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Flessibili, ibridi e 4.0, ecco gli hotel del futuro

Flessibile, ibrido e 4.0: ecco l’hotel del futuro. Basta scrivanie, bagni piccoli e hall enormi. Sì a letti trasformisti e spazi di co-working. Con la quarta rivoluzione industriale che fonde e fa collaborare le macchine con uomini, robot, internet e intelligenza artificiale anche l’industria ricettiva e in turismo guardano avanti. A tracciare gli scenari futuri dell’hotellerie in occasione del più grande raduno di albergatori d’Italia, ovvero l’assemblea di Federalberghi iniziata venerdì a Rapallo, è Thomas Bialas, futurologo e innovatore e responsabile del progetto Future Management Tools di Cfmt.
“La maggior parte degli alberghi – dice all’ANSA Bialas – sono stati concepiti e costruiti in un’epoca molto diversa da quella che stiamo vivendo. Era il tempo della civiltà industriale e del fordismo e c’era una netta divisione tra lavoro e tempo libero. Ora tutto è saltato e non c’è più nessuna separazione. Quanti lavorano tramite computer, telefoni e Ipad anche mentre sono in vacanza? Siamo davanti a situazioni ibride e destrutturate e gli spazi ricettivi devono adeguarsi”.
La prima cosa da defenestrare? La scrivania… “E’ – dice – totalmente inutile negli hotel. Quanti la usano ancora? Ormai i nuovi device permettono di scrivere per terra, seduti in poltrona, a letto. Non per niente nell’hotel Virgin di Chicago Richard Branson non ha avuto dubbi: meglio un letto trasformista, postazione ibrida che sia allo stesso tempo luogo per riposare e per lavorare”.
Rimanendo nella camere Bialas spiega: “I Millennials adorano le camere ampie con bagni importanti, magari con docce a vista al centro della camera, con elementi di design”.
Altra “durezza” da cambiare la rigidità degli orari: “Gli alberghi – dice – spendono molto per cose che ormai nessuno vuole più e sono restii a fornire quello che invece oggi è ricercato. Basta regole fisse, l’ospite deve poter dormire fino a tardi senza l’incubo del check out o arrivare quando crede.
Anche gli orari della SPA, ormai luogo immancabile in una struttura alberghiera, deve essere flessibile. L’ospite deve poter trovare light lunch o spuntini a qualsiasi ora. Ormai si lavora a progetto e non si conoscono orari e luoghi fissi. E poi anche tutte quelle colazioni standardizzate possono essere sostituite da cibi particolari che richiamino il territorio.
Ancora ricordo una colazione al settimo piano tutto a vetri del Radisson Blu a Roma: c’erano frittelle vegane di ceci, si potevano spremere le arance da soli…”.
Infine il lavoro: “Al posto di hall giganti con personale vestito come negli anni ’60 – aggiunge – l’hotel del futuro offre spazi di co-working dove si può essere raggiunti anche da colleghi provenienti dall’esterno. Addirittura a Barcellona c’è l’Hotel Praktik Bakery che ospita una meravigliosa panetteria nella hall, che è aperta anche al pubblico esterno”.
Infine l’hotel come luogo di scambio: “A Berlino ad esempio – racconta – il Soho House è un hotel club che accoglie solo creativi, che possono aggregarsi scambiarsi idee e trovano miliardi di iniziative adatte a loro”.

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