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Consip, tensione tra Procure. C’è stato davvero il depistaggio?

Il gelo rischia di diventare un problema istituzionale. Da un lato c’è la procura di Roma che vuole riesaminare tutte le intercettazioni e i brogliacci depositati a sostegno delle informative ed è pronta a verificare se il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto abbia attribuito di propria iniziativa all’imprenditore Alfredo Romeo la frase pronunciata in realtà da Italo Bocchino su un incontro con Tiziano Renzi. Oppure abbia avuto complici e ispiratori e si sia trattato di un vero e proprio depistaggio. Dall’altro ci sono i pm di Napoli, che proprio ieri hanno rinnovato al Nucleo tutela ambiente, e di conseguenza al capitano finito sotto accusa per falso nella Capitale, la propria fiducia. In mezzo c’è l’Arma che prende tempo, perché l’indagine nei confronti di Scafarto è appena cominciata.
Il primo nodo da sciogliere per il pm Mario Palazzi, titolare del fascicolo sulle presunte pressioni sui vertici di Consip, è capire le ragioni per le quali il capitano del Noe ora indagato per falso abbia riportato erroneamente un’intercettazione che lui stesso, nell’informativa, definisce decisiva. L’accusa di falso è basata proprio sul sospetto che non si sia trattato di una svista, ma di una scelta consapevole. Due, dunque le verifiche che piazzale Clodio considera indispensabili: il riscontro di ogni intercettazione, brogliaccio o atto di indagine citato nelle informative del Noe, e in particolare in quella conclusiva di circa 1000 pagine, con i documenti originali o con le conversazioni audio che hanno generato le trascrizioni. Dall’altro un controllo sulla pesantissima ipotesi che il carabiniere abbia attuato un piano ideato da qualcun altro. Ipotesi che l’avvocato del capitano, Giovanni Annunziata, respinge di netto: «Non ha risposto alle domane per i pm perché voleva verificare gli atti, ma non c’è stato nessun dolo e lo dimostreremo». La procura di Napoli non solo gli crede, ma gli conferma piena fiducia. I pm titolari dei fascicoli affidati al Noe, Celeste Carrano ed Henry Woodcock, hanno fatto sapere che tutte le deleghe sono state confermate nonostante l’inchiesta di Roma. Il capitano Scafarto resta dunque delegato anche al filone di indagine su Alfredo Romeo rimasta per competenza a Napoli. Saranno ancora sue, dunque, le informative che saranno via via inviate a piazzale Clodio, visto che i pm proseguono in parallelo e hanno sempre confermato l’ampia collaborazione. La tensione tra le due procure sembra a questo punto inevitabile. Tanto più che il comando generale dei Carabinieri esprime «piena fiducia» nella magistratura e, sebbene trapeli un certo imbarazzo, non ha intenzione di sollevare il capitano Scafarto dalle indagini. La delega al Noe, e quindi al capitano come applicato alla procura partenopea, è un atto che rientra nelle scelte autonoma dei pm, sulla quale i vertici dell’Arma non sono mai intervenuti (formalmente la delega degli inquirenti è a tutto il gruppo, il Noe in questo caso, ma è prassi che il pm scelga l’investigatore di sua fiducia). Esclusa anche la sospensione o, tanto più, la rimozione dall’incarico: in tutti i casi di indagini a carico di uomini dei Carabinieri, non è mai stato preso un provvedimento disciplinare prima del rinvio a giudizio o almeno della richiesta.

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