| categoria: Roma e Lazio

IL PUNTO/ Il Campidoglio non dialoga con la città. E si vede

Fateci caso, c’erano una volta le associazioni di categoria, commercianti, esercenti, albergatori e similari, le associazioni di strada, a fare e contrattare la politica capitolina. Si “sentiva” la loro presenza. E se le varie “Conf” (Confcommercio, confeserecenti etc) avevano un retrogusto politico, in qualche modo venivano viste come centri di potere e di interessi personali, le categorie, legate al territorio, agli incassi, al mercato, si facevano rispettare dal Campidoglio. Discutevano, proponevano, si agitavano. Partivano iniziative di ogni tipo, la gente veniva coinvolta, c’erano vita e vivacità. C’erano le sponsorizzazioni degli assessorati con portafoglio, certo, ma la spinta propulsiva, le idee venivano da un gruppetto di leader particolarmente ispirati e lungimiranti. Quei tempi sono finiti. Le ultime amministrazioni non sono state tenere, il dialogo si è interrotto, e non c’è verso di riprenderlo, di riannodare i fili. Le organizzazioni di categoria non hanno più fondi sufficienti, la crisi ha tagliato le gambe. Ma quello che manca è la forza propulsiva, è la grinta per contrapporti e per trattare da una posizione di parità. Il Campidoglio legifera e dispone, tiene in scarsissimo conto le istanze del territorio, le proposte degli esercenti, degli albergatori, e va avanti per conto suo, senza guardare in faccia nessuno, senza nemmeno far finta di chiedere una collaborazione. E’ una percezione diffusa, avvertita un po’ dovunque. Non è che il Campidoglio non faccia il suo mestiere, intendiamoci. Le regole devono esserci, il malcostume e il degrado vanno combattuti, l’abusivismo va stroncato, i piani vanno comunque realizzati. Ma parlare di scelte legate al traffico, al commercio senza sentire le categorie, senza arrivare a decisioni condivise significa produrre una strategia parziale, con scarse possibilità di successo. Ci si può interrogare sulla resa dei commercianti, degli esercenti, degli albergatori, esasperati da un cambio politico in Campidoglio che non ha rappresentato una svolta positiva nelle strategie per Roma, e ci si può interrogare sulla arroganza degli amministratori, che considerano ogni interlocutore che venga dal territorio poco più di un utile idiota. E’ una strana sindrome quella che ha preso la classe dirigente a cinque stelle, unica depositaria della verità, del buon senso e della capacità di governare. Si vede a livello centrale, nelle commissioni che dettano la linea della vita cittadina, trasporti, commercio, si vede nei Municipi, dove spesso chi governa dopo quasi un anno non ha ancora preso bene le misure della amministrazione. La burocrazia, lo zoccolo duro della amministrazione galleggia in questa situazione, non ha mai dato buona prova di sé in passato, oggi fa peggio giocando spesso con i nuovi dirigenti politici come il gatto con il topo. La leva politica grillina non ha prodotto granchè, bisogna ammetterlo e l’opposizione invece di fare la sua parte positiva, propositiva, di critica e di controllo, in larga parte si è seduta. Non lotta, non contesta, non propone. Sullo sfondo una popolazione sempre più disincantata, affaticata, delusa. In poche parole passiva,. E’ una strana situazione dalla quale appare difficile uscire.

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