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Uccise e bruciò la ex, ergastolo a Paduano

2420987_1631_saradipietrantonio_jpg_pagespeed_ce_wGMIo0D6pQVincenzo Paduano, guardia giurata di 28 anni, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio premeditato di Sara Di Pietrantonio, studentessa di 22 anni, avvenuto la notte del 28 maggio dell’anno scorso in via della Magliana a Roma. Nessuna attenuante, insomma, per il vigilante che ha strangolato e dato alle fiamme Sara, l’ex fidanzata perché decisa a troncare la loro storia. Il gip Gaspare Sturzo ha inflitto al giovane che covava odio e si è trasformato in assassino il massimo della pena, nonostante la scelta del rito abbreviato dell’imputato.

Un omicidio premeditato ha stabilito la sentenza, così come avevano ricostruito i pm Maria Gabriella Fazi e il procuratore aggiunto Maria Monteleone, che avevano chiesto la pena del carcere a vita. Sara non era stata seguita solo la notte del delitto. Vincenzo Paduano la pedinava da una settimana, sotto casa, all’università, quando usciva con Alessandro, il nuovo fidanzato, un universitario come lei. La tormentava, si insinuiva nel suo profilo facebook e WhatsApp, la minacciava. Paduano però non ha assistito alla lettura della sentenza: ha rinunciato all’ultimo momento. Nell’udienza precedente invece si era presentato in aula, sotto la scorta degli agenti, per scusarsi. Solo poche parole: «Scusa. Non mi aspetto nulla. Volevo solo chiedere scusa».

Ad attendere il dispositivo c’erano invece i genitori di Sara Di Pietrantonio. «Sara, la mia bambina, simbolo dei femminicidi», ha detto la madre.

L’ultima settimana prima del delitto, Vincenzo Paduano sembrava sparito dalla vita di Sara. In realtà era diventato la sua ombra. La inseguiva da casa all’università, fino a casa del nuovo fidanzatino di lei. E viceversa. Ogni passaggio è registrato nel Gps montato sulla sua auto. A spingere il pm a chiedere il massimo della pena (sollevata solo dall’isolamento diurno per la scelta del rito) con l’accusa di omicidio premeditato aggravato dalla crudeltà, minorata difesa della vittima, distruzione di cadavere, incendio, un altro particolare. Paduano a poche ore dal delitto aveva scritto sulla sua pagina facebook un proclama carico di odio: «Quando il marcio è radicato nel profondo. Ci vuole una rivoluzione, tabula rasa, diluvio universale».

Il corpo semicarbonizzato della giovane viene trovato in una strada del quartiere periferico della Magliana. L’auto bruciata è poco distante. Alcune persone erano passate mentre i due discutevano, ma senza fermarsi.

Le indagini puntano subito sull’ex fidanzato, Paduano, che non si è mai arreso alla fine della loro storia. Il vigilante dopo lunghe ore notturne di interrogatorio della polizia confessa di aver ucciso Sara per gelosia. L’inchiesta del pm romano Maria Gabriella Fazi ha accertato che la ragazza, che aveva accettato di incontrare il suo ex per l’ultima volta, tentò di scappare quando Paduano l’aggredì ma venne raggiunta, strangolata e poi bruciata con una tanica di benzina che l’assassino aveva portato con sé.

Numerosi gli elementi che portano alla premeditazione. L’uomo, secondo quanto ricostruito, nelle settimane precedenti l’omicidio aveva tormentato la sua ex con mail, sms – decine con minacce prima del delitto – e telefonate con atteggiamento vessatorio e morboso, nonostante lei avesse un nuovo compagno. «Te la farò pagare, in qualche modo», avrebbe detto dopo aver assistito a un bacio tra i due. Un modus operandi che aveva già fatto scattare nei confronti di Paduano l’accusa di omicidio volontario premeditato, una aggravante che però il gip aveva fatto cadere nell’ambito dell’interrogatorio di convalida del fermo.

La procura, nell’atto di chiusura indagini firmato anche dal procuratore aggiunto Maria Monteleone, contesta anche lo stalking, l’incendio (dell’auto della ragazza) e la distruzione di cadavere.

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