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Scelto il nuovo direttore generale dell’Atac, è il milanese Bruno Rota

Sette mesi dalle dimissioni di Marco Rettighieri, sulla poltrona di direttore generale dell’Atac è pronto ad accomodarsi Bruno Rota. Il nome del manager, oggi presidente e amministratore delegato dell’Atm, la società dei trasporti milanese, è in cima alla pila di curricula che sono approdati nelle ultime settimane in via Prenestina. Il bando interno lanciato dall’amministratore unico, Manuel Fantasia, non ha convinto la nuova governance nominata dal M5S, che ha deciso di cercare il nuovo diggì all’esterno. E i giochi sembrano fatti.
Sono arrivate diverse candidature – quella di Rota non è stata l’unica – come quella di Filippo Allegra, amministratore delegato di Trambus dal 2001 al 2007 con Veltroni sindaco e prima ancora direttore del personale di Atac ai tempi di Rutelli. Non solo: nel toto-diggì è spuntato, ancora una volta, il nome di Carlo Tosti, amministratore delegato nominato nel 2011 da Gianni Alemanno. Molto stimato da alcuni esponenti pentastellati (anche se la Raggi, quando si parlò di lui a giugno, smentì seccamente: «Chi è Carlo Tosti? Mi diverto a leggere sui giornali i nomi che vi inventate»), l’ex ad, da quanto filtra, non avrebbe neanche spedito il suo Cv. Stesso discorso per Rettighieri, tentato nelle scorse settimane dall’idea di partecipare al bando, più come un’operazione di disturbo per mettere in difficoltà la giunta grillina che lo costrinse alle dimissioni a settembre e che stavolta avrebbe dovuto giustificare la bocciatura del suo curriculum.
Alla fine, quindi, la spunta Rota, che viene unanimemente considerato il protagonista del risanamento dell’Atm, della quale ha assunto la guida nel 2012 dopo che nel 2011 l’azienda aveva chiuso il bilancio in pareggio solo grazie a proventi straordinari per 18 milioni di euro. Con Rota al volante, l’Atm ha chiuso il bilancio in utile per oltre 20 milioni nel 2015 e di 40 milioni nel 2016, oggi ha una posizione finanziaria netta attiva per 250 milioni. Missione compiuta, quindi, per Rota che ora però dovrà lasciare Atm perché, dopo due mandati non può farne un terzo, secondo le regole del Comune di Milano.

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