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Emergenza rifiuti, serve un commissario

Prima un’ordinanza firmata dalla sindaca Virginia Raggi, poi un provvedimento di commissariamento delle attività di Colari, il gruppo fondato da Manlio Cerroni, proprietario dei due impianti di trattamento di Malagrotta colpito da una interdittiva antimafia. E’ questo il percorso, accidentato e ancora da perfezionare, che ieri sera un super vertice convocato in Prefettura ha ipotizzato per evitare l’emergenza rifiuti. A Roma è ormai dietro l’angolo. Si sono visti, attorno alle 18, il prefetto Paola Basilone, la sindaca Virginia Raggi, gli assessori ai Rifiuti del Comune (Pinuccia Montanari) e della Regione (Mauro Buschini). Per comprendere gravità e delicatezza della situazione, va detto che all’incontro ha partecipato anche Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione. E’ necessario soppesare con attenzione gli interventi, perché l’interdittiva antimafia vieta a una azienda pubblica come l’Ama, e dunque al Comune, di pagare la società di Cerroni. Ma senza i due impianti di Malagrotta, che già ora hanno rallentato il loro servizio proprio per i mancati pagamenti, Roma sarebbe invasa dai rifiuti. Molto di più di quanto già avvenga ora, con diversi quartieri in difficoltà. In sintesi: se non si fa presto, Roma sarà ricoperta dai rifiuti.

C’è un altro problema: i due impianti di Ama, per bilanciare il rallentamento di quelli di Cerroni, stanno lavorando più del solito, le vasche sono piene, rischiano di andare in tilt da un momento all’altro. L’Asl ha svolto delle ispezioni nei due Tmb di Malagrotta e ha verificato che ormai anche lì si stanno accumulando i rifiuti, perché Colari, dopo il trattamento, non li trasferisce in quanto ha difficoltà a pagare i fornitori.

Come si esce dall’angolo? Al termine del super vertice di ieri sera, è stato diffuso un comunicato molto prudente: «Roma Capitale, Prefettura, Regione Lazio, Anac e Ama, all’esito di un incontro in Prefettura, nell’ambito della collaborazione inter-istituzionale hanno avviato un percorso che garantisca il corretto svolgimento del servizio di smaltimento dei rifiuti alla luce della sentenza del Consiglio di Stato che ha confermato l’interdittiva anti-mafia adottata nel 2014 dal prefetto di Roma nei confronti del consorzio Colari». Qualche ora prima Virginia Raggi aveva ribadito: «Non cederemo al ricatto di Cerroni, serve un intervento risolutivo che non riguardi solo Malagrotta, perché quella società viene utilizzata anche da altri comuni». La Raggi aveva messo le mani avanti per dire: non spetta a me firmare l’ordinanza.

Con queste premesse, ma anche con la necessità di fare presto perché il sistema sta esplodendo visto che Ama non potrà saldare le prossime fatture in scadenza il 15 aprile a Colari, alle 18 è stato convocato in tutta fretta l’incontro che inizialmente era stato previsto per la prossima settimana. Non sono mancati attimi di tensione: Virginia Raggi ha insistito spiegando che non poteva essere firmare l’ordinanza (i dirigenti di Roma Capitale lo sconsigliano), visto che l’interdittiva antimafia in vigore ormai è definitiva dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato. In sintesi: non voleva prendersi la responsabilità di avere rapporti economici con una società, Colari, che per legge non può lavorare per una azienda pubblica.

Dall’altra parte, però, il prefetto Paola Basilone ha frenato sul commissariamento. La legge, in questi casi, consente di commissariare il contratto, in pratica viene nominato un soggetto terzo che gestisce gli incassi della società colpita dall’interdittiva antimafia e li usa per pagare fornitori e dipendenti. Problema sollevato dal prefetto: non esiste un contratto scritto tra Ama e Colari. Senza ordinanza e senza commissario, però, Roma ha un unico destino: rinunciare all’utilizzo degli impianti di Malagrotta e non sapere dove portare 1.200 tonnellate di rifiuti al giorno, significa lasciarli per strada.

Ecco perché alla fine è stata trovata una sia pur fragile linea comune, che sarà approfondita oggi in un nuovo incontro tra Roma Capitale e Regione: la Raggi firma l’ordinanza per evitare nell’immediato l’emergenza (un provvedimento analogo lo fece anche Ignazio Marino), successivamente si procede al commissariamento.

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