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Parlare della questione rom in modo critico è una forma di razzismo?

Sulla copertina di una delle testate che io dirigo è stato pubblicato nei giorni scorsi un articolo dedicato alla questione dei campi rom, alle possibili soluzioni, alle alternative suggerite dalle esperienze di altri paesi europei, come la Francia. Un occhiello ha attirato particolarmente l’attenzione di un lettore (ai lettori bisogna sempre essere grati, a prescindere, per il solo fatto di prestare attenzione a quello che scriviamo), anzi, lo ha fatto indignare al punto da usare nel suo commento espressioni piuttosto forti. L’occhiello incriminato in sostanza denunciava la incapacità della Giunta Raggi di contrastare lo strapotere dei rom nella capitale. Apriti cielo. L’accusa è di gretto razzismo. Lo scambio rientra nella dialettica democratica, inutile prendersela. Mi prendo la libertà di pubblicare di seguito la risposta che ho immediatamente inviato via mail al lettore in questione. “Forse se lei avesse letto anche l’articolo, e se avesse letto gli articoli precedenti, e se avesse letto il giornale e i giornali che ho diretto e nei quali ho lavorato in 40 anni vedrebbe le cose in modo diverso – ho scritto – Vede, non la giudico per le cose che ha scritto e per il tono che ha usato. Non la conosco, e probabilmente leggo e interpreto male le sue parole, dettata da ansia e pregiudizio. La invito a fare altrettanto e a riflettere. Non mi conosce, sono quanto più lontano si possa immaginare da posizioni razziste o comunque ideologicamente definite. centinaia di migliaia di pagine da me scritte lo possono tranquillamente dimostrare. libri, giornali, inchieste, articoli, lezioni all’università. Rifletta. Sempre a sua disposizione.” Fin qui la parentesi personale, ospitata in questo spazio perché magari qualcuno possa trarre giovamento alla querelle e per arrivare alla spiegazione di quell’occhiello e ad una serie di argomentazioni che quella tesi aiutano a corroborare. A differenza di quanto accade fuori dai confini nazionali nella capitale – esperienza quotidianamente riscontrabile, e non quindi riportata per sentito dire – rom, nomadi di diversa natura, ospitati nei campi autorizzati e/o accampati in condizioni subumane in insediamenti improvvisati completamente abusivi, fanno letteralmente ciò che vogliono, fuori dalle regole, dalle leggi e da qualsiasi schema di convivenza civile. Agiscono incontrastati, sempre sul filo della illegalità, quasi sempre oltre quel limite. Delinquono, in poche parole, in grande stile o nel piccolo cabotaggio. Rendono insicuri interi quartieri,controllano intere aree militarmente, migliaia di semafori. E intimidiscono i cittadini. Duri, aspri, irridenti di fronte a qualsiasi osservazione e rimprovero. Quando possono rubano, borseggiano, scippano, si abbandonano ad atti di vandalismo (come accaduto qualche settimana fa con i rottami lasciati apposta nella notte sulla Pontina a ridosso del campo nomadi, o del tiro a segno con i sassi contro gli automobilisti). Ogni tanto una task force di Polizia urbana sgombera qualcosa, fa un blitz, identifica. Ma senza logica e senza convinzione. Nessuno stoppa i fumi tossici, nessuno ferma, identifica, multa i rovistatori dei cassonetti, la lotta contro le borseggiatrici della metro è un inutile e frustrante gioco di guardia e ladri. Nei campi c’è di tutto, sporcizia, miseria, bambini che sfuggono alla scolarizzazione,pregiudicati, ricchissimi nullatenenti, allacci abusivi, mercati oltre il limite del lecito. In compenso l’amministrazione comunale paga fior di quattrini, viene presa a schiaffi se chiede il risparmio delle leggi e viene irrisa quando prova la via muscolare alla soluzione del problema. In sintesi. I rom/nomadi (ma stanziali)/abusivi/stanziali fanno il loro comodo e sono inattaccabili da ogni punto di vista. Alla fine godono di privilegi negati a tanti poveri cristi di romani in difficoltà. Anzi li pretendono senza fornire nulla in cambio. Tirare in ballo la parola solidarietà è fuori luogo, protestare è inutile, subire è l’unica via d’uscita, visto che la convivenza è impossibile. Accade qualcosa di simile altrove? Pare di no. Raccontare tutto questo e sottolineare il senso di frustrazione è manifestare una forma di razzismo? Difficile da sostenere. Soprattutto perché c’è chi rema contro in nome appunto di quella solidarietà tanto sbandierata.

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