| categoria: sanità

Fisioterapisti, 65mila professionisti in cerca di un “ordine”

C’è una professione che va in controtendenza, che non soffre la crisi. Almeno per certi versi. Nove neolaureati in fisioterapia su 10 trovano lavoro nel giro di un anno. “Ma se il tasso di disoccupazione è basso, quello della sottooccupazione è piuttosto preoccupante: sono sempre più i professionisti sottopagati, rispetto al lavoro svolto e alle competenze messe a disposizione”. La puntualizzazione arriva da Mauro Tavarnelli, presidente Aifi, l’Associazione Italiana Fisioterapisti, in occasione della presentazione del primo censimento dei fisioterapisti che operano in Italia. I lavoratori del settore sono quasi 65 mila, più precisamente il Belpaese può contare sull’operato di ben 64.866 fisioterapisti. Un lavoro di calcolo enorme, mai fatto prima d’ora, reso più complesso dalla mancanza dell’obbligo per questi professionisti di iscriversi ad un Ordine. Esistono le associazioni di categoria, di cui l’Aifa è l’esempio con il maggior numero di iscritti, ma i fisioterapisti possono liberamente decidere se farne parte oppure no. Ma allora come è possibile avere la certezza della loro reale preparazione? “Chiunque voglia esserne certo può rivolgersi a noi – ha spiegato il Presidente Aifi – e chiederci di verificare i titoli di un determinato professionista, a prescindere che faccia parte della nostra Associazione, oppure no”. Per Eurostat l’Italia è al decimo posto in Europa per rapporto tra numero di abitanti e fisioterapisti. Questa professione è in testa alla lista degli impieghi più richiesti sia per l’Istat che per Almalaurea, che stima un tasso di occupazione pari al 90%. Numeri che adesso possono trovare una conferma più precisa grazie a questo nuovo censimento. “Partivamo da un calcolo di 40 mila fisioterapisti – ha aggiunto Rosario Fiolo, responsabile formazione di Base Aifi – cifre risalenti ai primi anni del 2000. Per poter raccogliere dati quanto più precisi possibile abbiamo setacciato i vari percorsi di studio: prima i corsi di formazione, per gli anni meno recenti, poi il corso di laurea, dal 2005 ad oggi. Questo è stato solo un primo passaggio. Ora si andrà a valutare il personale a lavoro per stimare un rapporto tra domanda e offerta”.

Intanto, anche se l’analisi per approfondire la banca dati dovrà continuare, è risultata molto utile a scattare una fotografia delle diverse situazioni regionali: “ci sono realtà ­– ha detto Roberto Marcovisch, responsabile formazione universitaria Aifi – in cui ci sono meno di 60 fisioterapisti per 100 mila abitanti. Per avere un’idea di quanto queste cifre possano rappresentare una carenza, basta pensare che nel nord Europa il rapporto è di circa 105 fisioterapisti per 100 mila cittadini. Per questo motivo ora sarà compito delle Regioni porre l’attenzione sui bisogni dei singoli territori. Poi, raccogliendo le loro richieste, potremmo davvero completare il nostro censimento”.
“Abbiamo deciso di creare questa banca – ha continuato Tavarnelli – per calcolare quale sia il reale fabbisogno di nuovi professionisti da formare”. L’accesso alla facoltà universitarie, infatti, è a numero chiuso, per poterla frequentare è necessario superare un test di ammissione. Ma anche qui per molti rappresentanti della categoria c’è un altro nodo da sciogliere, probabilmente, ugualmente legato alla mancanza di un Ordine Professionale in grado di stabilire delle regole precise e vigilare sul loro rispetto.

Ti potrebbero interessare anche:

STAMINALI/ Ok cura per Sofia, il giudice boccia la cura degli Spedali di Brescia
GIARRE/ Donna muore in ospedale senza Pronto Soccorso, botte a un medico
La lezione dell'Emilia -Romagna, così riduciamo le liste d'attesa
Siringhe meno care e prezzo unico per tutta Italia: a marzo l'appalto nazionale
Campania, blitz di De Luca tra le barelle del Cardarelli: "Una vergogna"
Farmaci, uno su quattro li compera online: occhio ai falsi



wordpress stat