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Inchiesta Consip, Matteo e Tiziano Renzi intercettati: “Devi dire la verità”

“È vero che hai fatto una cena con Romeo?” È il 2 marzo 2017 e a fare la domanda nel corso di una telefonata dai toni molto accesi è l’ex premier Matteo Renzi. Il destinatario è il padre Tiziano, toccato dall’inchiesta sugli appalti Consip (la centrale acquisti della Pubblica amministrazione) che ha portato all’arresto dell’imprenditore Alfredo Romeo e sfiorato anche l’ex sottosegretario oggi ministro dello Sport Luca Lotti. A rivelare stralci di quella telefonata è il giornalista del “Fatto Quotidiano” Marco Lillo. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha quindi avviato, tramite l’ispettorato generale, accertamenti preliminari presso gli uffici interessati sulla pubblicazione del contenuto delle intercettazioni.
Le anticipazioni pubblicate dal “Fatto” – A effettuare la telefonata sarebbe stato proprio Renzi junior, subito dopo aver letto un articolo pubblicato da “Repubblica” intitolato “Il teste e la cena nella bettola: Il manager parlò di strategie con il padre di Matteo”. Il servizio ricostruiva di una cena “segreta” alla quale avrebbero partecipato Tiziano, Alfredo Romeo e Carlo Russo, il cosiddetto “facilitatore” della vicenda, l’imprenditore accusato dall’amministratore delegato di Consip Luigi Marroni di aver esercitato pressioni, per conto di Renzi senior e Denis Verdini, in merito a un appalto da 2,7 miliardi di euro.

Ma il papà nega. Al telefono dice: “Matteo ascolta: io non ho mai incontrato Romeo. Fidati”. Ma questo non basta a rassicurare il figlio che, se pubblicamente si dice “umanamente vicino” al genitore, nei fatti è preoccupato che la vicenda comprometta la sua corsa alle primarie del Partito Democratico. “Non ti credo e devi immaginarti cosa può pensare il magistrato. Non è credibile che non ricordi di avere incontrato uno come Romeo, noto a tutti e legato a Rutelli e Bocchino”.

Renzi junior non lesina anche consigli sulla strategia difensiva da seguire: “Non puoi dire bugie o non mi ricordo e devi ricordarti che non è un gioco”. Del resto poco prima aveva sbottato: “Io non voglio essere preso in giro e tu devi dire la verità in quanto in passato la verità non l’hai detta a Luca (Lotti, ndr) e non farmi aggiungere altro. Devi dire se hai incontrato Romeo una o più volte e devi riferire tutto quello che vi siete detti”.

La replica del Segretario Pd – “Questa mattina ‘Il Fatto Quotidiano’ pubblica con grande enfasi delle intercettazioni tra me e mio padre. Risalgono a qualche settimana fa e sono già in un libro, a firma di un giornalista che si chiama Marco Lillo. Nel merito queste intercettazioni ribadiscono la mia serietà visto che quando scoppia lo scandalo Consip chiamo mio padre per dirgli: “Babbo, questo non è un gioco, devi dire la verità, solo la verità””. L’ex premier Matteo Renzi spiega così su Facebook il suo punto di vista sulla telefonata al padre Tiziano.
Consip, come funzionava il “sistema Romeo”

1Ministro Orlando avvia verifiche – Intanto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha avviato, tramite l’ispettorato generale, accertamenti preliminari presso gli uffici interessati sulla pubblicazione del contenuto delle intercettazioni relative al dialogo tra Matteo Renzi e il padre. La procura di Roma inoltre ha aperto un nuovo fascicolo nell’ambito dell’inchiesta, nel quale si indaga per rivelazione del segreto d’ufficio e pubblicazione arbitraria di atti di procedimento penale. Secondo la procura il dialogo, oltre a non avere rilevanza penale, non è presente infatti in alcuna informativa in possesso dei magistrati, ma solo nella versione audio.
Duro il commento del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio: “Matteo Renzi e Maria Elena Boschi sono due bugiardi. Le due facce dello stesso governo bugiardo che ha mentito agli italiani per proteggere gli affari di famiglia”. Sulla vicenda è intervenuto anche Renato Schifani, senatore di Forza Italia. “Anche la Procura di Roma si è accorta di quanto sia innaturale la fuga di notizie che praticamente ogni giorno dai tribunali arrivano misteriosamente sulle scrivanie di alcuni giornalisti”, ha affermato Schifani.

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