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«Venezia, dal 2019 grandi navi via da San Marco»

imageIl Comitatone sarà convocato entro la prima settimana di giugno. E in quella sede sarà illustrato il progetto dell’Autorità portuale sul percorso alternativo per arrivare in Marittima attraverso il canale Vittorio Emanuele.Il presidente del Porto Pino Musolino si dice sicuro che i tempi stavolta saranno stretti «Se tutto va bene potremmo anche annunciare una data, il 2019», dice, «a partire da quando le grandi navi non passeranno più per il bacino San Marco e il canale della Giudecca».
Scelta definitiva? «Io sono qui da due mesi e mezzo», dice Musolino, e sto facendo il mio dovere. Cioè quello di presentare al governo le soluzioni possibili, con l’esame dei costi e benefici. Così si fa in Europa, e noi stiamo utilizzando procedure europee. Poi sarà il governo a scegliere». Una formula diplomatica per dire che la scelta dovrà arrivare da Roma. Ma le alternative non sono molte.

Abbandonato il costoso e impattante progetto dello scavo del canale Contorta, proposto dall’ex presidente Paolo Costa, accantonato anche il nuovo canale delle Tresse. Ritenuto inadatto con relativa impugnazione al Tar, quello dell’avamporto in mare a Punta Sabbioni-San Nicolò, presentato da Cesare De Piccoli e dalla società Duferco.

Resta sul tappeto soltanto l’ipotesi Marghera. per ora con il mantenimento della Marittima e lo scavo dell’esistente Vittorio Emanuele e un bacino di evoluzione per le navi. Le altre ipotesi su Marghera potrebbero essere valutate in un secondo momento, dice Musolino, con le altre aree disponibili.

Ma per togliere le grandi navi da San Marco entro il 2019, come chiede con forza l’Unesco, la soluzione individuata dai tecnici del Porto e condivisa dal Comune sembra proprio quella del Vittorio Emanuele. Il ministro per l’Ambiente Gianluca Galletti ha ammonito: «Serve la Via». «La faremo, siamo pronti, dice Musolino. L’ostacolo potrebbe essere rappresentato dai fanghi, in gran parte inquinati e di tipo C, prelevati dai fondali che vanno portati da 6 a 9 metri. Qualche milione di tonnellate di materiale. Abbiamo già gli spazi dove sistemarli, continua il presidente del Porto, al Moranzani e nelle Casse di Colmata, nell’isola delle Tresse. Si può fare».

Altro dubbio sollevato dagli ambientalisti è che in quel modo le navi resterebbero all’interno della laguna, dove percorrerebbero oltre 20 chilometri prima di arrivare dalla bocca di porto di Malamocco alla Stazione Marittima, con tutto il loro carico di fumi e onde elettromagnetiche. «Ma qui entreranno solo navi dotate di sistemi antinquinamento», dice Musolino.

Dunque, si aspetta il Comitatone di giugno. Dove si dovrà prendere una decisione, a cinque anni dal naufragio della Costa Concordia e dal decreto Clini-Passera che vietava il transito delle grandi navi nei siti sensibili. Nella stessa riunione saranno anche distribuiti, come prevede la legge, i fondi della Legge speciale. Non succedeva da molti anni, almeno da quando nel 2002 il governo Berlusconi aveva deciso di concentrare i finanziamenti sul progetto Mose, inserendolo nella Legge obiettivo. Per qualche anno si era ottenuta una partte minima di quei fondi, poi più niente. E la città è rimasta senza manutenzione ordinaria.

Adesso nel novembre scorso, con la firma del Patto per Venezia siglato con il sindaco Brugnaro che mette a disposizione 457 milioni per la città, il governo Renzi ha riaperto i rubinetti. 47 milioni sono stati destinati alle opere di manutenzione, restauro e contributi della Legge speciale. Altri 10 ai progetti per le alternative alle grandi navi, che serviranno per finanziare il progetto di fattibilità del Vittorio Emanuele.

Ma il punto più atteso, oltre all’esame della situazione Mose e alla relazione del Magistrato alle Acque (ora Provveditorato alle Opere pubbliche) sugli interventi della salvaguardia in laguna, sarà proprio la presentazione del progetto sulle grandi navi. Una telenovela che va avanti da anni. Che ha visto indecisioni e progetti finiti nel cassetto, polemiche infinite. Adesso, secondo il Porto e il Comune, la soluzione «è a portata di mano».

Si attende la decisione del governo, che potrebbe essere anticipata domani dal ministro Franceschini in visita alla Biennale.

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