sciogliere, quello sul nome del nuovo capo azienda di Terna, la società che gestisce la rete elettrica ad alta tensione, è stato risolto con l’indicazione di Luigi Ferraris, un manager di lungo corso già a capo dell’area finanza di Enel, dove nel 2009 ha curato l’aumento di capitale da 8 miliardi e l’integrazione delle società spagnole, slovacche e russe, e attualmente impegnato nello stesso ruolo in Poste, dove è stato impegnato nel processo di privatizzazione. Proprio la società di provenienza di Ferraris è quella che ha subito il rinnovamento più profondo. L’amministratore delegato Francesco Caio non è stato riconfermato per un secondo mandato. Il ministero dell’Economia ha voluto concedergli l’onore delle armi. Con un comunicato dove ha plaudito ai «risultati raggiunti» e per aver «da subito predisposto un piano industriale che ha avviato un processo di profonda trasformazione culturale e tecnologica di Poste Italiane, che costituisce la base dello sviluppo futuro dell’azienda». Senza mancare di ricordare che «in questo ambito, ha curato la delicata operazione di apertura del capitale di Poste Italiane a investitori privati, con una brillante operazione di quotazione in Borsa». A sbarrare la strada a Caio sarebbe stato, secondo fonti politiche, la freddezza verso alcune operazioni di sistema, in particolare il mancato acquisto della società di risparmio gestito Pioneer da Unicredit (poi finita ai francesi di Amundi).

Al suo posto arriverà da Terna Matteo Del Fante, una carriera iniziata in Jp Morgan ma decollata in Cassa depositi e prestiti, dove il manager fiorentino ha ricoperto il ruolo di direttore generale. Insieme a Caio esce di scena anche l’imprenditrice ed ex europarlamentare di Forza Italia Luisa Todini. La nuova presidente del gruppo postale sarà Bianca Maria Farina, il manager che per lungo tempo ha guidato Poste Vita, il ramo assicurativo della società pubblica. Anche tra i consiglieri di amministrazione non sono mancate le novità. Nella lista del Tesoro sono entrati Carlo Cerami, per lungo tempo considerato vicino a Massimo D’Alema ma che ora verrebbe dato nell’area orfiniana. In quota Tesoro, invece, nel consiglio di Poste entrerà l’avvocato dello studio Orrik Francesca d’Igrò, già nel consiglio di amministrazione del Poligrafico e Zecca dello Stato. Confermato il centrista Roberto Rao, mentre tra le new entry c’è anche Antonella Guglielmetti, commercialista e revisore dei conti di diverse società.

Oltre a Poste l’altra novità, anche se ormai scontata, riguarda la scelta dell’ex banchiere di Unicredit e del Monte dei Paschi di Siena Alessandro Profumo in Leonardo-Finmeccanica, il colosso pubblico della difesa. Profumo prende il posto di Mauro Moretti. Ad impedire la riconferma dell’ex numero uno delle Ferrovie, è stata la condanna a sette anni in primo grado per la strafe di Viareggio, avvenuto proprio quando Moretti era al vertice delle Fs. Confermato invece, il presidente Gianni De Gennaro e gli altri membri del board. Riconferme anche per Eni ed Enel. Alla guida del Cane a sei zampe resta Claudio Descalzi. Il governo non si è fatto influenzare, in questo caso, dall’indagine della procura di Milano sulle presunte tangenti in Nigeria. Alla presidenza rimarrà l’ex presidente degli industriali, Emma Marcegaglia. Così come quasi nulla cambia nella composizione del consiglio di amministrazione. L’unico nome nuovo è quello del commercialista Domenico Trombone che prenderà il posto di Profumo destinato, come detto, al vertice di Finmeccanica.

Tutti confermati, infine, in Enel. L’amministratore delegato Francesco Starace rimarrà in carica altri tre anni, così come il presidente Patrizia Grieco. Le indicazioni per i vertici delle società partecipate dalla Stato sono occasione per un nuovo scontro con il M5S. «Lo scandalo per corruzione in Consip a quanto pare è come se non esistesse per Renzi. Adesso si sta dedicando, senza avere alcun titolo, a gestire le nomine e a piazzare i suoi uomini, molti chiaramente di origine toscana, nelle società casseforti dello Stato. Questo è grave, intollerabile e pericoloso!», si legge in un post a firma Movimento 5 Stelle sul blog di Beppe Grillo. Per Giorgia Meloni, (FDi), «la nomina di un banchiere esperto in liquidazioni alla guida di Leonardo vuol dire che il Governo Gentiloni ritiene chiusa l’esperienza industriale di questa azienda leader nei settori della difesa e dell’aerospazio». Critico anche Stefano Fassina, (Si): «le scelte del governo presentano aspetti

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