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Germania, la Merkel travolge i rivali socialisti: vittoria a casa di Schulz

8ef2e2d456cb0935de48b0309523f658Dla Saar e lo Schleswig-Holstein, 3-0 per la Cdu nel Nord-Reno-Westfalia. Le regionali nel Land più popoloso della Germania si sono chiuse ieri con una disfatta della Spd e un trionfo dei cristiano democratici: la Wunderwaffe Martin Schulz si è disintegrata, la corazzata Angela Merkel può navigare tranquilla verso le legislative il 24 settembre.

Per i socialdemocratici, che governavano nel Land da 50 anni (a parte una sola parentesi Cdu), la sconfitta in casa, nel Land storicamente rosso, è un disastro politico a pochi mesi dalle parlamentari: l’effetto propellente sperato dalla scesa in campo di Schulz come sfidante cancelliere, non c’è stato. La governatrice Hannelore Kraft, data in passato come una promessa della socialdemocrazia, è stata sbaragliata e si è dimessa da tutti gli incarichi: leader Spd regionale e numero due federale. Gli elettori l’hanno severamente punita per gli scarsi risultati del suo governo Spd-Verdi in numerosi settori, in primis la sicurezza con i flop macroscopici della notte di Capodanno a Colonia e del terrorista Anis Amri, ma anche la criminalità record, la scuola, il traffico, la fallita integrazione e il crescente numero di salafiti radicalizzati e aree urbane no-go.

Protagonista, inaspettato in queste dimensioni, della vittoria Cdu è il capolista Armin Laschet (56 anni), considerato molto vicino alla Merkel, che porta a casa il trofeo di avere battuto la Spd nel suo Land. Prima di lui c’era riuscito solo Jürgen Rüttgers, che nel 2005-2010 aveva guidato la prima (e unica finora nel Land) coalizione conservatrice con i liberali (Cdu-Fdp). Un viatico migliore per le legislative fra circa quattro mesi, la cancelliera Merkel non si poteva augurare. A una sua rielezione per un quarto mandato non si vedono ostacoli all’orizzonte.

Secondo i risultati provvisori, la Spd è precipitata di oltre 8 punti al 30,6% (39,1% nel 2012), la Cdu è schizzata di 8 punti al 34,2% (26,3%), i Verdi sono giunti al 6,1% (11,3%), i liberali all’11,8% ( (8,6%), la Linke ha ottenuto il 5% (2,5%) e l’AfD il 7,8%. Il partito populista, il cui capolista era Markus Pretzell, marito della leader Frauke Petrky, non correva nel 2012 e quindi il suo va considerato un successo. L’affluenza è aumentata dal 56,6% al 66%.

L’affermazione dei liberali con il leader Christian Lindner, il cui obbiettivo è riportare la Fdp nel Bundestag, da cui era uscita alle elezioni nel 2013 non avendo superato lo sbarramento del 5%, riapre anche lo scenario di una loro possibile variante come alleato nella coalizione che uscirà dal voto a settembre. Da tempo si parla con insistenza di una coalizione Giamaica, dai colori della bandiera dell’isola caribica nero-verde-gialla (i colori di Cdu, verdi e liberali). Sempre possibile una riedizione della grande coalizione che però, almeno a parole, né Cdu né dicono di volere, e forse anche una coalizione solo con i liberali, Cdu-Fdp, se raggiungessero una maggioranza assoluta al Bundestag: questione di numeri.

Quanto al Nord-Reno-Westfalia, ci sono i numeri per una grande coalizione, teoricamente anche per una Giamaica o Semaforo (Spd, Verdi e liberali), ma l’opzione grande coalizione, con la Cdu al comando come a Berlino, pare la più realistica. Coalizioni a tre erano state infatti scartate dagli interessati (i verdi avevano escluso una Giamaica con i liberali e questi ultimi una semaforo con i verdi). Ipotizzabile anche, se la Linke non dovesse superare il 5%, una coalizione a due Cdu-Fdp con i liberali.

In reazioni a caldo dopo il voto, musi lunghi nella Spd e giubilo nella Cdu. Hannelore Kraft ha ammesso la sconfitta e si è congratulata col vincitore, annunciando subito le dimissioni da tutti gli incarichi. Schulz, tetro in volto, ha detto che è un giorno brutto per la socialdemocrazia mettendo le mani avanti: «vinciamo insieme ma perdiamo anche insieme».

Schulz era stato criticato di non avere indicato contenuti limitandosi a parlare genericamente di giustizia sociale senza mai dire, ad esempio, come la pensa sui profughi: «Dobbiamo vedere ora quale è la mia parte di colpa, anche se qui in gioco era la politica regionale», ha detto. Non ha parlato solo di giustizia ma anche di «prospettive per il futuro», ha aggiunto, ma le «critiche le prendo sul serio e le tradurremo anche in pratica».
Col sorriso fino alle orecchie, Laschet ha parlato di un buon giorno per il Land: «Abbiamo centrato entrambi i nostri obbiettivi, mandare a casa il governo rosso-verde e diventare il primo partito». Ha sottolineato che la Merkel lo ha subito chiamato al telefono congratulandosi con la vittoriaopo

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