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“La legge 194 in Lombardia continua ad essere disattesa. Concorsi ad hoc come nel Lazio”

– Per il Partito Democratico la Lombardia si conferma una regione non virtuosa per l’applicazione della legge 194, che garantisce e regola l’interruzione di gravidanza nelle strutture sanitarie italiane. Lo dimostrerebbero i dati raccolti dal gruppo regionale dello stesso Partito Democratico struttura per struttura, relativi al 2016 e presentati questa mattina a palazzo Pirelli, a Milano, nel corso di una conferenza stampa dalla vicepresidente del Consiglio regionale, Sara Valmaggi e dal capogruppo del Partito Democratico, Enrico Brambilla. Il ricorso all’Interruzione volontaria di gravidenza (Ivg) è in calo progressivo in tutta Italia e lo è anche in Lombardia (nel 2015 -10,5% rispetto al 2014) e questo conferma, per i democratici, che la 194 è una legge efficace, che però andrebbe attuata per intero, anche laddove garantisce alla donna libertà di scelta e di accesso all’Ivg nel modo a lei più favorevole. Per il Pd, nella regione governata prima da Formigoni e poi da Maroni, ciò non avviene.

“L’Italia – dichiara Brambilla – è stata richiamata perfino dal comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite, come prima aveva fatto il Consiglio d’Europa, per la difficoltà di accesso all’interruzione volontaria di gravidanza e la Lombardia si conferma tra le Regioni italiane più riluttanti e meno avanzate su questo fronte, come in genere sul piano dei diritti”.
Sarebbero a tutt’oggi 6 su 63 i presidi nei quali la totalità dei ginecologi è obiettore di coscienza (Iseo, Sondalo, Chiavenna, Gavardo, Gallarate, Oglio Po), in 16 è superiore all’80%. Solo in 5 strutture l’obiezione è inferiore al 50%.

Il dato lombardo dell’obiezione è del 68,2%. Per questo il Pd chiede alla Regione di attuare la 194/78 in tutte le sue parti, a partire dall’articolo 9 che cita testualmente: “Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare gli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione”.
“Questo obiettivo – commenta Valmaggi – deve essere raggiunto anche con l’assunzione di medici ginecologi non obiettori tramite concorsi ad hoc, così come è stato fatto in Lazio dal Governatore Zingaretti”.

L’Ivg farmacologica è un’alternativa, meno invasiva, a quella chirurgica, autorizzata in Italia dal 2009. L’applicazione è demandata alle Regioni. In Lombardia l’utilizzo della RU486 nel 2016 è al 6,6% (927 Ivg con RU486 a fronte di un totale di 13.830 Ivg). L’ultimo confronto possibile tra Regioni è relativo ai dati 2015: la Lombardia è sestultima, molto lontana dalle percentuali raggiunte da Liguria (40,3%), Piemonte (32,5%), Emilia Romagna (25,8%) e Toscana (20,1%).

In Lombardia (è la denuncia del Pd) 33 strutture su 63, il 52%, non praticano Ivg farmacologiche; questo perchè passa troppo tempo tra la certificazione e l’esecuzione dell’ Ivg e spesso scadono i 49 giorni utili per effettuare l’ Ivg farmacologica. Inoltre, a differenza di altre regioni, per l’ Ivg farmacologica è previsto il ricovero obbligatorio di tre giorni, a fronte del day hospital per le Ivg chirurgiche.

“Chiediamo – sottolinea Valmaggi – che la Regione si impegni affinché le proprie strutture propongano l’ Ivg farmacologica a tutte le donne che sono nei tempi previsti, riveda la decisione di non somministrarla – su richiesta della donna – anche in day hospital e imponga alle aziende sanitarie l’obiettivo di aumentarne l’utilizzo così da arrivare al livello delle altre regioni”.

L’ulipristal acetato, nome commerciale EllaOne, è un contraccettivo d’emergenza (che, fanno notare i democratici, non ha niente a che vedere con i “farmaci abortivi”) che se assunto fino a 5 giorni dopo il rapporto sessuale, ha la funzione di ritardare o inibire l’ovulazione, prevenendo così una maternità indesiderata. La sua diffusione è notevolmente aumentata dal maggio 2015, quando l’Aifa ha eliminato l’obbligo del test di gravidanza (che doveva essere negativo) e di prescrizione medica (per le maggiorenni, rimane per le minorenni) come precondizioni per la vendita.

In Italia le confezioni distribuite nel 2016 sono state 237.846 a fronte delle 16.798 del 2014. Per analogia in Lombardia le confezioni distribuite nel 2016 sono state 48.722 a fronte delle 3.871 del 2014. L’incremento è stato di oltre 12 volte. Le Ivg sono diminuite nel 2015 del 10,5%. La correlazione tra riduzione delle Ivg e la diffusione della EllaOne è affermata dallo stesso ministero della Salute nella relazione sull’applicazione della 194 del settembre 2016.

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