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Il Venezia di Inzaghi torna in B, festa in laguna

Soccer: serie A, Napoli-Milan
Joseph Tacopina l’aveva promesso, due anni fa, quando fece risorgere ancora una volta il Venezia, illuso e abbandonato dal progetto russo di Yuri Korablin, che portò all’esclusione dalla Lega Pro: “In due anni in serie B”. Quella che sembrava quasi un’utopia, ripartendo dalla serie D con una società nuova, dopo le esperienze dei fallimenti del 2005 e del 2009 ed una rosa da rifondare, è invece realtà. Il Venezia ‘americano’, guidato dal rilanciato Pippo Inzaghi, si è conquistato la serie B, dopo 12 anni. La città lagunare riprende a sognare grande calcio, grazie ad un progetto a stelle e strisce affidato alle mani esperte di un ottimo direttore sportivo, Giorgio Perinetti. Il primo posto sicuro e la promozione matematica (a prescindere dall’esito del match che vede impegnato il Parma, secondo in classifica) sono arrivati al ‘Penzo’, con il punto conquistato grazie all’1-1 con il Fano. Solo nel 2016 c’era stato il ritorno tra i professionisti, diventato matematico in un freddo pomeriggio primaverile, a Seren del Grappa, ai piedi dei monti bellunesi, con la squadra affidata prima a Paolo Favaretto e poi a Giancarlo Favarin (il tecnico toscano protagonista anche dell’ultima precedente promozione dalla D). Poi, in estate, con Favarin già confermato, l’inatteso cambio in panchina con l’arrivo di un Pippo Inzaghi, voglioso di riscatto dopo la prima deludente esperienza con il suo Milan, disposto a ripartire dalla terza serie, sposando la serietà del progetto di Tacopina e Perinetti. La cavalcata conclusa con il Fano (ma, in ballo, c’è anche la conquista della Coppa Italia di Lega Pro, con la possibilità di sfruttare il fattore campo per ribaltare lo 0-1 dell’andata a Matera) è partita da qui, in un girone B da tutti considerato il più complicato dei tre della Lega Pro, per la presenza non solo della super-favorita della vigilia, l’altra neopromossa di lusso Parma, ma anche di altre nobili decadute come Padova e Reggiana, o realtà emergenti come il Bassano e il Pordenone. Il Venezia ha saputo metterle in fila tutte, con un gioco solo a tratti spumeggiante, ma con una solidità e una continuità che nessun’altra avversaria ha saputo mostrare.

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