| categoria: sanità

IL CASO/ Non sarà più il Codivilla di una volta

imagesAmara conclusione di una delle più incredibili vicende della sanità veneta. cortina attonita, in piena campagna elettorale, scopre che la tanto vantata efficienza della giunta regionale è solo sulla carta. Lo storico ospedale ampezzano è stato svuotato e sarà nuovamente riempito (almeno si spera) un po’ alla volta. Salvi i posti di lavoro, almeno per il momento. Per il resto restano solo le promesse di Zaia. Nuove specialità, sorprese eccezionali. Come la Freccia delle Dolomiti e l’aeroporto. Basta credergli. Tanta demagogia e i mondiali del 2021 sono ormai a un passo

di Giovanni Tagliapietra

Il caso Codivilla piomba come un masso ingombrante sulle elezioni amministrative cortinesi. Il glorioso ospedale è un vanto, un punto di riferimento per la popolazione locale, guai a chi lo tocca. E sostanzialmente è stato smontato in pochi giorni pezzo per pezzo, rimetterlo in piedi non sarà facile . E adesso chi spiegherà loro che per ragioni incomprensibili quel gioiellino non c’è più e che prima di avere nuovamente una struttura sanitaria compiuta (ma di quale livello?) dovranno passare forse anni? I candidati dovranno pur prendere posizione su quanto è accaduto e sta accadendo e la presa di distanza dall’atteggiamento tenuto in questa circostanza dalla Regione avrà un peso nella valutazione delle forze in campo. Perché, inutile nasconderselo, il pasticcio è stato fatto, è grosso, per rimettere in qualche modo le cose in ordine ci vorrà tempo e soprattutto la situazione di disagio e il caos amministrativo e organizzativo poteva essere evitato. Nelle more non è morto nessuno, fortunatamente, ma l’ospedale ha subito un durissimo colpo. Ci sono state delle negligenze, degli incomprensibili ritardi, degli errori di valutazione. Vogliamo dire che la situazione è sfuggita di mano e che dopo la conclusione della sperimentazione pubblico-privato sarebbe stato logico consentire a quest’ultimo (che tanto ha investito nell’operazione) di restare in partita? Ma la politica viaggia su altri binari, c’è tanta demagogia sul piatto, gli elettori sono sempre considerati degli utili idioti. E accade che dopo dieci giorni dal trapasso (gestione sperimentale mista- gestione della Regione) i posti letto sono vuoti, lo saranno perlomeno fino al prossimo mese e la normalità verrà raggiunta forse prima della realizzazione del bando per la assegnazione della struttura. Ed è imbarazzante la minimizzazione che della vicenda fa il presidente della Regione Veneto Zaia in dichiarazioni e interviste. Secondo lui è tutto in ordine e perfettamente funzionante come aveva promesso, alla faccia di chi raccontava e scriveva del collasso del Codivilla. Eccellenza era ed eccellenza sarà, anche più di prima. Viene il dubbio che al governatore raccontino solo una parte di ciò che accade, o che affronti il caso con una frettolosa superficialità. Proprio lui che ha costruito il suo notevole credito politico sulla lucidità e sulla intelligenza della sua strategia. La sanità veneta è la migliore, la più efficiente d’Italia? A parole sì, ma sul caso Cortina come dicono le genti venete è andata in barca. Per scelta o per approssimazione? Il modo confuso, pasticciato, dilettantesco con il quale la questione dell’ospedale ampezzano è stato gestito non può essere certamente un vanto per l’amministrazione regionale , per l’assessore alla sanità Coletto, er i membri della commissione deputata. Che hanno avuto mesi per prepararsi, per legiferare, per provvedere. Zaia annuncia, promette, garantisce alla platea cortinese dei “regali” come se gli ampezzani fossero lì ad aspettare con l’acquolina in bocca, addirittura lo specchietto per le allodole do due nuove patologie assegnate al Codivilla oltre al ritorno dell’osteomielite. Ma non dice quali, come il “segreto” avesse una logica nella programmazione sanitaria aziendale e nella azienda politica. Ma è difficile dargli credito. Non c’è traccia di questo nella delibera regionale, è solo per ingraziarsi politici ed elettori locali in porossimità del voto? Zaia dice: fidatevi di me. E mischia con la sanità il trenino delle Dolomiti, i Mondiali del 2021, l’aeroporto. Il Bellunese deve solo saper aspettare. Ma lo stato dell’arte non è precisamente rassicurante. Oggi il Codivilla funziona a singhiozzo, a scartamento ridotto, con gli ambulatori, un embrionale punto di Primo Soccorso, senza ricoverati. Quelli che c’erano sono stati spostati in tutta fretta all’ultimo minuto possibile, il 29 aprile e ricoverati forzatamente negli ospedali della provincia. E stato riattivato l’ambulatorio di Ortopedia al primo piano, grazie al personale Usl e ai due medici già presenti in ospedale e che possono portare avanti il servizio: è stata riattivata anche la Radiologia, ma solo in funzione delle visite ortopediche. Ciò significa che, se un esterno si presenta alla sala raggi per una lastra, verrà respinto e invitato a rivolgersi a un’altra struttura. Il personale assunto da Oras, il nuovo playmaker della situazione subentrato alla Giomi, non è invece del tutto rientrato, poiché la parte ospedaliera è ancora ferma: i piani dove c’erano i ricoveri devono ancora essere riattivati. E i pazienti affetti da osteomielite, caricati sulle ambulanze in tutta fretta e trasferiti in strutture non necessariamente adeguate al proseguimento della terapia? Dice il vecchio primario Centofanti: «In questi giorni sono oberato da continue richieste di pazienti che hanno bisogno di interventi urgentissimi. A chi si dovrebbero rivolgere? Abbiamo interrotto un servizio di pubblica utilità. Questi pazienti hanno bisogno di cure subito, non possono essere seguiti da altre strutture, perché non possono mescolarsi con altri malati, perché infettivi. Mi hanno accusato di interruzione di servizio di pubblica utilità, ma io non voglio essere responsabile da solo”. Altro problema aperto, l’uso delle foresterie, dove alloggia un’ottantina di persone. I nuovi dirigenti hanno assicurato la continuità; non appena avranno la lista con i contratti di locazione, verranno intestati al nuovo gestore e riconfermati. Per i lavoratori non cambierà nulla: saranno assunti per cinque mesi alle condizioni di prima e avranno dunque anche la possibilità di mantenere l’alloggio. Per ora. E poi? I sindacati sono sul piede di guerra. Sono stati riassunti quasi tutti i medici, spiega il nuovo amministratore delegato Rizzardo, a cui si affiancheranno «almeno per i primi mesi gli attuali direttori sanitario e amministrativo, vale a dire Brusegan e Cella. Stiamo trattando con loro, perché vogliamo mantenere il più possibile inalterata la situazione in questo passaggio di consegne».
I nuovi “affidatari” dell’Oras di Motta di Livenza spiegano che ci vuole tutto il tempo tecnico che serve per rimettere in funzione l’ospedale. Che oggi è sostanzialmente vuoto, eccezion fatta per gli operatori al lavoro ad esempio per la messa in sicurezza delle dotazioni e dei collegamenti informatici ereditati, per le procedure amministrative, per l’adeguamento dei magazzini e il rinnovo delle scorte, per i nuovi contratti, per le forniture, In qualsiasi trasferimento di azienda ci sono dei tempi tecnici minimi che influiscono sull’operatività, accogliere pazienti subito, in queste condizioni, non sarebbe stato possibile garantire una normalità. Come dare loro torto? Sullo sfondo c’è la posizione dell’ex socio, della Giomi, proprietario al 49 per cento della società che negli ultimi tre lustri ha gestito il Codivilla, e che bruscamente è stato accompagnato alla porta. C’è un tavolo tecnico aperto, ci sono mille questioni in sospeso, economiche e legali. Ci sono i ricorsi che il Gruppo ha presentato in tribunale e che potrebbero anche riaprire in qualche modo la partita. Piccola chiosa finale.Nel2003 il passaggio inverso ( da USL di Belluno a Giomi) avvenne nella logica della piena continuità senza un’ora di intervallo. La Giomi era più brava ? Aveva più esperienza di ospedali e di ortopedia ?

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