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IL PUNTO/ Perché il ministro della scuola mette bocca negli affari di sanità?

Quanto conta il ministro Fedeli nei rapporti di forza all’interno del governo Gentiloni? Come ha fatto a tenere in scacco tutti e a battere clamorosamente alla fine l’avversaria Lorenzin? Per colpa del braccio di ferro tra i due ministri Palazzo Chigi ha perso tempo prezioso (qualcuno ha detto anche la faccia), ma il premier appare sempre deciso nel mantenere il basso profilo sempre e comunque, evitando polemiche e contrapposizioni frontali. Certo la figuraccia l’ha fatta. Nessun pregiudizio e anzi tutto il rispetto per chi non è arrivato alla laurea, per chi ha percorso tutti i gradini della carriera sindacale e ha un approccio muscolare alla battaglia politica. Ma fare il ministro della Pubblica Istruzione dovrebbe essere un “mestiere” da prendere con le pinze e con la massima prudenza. Siamo alla vigilia della ennesima riforma sperimentale della maturità e ci siamo dimenticati di tornare a pensare alla formazione degli insegnanti e alla riforma dei programmi. Ma di questo si deve disquisire in altra sede. Il ministro Fedeli stavolta è andata a fare rissa su un argomento nel quale non dovrebbe avere voce in capitolo, la sanità. Nello specifico, parliamo dei vaccini. Un argomento colossale, in questo momento storico. Ha incrociato le lame con la titolare del ministero competente sul periodo di obbligatorietà della vaccinazione, da zero a sei anni o oltre? Il braccio di ferro ha fatto saltare il provvedimento la scorsa settimana. Ora l’abborracciato compromesso premia la ministra senza laurea ma con una abilitazione al confronto corpo a corpo. In cambio la Lorenzin ha ottenuto una serie di misure pesanti e coercitive che molti giudicano eccessive. La questione andava risolta, al paese andava data una indicazione precisa. E quindi via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge che reintroduce l’obbligatorietà delle vaccinazioni per l’iscrizione a scuola. I vaccini obbligatori saranno dodici per l’età che va da 0 a sei anni, in assenza dei quali i bambini non potranno accedere ad asili nido e scuole materne. Dai 6 ai 16 anni scatta una serie di misure: si dovrà presentare alla scuola il certificato di vaccinazione, altrimenti il dirigente scolastico farà una segnalazione alla Asl, la quale contatterà la famiglia e darà un arco di tempo nel quale effettuare la vaccinazione al proprio figlio, se non lo farà andrà incontro a multe pesanti.Il decreto prevede, inoltre, multe pesanti, fino a 7.500 euro, per i genitori che non vaccineranno i figli. Non solo: chi violerà l’obbligo sarà segnalato dalla ASL al Tribunale dei Minorenni per la sospensione della potestà genitoriale. Un cambio di direzione netto e deciso. C’era bisogno che la Fedeli si mettesse di traverso?

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