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Pd battuto in Affari Costituzionali, Orlando: «Fatto grave, spero non ci sia crisi»

Alta tensione nella maggioranza dopo che questa mattina, a sorpresa, il centrista Salvatore Torrisi è stato eletto presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, violando – accusa ora il Pd – l’accordo di eleggere un democrat per succedere ad Anna Finocchiaro.

«Un fatto gravissimo anche per quanto riguarda gli equilibri della maggioranza», denunciano i renziani. Il blitz sta provocando uno sconquasso nella maggioranza con i renziani furibondi per il “tradimento” da parte di centristi e Mdp accusati di aver fatto un patto con le forze di opposizione M5S-Fi-Lega che ha portato al ribaltone. Ma non solo. Si riferisce da fonti parlamentari che nell’occhio del ciclone ci sarebbe anche il presidente dei senatori dem, Luigi Zanda, per la gestione, definita «fallimentare anche di questa partita». L’accusa è quella di non aver preso la situazione in mano con maggiore decisione. «Non si aspettano 5 mesi…». Zanda rigetta con sdegno i sospetti e contrattacca: «Siamo da tempo abituati all’uso del voto segreto non più su questioni di coscienza, quanto per manovre politiche sempre più volgari e ipocrite. Questa volta si è superato il limite».

«Si tratta di un fatto grave che non va minimizzato. Abbiamo avuto una saldatura tra forze politiche di maggioranza e opposizione molto diverse. Serve un chiarimento, altrimenti si rischia lo sgretolamento del nostro sistema di alleanze», denuncia il Guardasigilli Andrea Orlando a ‘Porta a Porta’. «Spero non ci sia la crisi. Lo sbocco sarebbero o il voto anticipato o le larghe intese, entrambi pericolose per il Paese e il Pd».

Il premier Paolo Gentiloni ha ricevuto il presidente del Pd Matteo Orfini e il vicesegretario uscente Lorenzo Guerini condividendo le loro preoccupazioni per ciò che è successo e «assicurando da parte sua l’impegno per contribuire al rafforzamento della coesione della maggioranza».​

Alfano, che ha riunito i centristi per fare a sua volta il punto, ha chiesto a Torrisi di rinunciare all’incarico: «Le modalità della elezione del senatore Torrisi, espressione in larga misura del voto delle opposizioni, ci inducono a chiedere all’interessato la rinuncia all’incarico. L’elezione di Torrisi a presidente della commissione Affari Costituzionali è senz’altro un segno di stima da parte dei colleghi per il lavoro svolto in questi anni. A questa elezione, però, noi di Alternativa Popolare non abbiamo contribuito perché leali agli accordi di maggioranza cui abbiamo sempre corrisposto».

E ancora: «In base a questi accordi, in successione alla senatrice Anna Finocchiaro, spettava al Pd esprimere la presidenza. Noi abbiamo dunque votato per il senatore indicato dal Pd. Ai fini della nostra richiesta al senatore Torrisi, poco importa se, come pare, all’interno del Pd vi siano stati voti in dissenso dalla indicazione ufficiale di quel gruppo parlamentare. Ciò che importa è evitare ogni impropria interpretazione di un episodio parlamentare che può essere foriero di equivoci volontari o involontari. Ecco perché siamo fiduciosi che il senatore Torrisi possa accogliere questa richiesta del suo movimento politico».

Smorza i toni il presidente del Senato Pietro Grasso: «Mi sembra la classica tempesta in un bicchier d’acqua. Evidentemente nei mesi in cui Torrisi ha svolto il ruolo di presidente è stato apprezzato anche dalle opposizioni per cui è stato confermato nel suo ruolo a maggioranza assoluta e nel primo scrutinio. Ho avuto modo di esprimere queste mie considerazioni anche ai capigruppo Zanda e Bianconi».

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