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POLITICA CAOS/ Alfano si inalbera, Renzi avverte: ora basta giochini

«Dal Pd leggo cose surreali dette da Orfini, quando nell’accaduto in commissione Affari costituzionali del Senato ci sono proprio responsabilità del Pd. Se la maggioranza è franata, dovrebbe essere il primo partito della maggioranza a porsi il problema di cosa abbia sbagliato». A parlare è il leader di Ap Angelino Alfano dopo lo strappo consumatosi ieri e che ha mandato la maggioranza nel caos.

«Non siamo nati ieri – ha aggiunto il ministro degli Esteri – e più che chiedere a Torrisi di rinunciare non possiamo fare, ma se qualcuno cerca pretesti per creare fibrillazioni nella legislatura e nel governo e andare a elezioni anticipate, allora lo dica chiaramente». «Noi abbiamo votato a favore del candidato del Pd perché quella presidenza toccava al Pd: noi rispettiamo i patti, siamo leali». «Il massimo che potevamo fare era quello che abbiamo fatto, chiedere a Torrisi di rinunciare alla Presidenza. Ogni volta che facciamo battaglia politica – conclude Alfano – andiamo avanti a viso aperto, in chiaro».

«Un episodio grave e profondamente antipatico, non si può tornare al linguaggio della prima repubblica. La parola crisi di governo non la vogliamo sentire pronunciare. Questi sono giochini da prima repubblica», replica Matteo Renzi incontrando i parlamentari della sua mozione.

«Il lavoro del governo va difeso e incoraggiato», continua l’ex premier. «Domani in Cdm c’è il passaggio importantissimo dei decreti attuativi della Buona scuola che va spiegato e sostenuto: sono duecento milioni e rotti di euro. Sabato poi c’è Casa Italia, che è un pezzo dei ragionamenti strategici che abbiamo voluto. Intanto i dati Istat ci stanno dando ragione», aggiunge Renzi.

«Il fronte del no al referendum, al Mattarellum, all’Italicum, quello che ha votato Torrisi e ora è maggioranza, adesso ci faccia qualche proposta». È poi la sfida di Renzi all’indomani del caso Torrisi al Senato, eletto presidente della commissione Affari costituzionali con i voti dell’opposizione contro il candidato del Pd.

«Mi sembra inconcepibile, assolutamente irrituale. Sono preoccupato per Alfano». Così intanto il neo presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato commenta così la richiesta di dimissioni che gli ha rivolto Alfano. «Manco il partito comunista sovietico faceva queste cose – aggiunge Torrisi -. Se mi fossi dimesso ieri, oggi non saremmo riusciti a chiudere la discussione generale sul decreto sicurezza e a fissare il termine per gli emendamenti. Io lavoro per le istituzioni». «Io lavoro – ha aggiunto Torrisi – affinché la commissione continui a funzionare. Ritengo che in quanto successo ieri non ci sia stato alcun complotto. È stata tutta una vicenda interna alla commissione e al Parlamento». Alla domanda, ripetuta, se fosse pronto a dimettersi da presidente della commissione Affari costituzionali del Senato , così come gli chiede Alfano, Salvatore Torrisi risponde: «Vediamo cosa farà il Pd. Se dovesse trovare lui una soluzione con dei nomi in grado di trovare i voti necessari, vedremo. Allo stato, ribadisco, la mia unica preoccupazione è che le istituzioni continuino a funzionare». All’osservazione che a suo favore è arrivato un voto bipartisan, lui ammette: «In questi mesi di reggenza da parte mia della commissione, credo che abbiamo lavorato bene: siamo riusciti ad esaminare il Milleproroghe, il decreto Immigrazione e il provvedimento non facile sui minori non accompagnati e credo che questo lavoro comune ci debba venire riconosciuto…».

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