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Agenzie di rating, tutti assolti nel processo di Trani

550x189x2349741_1358_sp_jpg_pagespeed_ic_3z96QgRFHsIl Tribunale di Trani ha assolto dall’accusa di manipolazione del mercato 5 tra analisti e manager di Standard & Poor’s e la stessa società di rating. La procura aveva chiesto la condanna a due anni per Deven Sharma, all’epoca dei fatti presidente mondiale di S&P; a 3 anni ciascuno per Yann Le Pallec, responsabile per l’Europa, e per gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Per S&P era stata chiesta la condanna alla sanzione di 4,6 milioni.

Assolto ‘perché il fatto non sussiste’ dall’accusa di manipolazione del mercato David Michael Willmoth Riley, all’epoca dei fatti capo rating sovrano della sede londinese dell’agenzia di rating Fitch. L’accusa aveva chiesto la condanna dell’imputato a 9 mesi di reclusione. Il pm del Tribunale di Trani Michele Ruggiero si è presentato in aula con una cravatta tricolore.

«La decisione di oggi conferma in modo inequivocabile come in tutti questi anni la società sia stata oggetto di illazioni fantasiose. Finalmente è stata resa giustizia alla società e a ognuna delle persone che quotidianamente lavorano con onestà e competenza professionale», afferma Standard & Poor’s. «Abbiamo sempre riposto tutta la nostra fiducia nella correttezza delle nostre azioni e nella capacità dei giudici che hanno dissolto ogni dubbio sull’integrità e sulla qualità del nostro lavoro».

«Grande soddisfazione per la sentenza di assoluzione e felicità, in particolare, per l’imputato David Riley e per la società Fitch che hanno visto riconosciuta dal Tribunale in termini assoluti l’infondatezza dell’addebito», commentano i difensori di Riley, avv. Marco Calleri e Andrea Rossetti, dello studio Mucciarelli, dopo l’assoluzione dell’analista di Fitch con la formula più ampia. «L’imputato – affermano i penalisti – ha sempre nutrito grande fiducia che il Tribunale, valutando serenamente i fatti, e applicando il diritto in modo ineccepibile, non avrebbe potuto che riconoscere l’infondatezza dell’addebito». «Resta, ormai sullo sfondo, – concludono – il rammarico per avere subito un processo assai lungo che non può che essere un’esperienza di sofferenza per chi è pienamente consapevole della propria innocenza».

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