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L’INTERVENTO/ Sabaudia, ripensare l’urbanistica della città

Franco Brugnola
Per molti anni la città di Sabaudia si è espansa a macchia d’olio proseguendo sulle linee tracciate dai suoi progettisti Cancellotti, Montuori, Piccinato e Scalpelli e andando a riempire tutto il territorio ai margini del centro urbano che così è stato in gran parte preservato. Ma la fame di seconde case degli anni del boom economico non ha risparmiato le aree più lontane favorendo la realizzazione di numerose lottizzazioni: alcune rispettose dell’ambiente, ma molte di esse meno attente a questa tematica e ancora oggi prive delle opere di urbanizzazione primaria. Neanche la duna fu risparmiata nei primi anni e anche se alcune ville sono frutto dell’opera di architetti famosi, molte altre sono seguite con tipologie costruttive più invasive. Nonostante il divieto assoluto di costruzione a meno di 300 metri dalle rive (anche del lago) imposto dalla c.d. legge Galasso negli ultimi anni il NIPAF del Corpo Forestale ha avuto molto da fare per reprimere gli abusi. Complessivamente, secondo i dati di Legambiente nel Parco ci sarebbero 2.500 abusi edilizi ma benché sull’Albo pretorio del Comune di Sabaudia negli ultimi tempi fiocchino i dinieghi di condono, ben pochi sono gli abbattimenti definiti e portati a termine.
Dopo aver avvicinato pericolosamente l’abitato alla foresta ed aver esaurito le aree edificabili, negli ultimi venti anni lo skyline della città è stato modificato pesantemente nella zona di via Carlo Alberto mediante l’abbattimento di molti piccoli villini ad un piano che sono stati sostituiti da casermoni di quattro piani completati da lavatoi e stenditoi rapidamente trasformati in attici. Conseguentemente si è progressivamente ridotto il verde privato che caratterizza la città. Una mozione per ridurre l’indice di fabbricabilità nell’area urbana fu respinta dalla maggioranza. Abbiamo dovuto attendere il 2011 per avere un Regolamento edilizio che disciplinasse la materia e che frenasse questi interventi. I numerosi sequestri avvenuti negli anni recenti hanno dimostrato come la città fosse divenuta da molto tempo un luogo di investimento per la malavita organizzata della Campania, che veniva comunque aiutata anche a livello locale. Il tutto è avvenuto senza adeguati controlli da parte del Comune. È dovuta intervenire più volte la magistratura per bloccare alcune iniziative illegittime come la lottizzazione denominata “Villaggio nel parco” sulla via Litoranea e la trasformazione in residence dell’Hotel Aragosta.
A dimostrazione della situazione esistente ricordo che cinque anni fa un consigliere comunale di opposizione che si era permesso di segnalare all’ufficio comunale competente alcune perplessità circa la regolarità di un edificio in costruzione fu aggredito con ingiurie e percosse addirittura all’interno del Comune: un chiaro tentativo di intimidazione. Un segnale molto grave che scosse l’opinione pubblica locale, ma al quale poi non seguirono cambiamenti di rotta percepibili.
È stato necessario l’intervento della regione che ha segnalato il superamento dei limiti posti dal piano regolatore per porre un freno alla crescita del centro urbano; sono stati favoriti così i borghi, ma di fatto la politica invece individuare aree da assegnare all’ATER per la realizzazione di edifici con appartamenti da assegnare a giovani o a persone disagiate a tariffe agevolate, ha scelto, ancora una volta, di agevolare la costruzione di seconde case, senza rendersi conto che il sistema fiscale vigente rende sempre meno appetibile questa scelta. In questo modo i giovani che non hanno la disponibilità di acquistare una casa, neanche in cooperativa, sono costretti a rivolgersi al mercato delle abitazioni in affitto che presenta canoni elevati rispetto ai Comuni limitrofi, così molti emigrano e la città, lentamente, si invecchia.
All’interno della cinta urbana mancano tuttora ancora molti servizi e infrastrutture sportive ma in assenza di un Piano del commercio fioccano i centri commerciali; sono invece presenti alcune situazioni di degrado che rappresentano una offesa per tutti i cittadini che hanno a cuore il bene della città e che sono un pessimo biglietto da visita per i turisti; alcune di queste sono private: mi riferisco all’ex caseificio Carbonelli e alla ex piscina Atlantis, ma altre sono comunali come la ex SPES, l’ex calcetto “Le querce”, ecc. per le quali ultime si dovrebbero configurare gli estremi del danno erariale.
Il Consiglio regionale del Lazio proprio in questi giorni ha iniziato le audizioni su una proposta di legge per la rigenerazione urbana e il recupero edilizio, una sfida che potrebbe creare molti posti di lavoro e che è vista con grande interesse dai costruttori in quanto aprirebbe anche la possibilità di mettere a norma molte abitazioni. Naturalmente nel nostro territorio la cosa dovrà essere gestita d’intesa con l’Ente Parco, ma l’atteggiamento costruttivo dimostrato fino ad ora della nuova Direzione verso tutte le scelte di sviluppo sostenibile dovrebbe rappresentare una garanzia per affrontare in maniera positiva i problemi che si affacceranno.
La nuova Giunta dovrà essere chiamata a gestire con saggezza e buonsenso il governo urbanistico della città nel rispetto della legalità e del nostro prezioso ambiente, privilegiando uno sviluppo che sia compatibile con la salvaguardia dell’ambiente e dei beni liberi per le generazioni future, provvedendo a riqualificare il centro urbano, ma anche i borghi (contenendo nel contempo il consumo di aree agricole), per migliorare la qualità della vita nella città.

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