| categoria: Il Commento

GLI SPIFFERI DELLE PROCURE

di Maurizio Del Maschio

Ancora un’intercettazione telefonica è uscita da una procura, verosimilmente quella di Napoli, questa volta riguardante una conversazione fra Matteo Renzi e il padre Tiziano. Il contenuto appare irrilevante ai fini dell’istruttoria Consip, peraltro è uscita con un tempismo da orologio svizzero. Destinataria la redazione del “Fatto quotidiano”, giornale non particolarmente tenero con il Segretario del Partito Democratico. Sarà un caso? Personalmente non lo credo. Ne è seguito il solito rituale di discussioni e polemiche. Questa è l’ennesima dimostrazione della strumentalizzazione politica del potere giudiziario. Come è possibile cha da una procura possa essere diramato il contenuto di una conversazione telefonica senza la responsabilità di qualcuno che opera al suo interno? In fondo, il giornale fa solo da megafono di ciò che riceve (anche se c’è da chiedersi se ancora esiste un’etica professionale nel giornalismo, specialmente in quello politicamente impegnato). Ma chi fa uscire dai “sacri” palazzi dell’amministrazione della giustizia elementi facenti parte dell’istruttoria di un procedimento in corso commette o no un reato? Sta di fatto che nessuno viene mai perseguito e le gole profonde non vengono mai alla luce. Non è credibile che simili iniziative provengano da cani sciolti, da personaggi che agiscono nell’ombra per proprio conto. Non è credibile che dietro simili spifferi non ci sia una regia che manovra dietro le quinte e dosa le fuoriuscite secondo una precisa strategia.
In fondo, al di là degli aspetti giuridici di tali gesti, cosa emerge dalla pubblicazione del contenuto del colloquio telefonico? Nulla di penalmente rilevante, ma qualche sospetto certamente sì. Si leggono espressioni che poco si attagliano ad un boy-scout di estrazione cattolica che, sapendo di essere ascoltato dato il suo ruolo, strapazza il padre a cui è tanto legato, preoccupandosi che la madre sia tenuta estranea a simili questioni. Dal dialogo emerge la preoccupazione di Renzi figlio che Renzi padre possa uscire malconcio dall’audizione davanti al magistrato inquirente. Del resto, le ciò che dice Tiziano Renzi nel corso del colloquio telefonico non è così netto da fugare ogni dubbio sui suoi rapporti con personaggi a dir poco “chiacchierati”.
No, tutta questa torbida vicenda non è un gioco. L’inchiesta Consip fa riemergere un problema delicato ed è auspicabile che la magistratura indaghi scrupolosamente, indipendentemente dai protagonisti. L’esultanza dei feudatari del Segretario del PD è comunque fuori luogo. Si sono prodigati a sostenere che da tale conversazione il loro leader ne esce pulito. Trionfalisticamente sottolineano l’onestà dell’ex-Presidente del Consiglio, quasi a riconoscergli una sorta di patente di limpidezza morale. Eppure, i dubbi rimangono e non è stata fatta chiarezza.
C’è da chiedersi quanto ciò inciderà sul prosieguo di questo ultimo scorcio di legislatura. La pubblicazione delle intercettazioni in cui chiede al padre di dire la “verità” sui suoi presunti contatti con l’imprenditore Alfredo Romeo è considerata come un attacco al PD. Matteo Orfini ha espresso la sua indignazione affermando che la pubblicazione di quei contenuti, a indagine ancora in corso, è illegale. Fra i giornalisti e i magistrati coinvolti ci sarà qualche responsabile o no? Qualcuno pagherà? Questa inchiesta prenderà la stessa piega di quella riguardante il capitano CC Giampaolo Scafarto, del Nucleo Operativo Ecologico dell’Arma, indagato per falso nella stessa indagine? Peccato che l’illegalità invocata ora per i Renzi non fosse ritenuta valida per Silvio Berlusconi, le cui intercettazioni telefoniche hanno riempito intere pagine dei maggiori quotidiani nazionali.
Falso o vero, questo episodio non può non preoccupare lo smargiasso fiorentino. Le intercettazioni non sono un regalo nei suoi confronti. Se ormai si arriva al punto di pubblicare illegalmente atti di inchiesta rilevanti o meno, significa che c’è da attendersi qualche altra sorpresa. Secondo il quartier generale democratico si tratta solo di nuovo fango in circolazione, non nascondendo la preoccupazione che serpeggia al Largo del Nazareno per l’impatto che la circostanza avrà inevitabilmente sui sondaggi.
Sul caso Consip il PD aspetta che passi la buriana. Ma questo maggio non lascia presagire nulla di buono. Ancora più preoccupante per il partito a guida renziana è l’altro problema politico-giudiziario e mediatico ancora aperto, quello che vede coinvolta Elena Boschi nel caso della Banca Etruria e quanto scritto da Ferruccio de Bortoli nel suo nuovo libro “Poteri forti (o quasi)”. Le smentite verbali e le asserzioni di aver già chiarito, non costituiscono concrete prove di estraneità ai fatti.
Sul caso Boschi-Banca Etruria, Renzi conferma di voler andare avanti nell’iter per istituire la commissione d’inchiesta sull’intero sistema bancario. Nei suoi intenti, essa costituirebbe un mezzo per acquisire argomenti utili alla sua campagna elettorale in vista delle elezioni politiche. Per Renzi la commissione sarà anche lo strumento per indagare sull’intreccio dei rapporti fra politica e mondo bancario. Tuttavia, c’è chi paventa che la commissione si riveli una sorta di boomerang, un ulteriore fattore di instabilità per il governo e, di riflesso, per l’attuale maggioranza, già alle prese con un altro spinoso dossier, quello dell’immigrazione sul quale avremo modo di tornare. L’ambiente politico mostra tutta sua nervosa inquietudine e ancora non è chiaro se questa legislatura è destinata a morire prematuramente o arriverà alla sua naturale scadenza.

Ti potrebbero interessare anche:

Iorio - Di Pietro, la legge del contrappasso
Il nuovo "buco"? Se lo paghi il governo dei professori. In solido
OLIMPIADI ROMANE ADDIO



wordpress stat