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AFFITTOPOLI ROMANA/ Cento milioni di affitti mai pagati: 10 dirigenti sotto accusa

550x189x2366000_0816_affittopoli_jpg_pagespeed_ic_nl6TalaJ3Y Almeno 100 milioni di euro per canoni di locazione non riscossi. È il bilancio dell’inchiesta della Corte dei Conti sulla cosiddetta Affittopoli, che riguarda solo gli immobili dati in concessione dal Campidoglio, a partire dagli anni 90, a una sfilza di associazioni che ora rischiano lo sfratto. Ieri, a viale Mazzini, c’è stata la prima maxi-udienza a carico di dieci ex dirigenti del Comune che si sono susseguiti alla guida del Dipartimento Patrimonio negli ultimi vent’anni. Di fronte ai giudici, Valter Palumbo, Clorinda Aceti, Francesca Saveria Bedoni, Pier Luigi Bozzoli, Mirella Di Giovine, Lucia Funari (che è stata anche assessore con la giunta Alemanno), Cinzia Marani, Luisa Zambrini, Franco Contarini e Vanna Tognacci. È l’inizio di una serie serratissima di processi. Il pm Guido Patti ha infatti già notificato più di 200 inviti a dedurre (corrispettivo di un avviso di garanzia) e 132 citazioni in giudizio per un presunto ammanco da capogiro. I fascicoli aperti dal vice procuratore regionale sono in continuo aggiornamento. Al momento le inchieste sono più di 900.

Si susseguono anche i conseguenti avvisi di sfratto che i funzionari capitolini stanno diramando agli affittuari. Nella maxi-inchiesta è finito di tutto: dalle onlus che si occupano di assistenza agli immigrati e ai richiedenti asilo alle associazioni di sostegno per i senza fissa dimora, dai consorzi che gestiscono teatri e ludoteche per bambini alle scuole di musica popolare. Nel mirino anche l’Accademia filarmonica romana. Se non salderanno gli arretrati accumulati negli anni, gli affittuari, entro un mese dall’avviso di sfratto, dovranno lasciare le strutture comunali che occupano. Due giorni fa alcune associazioni no profit hanno organizzato un flash mob di protesta. Ieri, invece, hanno improvvisato un sit in a viale Mazzini.

A fare scattare gli accertamenti, il dossier del prefetto Francesco Paolo Tronca. Lo scorso anno, quando era commissario straordinario di Roma, si accorse che l’85 per cento degli affittuari nel Centro storico risultava moroso. Il suo esposto fece scattare inchieste a raffica sia in Procura che alla Corte dei Conti. Nel frattempo, la Prefettura ha già eseguito sei sfratti.
Per 73 associazioni ha invece richiesto lo sgombero con la polizia e ha inviato ingiunzioni a tutte le realtà coinvolte negli accertamenti, pretendendo il rilascio delle sedi e la restituzione degli arretrati. Il nodo è burocratico: per la Corte dei Conti, le pre-concessioni dei locali non sarebbero state trasformate in vere e proprie assegnazioni dopo 120 giorni, come previsto dalla normativa. I magistrati contestano «omesse riscossioni di canoni», «mancate riacquisizioni degli immobili», «mancate richieste di aumento degli affitti» e «omessi adeguamenti ai canoni di mercato».

Ieri in aula sono stati trattati i casi di locazioni irregolari concesse alla comunità sant’Egidio, all’accademia del Cartone animato, che ha occupato una sede in via della Penitenza, all’Associazione Insieme con te, ad associazioni culturali, come Assistenza popolare e Album art. A dibattimento anche i canoni pagati dall’Unione inquilini Spinaceto, dal Sindacato pensionati italiani del Lazio e dall’associazione studenti biblici di Roma.

Non sono questi gli unici fronti aperti a viale Mazzini. Il viceprocuratore Ugo Montella sta infatti indagando sugli appartamenti del I Municipio concessi a privati a canoni irrisori. In questo caso, il danno calcolato supera i 21 milioni. Gli indagati, invece, sono in tutto 17. Sul versante penale sono al lavoro i pm Corrado Fasanelli e Giorgio Orano, che hanno recentemente ricevuto l’informativa conclusiva dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria. Nel documento si fanno i nomi di funzionari capitolini che hanno gestito negli ultimi anni il patrimonio immobiliare del Comune e che potrebbero essere responsabili delle anomalie.

Una delle contestazioni ipotizzate nella relazione è l’abuso d’ufficio. I militari chiamano in causa anche la Romeo Gestioni spa, la ditta dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, arrestato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta Consip. La società, infatti, ha gestito per conto del Campidoglio gli immobili finiti nel mirino degli inquirenti, occupandosi, in particolare, dei casi di contenzioso con gli inquilini morosi. I responsabili rischiano la contestazione di frode nelle pubbliche forniture.

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