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Piano liste d’attesa bocciato dall’Anaao: “Solo scoop populistici e propagandistici”

Scrive Guido Coen Tirelli, Segretario Regionale Anaao Assomed Lazio, su Quotidiano Sanità:
E’ con sorpresa e profondo disappunto che apprendiamo, dagli organi di stampa, che il “decreto per il Governo delle Liste d’Attesa 2016-2018 è il frutto di un ampio accordo e di un lavoro di condivisione e studio della Regione Lazio con le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil e quelle della Medicina Generale (Fimmg, Smi, Snami, Intesa Sindacale)”.

D’altronde un tale documento, pieno di scoop populistici e propagandistici (come da tempo ormai siamo abituati da parte del Governatore Zingaretti e dai suoi collaboratori), non poteva essere redatto se non dai protagonisti su indicati.

Come tutti sanno e non si comprende come i politici regionali non vogliano ancora capirlo, le cause delle Liste d’Attesa non sono da ricercare nell’Attività Libero Professionale Intra Moenia, in quanto questo Istituto viene esercitato al di fuori dell’orario dedicato all’attività istituzionale e, quindi, con essa non può confliggere. Si potrebbe ipotizzare, quindi, che l’enfasi data, nel Decreto e nei media, alla possibile interruzione dell’ALPI in caso di non rispetto dei limiti stabiliti nelle Liste d’Attesa, risponda piuttosto all’esigenza, da parte della Regione, di una “captatio benevolentiae” nei confronti di alcuni Sindacati Confederali che da sempre, in maniera miope e grezza, si battono per l’abolizione dell’ALPI.

Né ci sembra, inoltre, ipotizzabile “l’apertura dei servizi estesa fino alle 22,00 e nei giorni di sabato e domenica”, tenuto conto che, già attualmente, tutte le Aziende Sanitarie del Lazio sono fuori norma per quanto riguarda il rispetto della normativa europea sull’orario di lavoro. Appunto a tal proposito l’Anaao-Assomed si riserva azioni sindacali e di adire le vie legali nei confronti della Regione Lazio e della Aziende Sanitarie inadempienti.

In realtà noi riteniamo, molto meno propagantisticamente ma più realisticamente, che le cause della “vergogna del Sistema Sanitario Regionale”, cioè le Liste d’Attesa fuori controllo (le Liste d’Attesa, di per se, sono “ineliminabili”, come ha recentemente affermato lo stesso sub-commissario Arch. Bissoni), sono da ricercare nella incapacità politica e ideativa della Regione Lazio, nella confusione gestionale ed organizzativa delle Aziende Sanitarie del Lazio e nei molteplici nonché onerosi, per le tasche dei contribuenti, accordi intercorsi tra la Regione Lazio, nelle sue varie colorazioni politiche, ed i Medici di Medicina Generale, che non hanno sortito alcun risultato sulle Liste d’Attesa né, tanto meno, vantaggi per i cittadini.

Se gli “attori” invitati alla “collaborazione” e alla “condivisione” sono le Organizzazioni Sindacali Confederali e i Medici di Medicina Generale, con esclusione delle OOSS dei Dirigenti Medici e quest’ultimi vengono penalizzati e dati in pasto all’opinione pubblica nel far intendere che siano i veri responsabili delle Liste d’Attesa, non è certamente un buon viatico per l’attuazione del Decreto. Nessuna norma è plausibile senza il coinvolgimento dei Medici Dirigenti del SSR.

Se poi si pensa che “alcuni” Medici Dirigenti possano artatamente incrementare le Liste d’Attesa a proprio torna conto, questo diventa interesse della Magistratura e materia disciplinare, senza ricorrere al goffo tentativo di penalizzare tutta una categoria di professionisti che della Sanità pubblica hanno fatto la ragione del proprio essere.

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