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Sgominata cellula jihadista a Venezia. Volevano far saltare Rialto

550x189x2349418_1315_terro_jpg_pagespeed_ic_IuBs364rl0Una complessa indagine coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Venezia, condotta dal Reparto operativo del Comando Provinciale di Venezia congiuntamente alla Digos della Questura di Venezia, ha condotto all’individuazione di una cellula terroristica jihadista operante nel centro storico veneziano. Arrestate tre persone e fermato un minorenne, tutte di origine kosovara: gli arrestati sono Fisnik Bekaj 24 anni, residente in via Fratelli Bandiera a Marghera, Dale Haziraj 25 anni, residente nel sesitiere di Castello a Venezia e Arjan Babaj, 27 anni, residente a San Marco, quest’ultimo il leader della cellula. Tutto è nato da un’intercettazione ambientale di pochi giorni fa nella quale la cellula diceva: «A Venezia guadagni subito il paradiso per quanti miscredenti ci sono qua. Metti una bomba a Rialto».

Da qui sono scattati gli arresti di questa notte, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Venezia Alberto Scaramuzza, in un palazzo vicino al teatro La Fenice.
I tre arrestati sono tutti camerieri insospettabili. «L’ ‘indagine era partita nel 2016 quando uno degli arrestati è rientrato da un viaggio in Siria dove presumiamo sia andato a combattere. Da lì e scattata l ‘indagine della Procura e della polizia giudiziaria. Tutto è imperniato in abitazioni in centro storico di Venezia nella zona di San Marco – ha spiegato il procuratore reggente Adelchi d’Ippolito – dove gli arrestati incontravano simpatizzanti e dove pregavano». «Nei loro discorsi inneggiavano all’Isis, all ‘ideologia rivoluzionaria, e parlavano di una serie di attentati. Guardavano i video con gli insegnamenti dell’Isis sull’uso delle armi , come il coltello per agire velocemente ed efficacemente e quindi facevano esercizio fisico paramilitare. Tra le “materie” studiate e simulate anche la fabbricazione di bombe.», ha spiegato.

ll procuratore reggente di Venezia Adelchi D’Ippolito nel corso della conferenza stampa ha sottolineato che i quattro kosovari erano impegnati «in una vera e propriaattività di autoaddestramento al fine di prepararsi a compiere attività criminali e attentati da un lato attraverso esercizi fisici e dall’altro esaminando video dei fondamentalisti dell’Isis che spiegavano l’uso del coltello, come si uccide con un coltello». È stato accertato anche che compivano simulazioni per confezionare esplosivi fatti in casa. «Da parte di tutti c’era una grande adesione all’ideologia dell’Isis e ai recenti attentati – ha aggiunto d’Ippolito – in particolare quello a Londra del 22 marzo scorso che ha ricevuto grandi consensi e apprezzamenti».

«E’ stato intuito investigativo – ha continuato d’Ippolito – capire che su alcuni elementi andava posta attenzione. Piccolo episodio nel 2015, ma di poco conto. Ma poi nel 2016 apprendiamo di un kosovaro di ritorno dalla Siria dove riteniamo fosse andato per combattere. Inizia una serrata attività investigativa, intercettazioni preventive, che si trasformano in intercettazioni giudiziarie. Nell’appartamento di uno di loro c’era centro di raccolta e preghiera. Persone tenute sempre sotto controllo, non sono sfuggite per un attimo, abbiamo controllato movimenti e contatti, compreso il loro mondo telematico».
Uno di loro diceva: «Non vedo l’ora di prestare giuramento ad Allah per compiere cento o mille attentati. Con Venezia guadagni subito il paradiso per quanti miscredenti ci sono qua… mettere una bomba a Rialto». E l’interlocutore: «La metti e poi boom». Tutto si svolge nel sestiere di San Marco. «Dobbiamo morire – dicevano ancora – Se domani faccio giuramento e mi danno l’ordine io sono obbligato a uccidere». Studiavano come mettere una bomba nello zaino e ammiravano i terroristi che lo facevano.

Il dirigente della Digos Calenda ha spiegato come fossero tutti giovani, lavoratori, cercavano di fare vita normale, con profili social con nome e cognome. La svolta è arrivata quando sono stati scoperti profili Instagram e Facebook con nickname completamente diversi dove l’attività di radicalizzazione eversiva era effettiva. Il gruppo studiava in maniera scientifica e quasi medica dove colpire il corpo umano.
Il blitz si è svolto con l’intervento dei reparti speciali Nocs della Polizia di Stato e Gisdell’Arma dei Carabinieri per l’irruzione nelle abitazioni degli indagati: in tutto è durato 12 secondi. Contemporaneamente sono state eseguite dodici perquisizioni, tutte in centro storico, tranne una in terraferma a Mestre ed una in provincia di Treviso.

All’operazione ha partecipato personale operativo e tecnico della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, unità cinofile dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato, Nucleo Artificieri della Questura di Venezia, operatori del Gabinetto Regionale e Provinciale di Polizia Scientifica, nonché cineoperatori del Nucleo Investigativo.

Il questore Angelo Sanna ha evidenziato come «l’attenzione non finisce, dobbiamo anzi alzare il livello, sappiamo quale può essere la reazione del terrorismo interno e internazionale».
A congratularsi con le forze dell’ordine veneziane è stato anche il ministro della Difesa Roberta Pinotti, che via twitter ha dichiarato: «L’operazione di Venezia conferma l’impegno contro il terrorismo. Ottimo lavoro di squadra, Polizia di stato e Carabinieri!».

Una complessa indagine coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Venezia, condotta dal Reparto operativo del Comando Provinciale di Venezia congiuntamente alla Digos della Questura di Venezia, ha condotto all’individuazione di una cellula terroristica jihadista operante nel centro storico veneziano. Arrestate tre persone e fermato un minorenne, tutte di origine kosovara: gli arrestati sono Fisnik Bekaj 24 anni, residente in via Fratelli Bandiera a Marghera, Dale Haziraj 25 anni, residente nel sesitiere di Castello a Venezia e Arjan Babaj, 27 anni, residente a San Marco, quest’ultimo il leader della cellula. Tutto è nato da un’intercettazione ambientale di pochi giorni fa nella quale la cellula diceva: «A Venezia guadagni subito il paradiso per quanti miscredenti ci sono qua. Metti una bomba a Rialto».

Da qui sono scattati gli arresti di questa notte, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Venezia Alberto Scaramuzza, in un palazzo vicino al teatro La Fenice.
I tre arrestati sono tutti camerieri insospettabili. «L’ ‘indagine era partita nel 2016 quando uno degli arrestati è rientrato da un viaggio in Siria dove presumiamo sia andato a combattere. Da lì e scattata l ‘indagine della Procura e della polizia giudiziaria. Tutto è imperniato in abitazioni in centro storico di Venezia nella zona di San Marco – ha spiegato il procuratore reggente Adelchi d’Ippolito – dove gli arrestati incontravano simpatizzanti e dove pregavano». «Nei loro discorsi inneggiavano all’Isis, all ‘ideologia rivoluzionaria, e parlavano di una serie di attentati. Guardavano i video con gli insegnamenti dell’Isis sull’uso delle armi , come il coltello per agire velocemente ed efficacemente e quindi facevano esercizio fisico paramilitare. Tra le “materie” studiate e simulate anche la fabbricazione di bombe.», ha spiegato.

ll procuratore reggente di Venezia Adelchi D’Ippolito nel corso della conferenza stampa ha sottolineato che i quattro kosovari erano impegnati «in una vera e propriaattività di autoaddestramento al fine di prepararsi a compiere attività criminali e attentati da un lato attraverso esercizi fisici e dall’altro esaminando video dei fondamentalisti dell’Isis che spiegavano l’uso del coltello, come si uccide con un coltello». È stato accertato anche che compivano simulazioni per confezionare esplosivi fatti in casa. «Da parte di tutti c’era una grande adesione all’ideologia dell’Isis e ai recenti attentati – ha aggiunto d’Ippolito – in particolare quello a Londra del 22 marzo scorso che ha ricevuto grandi consensi e apprezzamenti».

«E’ stato intuito investigativo – ha continuato d’Ippolito – capire che su alcuni elementi andava posta attenzione. Piccolo episodio nel 2015, ma di poco conto. Ma poi nel 2016 apprendiamo di un kosovaro di ritorno dalla Siria dove riteniamo fosse andato per combattere. Inizia una serrata attività investigativa, intercettazioni preventive, che si trasformano in intercettazioni giudiziarie. Nell’appartamento di uno di loro c’era centro di raccolta e preghiera. Persone tenute sempre sotto controllo, non sono sfuggite per un attimo, abbiamo controllato movimenti e contatti, compreso il loro mondo telematico».
Uno di loro diceva: «Non vedo l’ora di prestare giuramento ad Allah per compiere cento o mille attentati. Con Venezia guadagni subito il paradiso per quanti miscredenti ci sono qua… mettere una bomba a Rialto». E l’interlocutore: «La metti e poi boom». Tutto si svolge nel sestiere di San Marco. «Dobbiamo morire – dicevano ancora – Se domani faccio giuramento e mi danno l’ordine io sono obbligato a uccidere». Studiavano come mettere una bomba nello zaino e ammiravano i terroristi che lo facevano.

Il dirigente della Digos Calenda ha spiegato come fossero tutti giovani, lavoratori, cercavano di fare vita normale, con profili social con nome e cognome. La svolta è arrivata quando sono stati scoperti profili Instagram e Facebook con nickname completamente diversi dove l’attività di radicalizzazione eversiva era effettiva. Il gruppo studiava in maniera scientifica e quasi medica dove colpire il corpo umano.
Il blitz si è svolto con l’intervento dei reparti speciali Nocs della Polizia di Stato e Gisdell’Arma dei Carabinieri per l’irruzione nelle abitazioni degli indagati: in tutto è durato 12 secondi. Contemporaneamente sono state eseguite dodici perquisizioni, tutte in centro storico, tranne una in terraferma a Mestre ed una in provincia di Treviso.

All’operazione ha partecipato personale operativo e tecnico della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, unità cinofile dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato, Nucleo Artificieri della Questura di Venezia, operatori del Gabinetto Regionale e Provinciale di Polizia Scientifica, nonché cineoperatori del Nucleo Investigativo.

Il questore Angelo Sanna ha evidenziato come «l’attenzione non finisce, dobbiamo anzi alzare il livello, sappiamo quale può essere la reazione del terrorismo interno e internazionale».
A congratularsi con le forze dell’ordine veneziane è stato anche il ministro della Difesa Roberta Pinotti, che via twitter ha dichiarato: «L’operazione di Venezia conferma l’impegno contro il terrorismo. Ottimo lavoro di squadra, Polizia di stato e Carabinieri!».

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