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Dieci mesi di giunta Raggi, pochi atti e poche cose da raccontare

Dieci mesi di giunta Raggi, pochi atti, tante riunioni, poca roba da raccontare. I suoi predecessori avevano fatto di meglio. In dieci mesi (e un giorno, per la precisione) gli amministratori grillini guidati da Virginia Raggi hanno licenziato 241 delibere in 67 sedute di giunta. Quasi un terzo dei provvedimenti (72) dell’esecutivo pentastellato arriva dal dipartimento Risorse umane: quindi sono nomine di staff e collaboratori vari che non poco hanno fatto patire la squadra M5S. Che, numeri alla mano, perde il confronto con i primi dieci mesi in Campidoglio vissuti da Gianni Alemanno e Ignazio Marino. Il primo, in 49 sedute di giunta tra il 2008 e il 2009, licenziò ben 453 delibere, con riunioni nella sala delle Bandiere da record di prolificità, fino a una ventina di atti approvati. Il chirurgo dem, cinque anni dopo, si è fermato a 285, riunendo gli assessori 50 volte.

Insomma, l’esecutivo grillino ha portato a casa il 46 per cento di provvedimenti in meno, nei primi dieci mesi di lavoro, rispetto alla prima amministrazione di centrodestra della Capitale, e il 15 per cento in meno nel confronto con la squadra di governo del chirurgo dem, poi entrato in rotta di collisione con il suo (ex) partito.

La maglia nera delle delibere spetta a Daniele Frongia, responsabile dello sport, a dicembre retrocesso da vicesindaco ad assessore semplice: il dipartimento di Frongia chiude la classifica con un solo documento approvato in giunta all’attivo. La regina invece è lei, «Virginia», con 90 atti proposti e fatti passare. Ricordando sempre che, tra le varie deleghe, la sindaca ha proprio quella del personale. Alle sue spalle, l’assessorato più produttivo (con 34 atti) è stato quello del bilancio e patrimonio, guidato inizialmente da Marcello Minenna e passato in autunno ad Andrea Mazzillo, dopo un mese di sede vacante: l’uomo della Consob ha salutato la compagnia il 1° settembre, il 1° ottobre è stato nominato il suo successore.

Un secondo posto abbastanza ovvio, visto che da quelle parti sono passate tutte le delibere di politica economica e finanziaria del Campidoglio, in gran parte prodotte dalla Ragioneria generale: dalla manovra di previsione 2017 (con tutte le propedeutiche) ai tanti atti votati per il riconoscimento di debiti fuori bilancio che la giunta pentastellata si era ritrovata sul groppone a inizio mandato. Subito dopo c’è un altro assessorato che si occupa di temi prettamente economici: quello delle partecipate, guidato sempre dal 1° ottobre da Massimo Colomban, ma inizialmente inserito nelle deleghe di Minenna. Il dipartimento partecipazioni del gruppo Roma Capitale conta finora 24 documenti licenziati dalla giunta Raggi.

Oltre quota 20 delibere approvate c’è anche il dipartimento delle politiche culturali, guidato fin dall’inizio della consiliatura da Luca Bergamo (poi diventato anche vicesindaco): all’attivo del settore vanno però contati anche i nove documenti redatti dalla Sovrintendenza capitolina. A 17 si ferma il maxi assessorato che, almeno finora, riunisce urbanistica e lavori pubblici: una struttura guidata prima da Paolo Berdini e, dopo l’addio del professore, passata lo scorso 10 marzo a Luca Montuori. In dettaglio, al dipartimento che si occupa della programmazione urbanistica sono arrivate 9 delibere, altre sette dal Simu (il dipartimento per lo sviluppo delle infrastrutture e la programmazione urbana) e un’altra dalle politiche per le periferie.

L’assessorato alla mobilità – o alla Città in movimento, per utilizzare la dicitura ufficiale pentastellata – ha invece al suo attivo 15 delibere in dieci mesi. Uno in più dell’assessorato alle attività produttive e al turismo, affidato ad Adriano Meloni fin dal giorno dell’insediamento dell’attuale amministrazione. A quota 13 delibere c’è poi il dipartimento ambiente: guidato fino al 13 dicembre da Paola Muraro, poi dimessasi perché indagata, è stato affidato formalmente nove giorni dopo a Pinuccia Montanari. Solo sette documenti, invece, prodotti dai settori affidati a Laura Baldassarre: politiche sociali e scuola.

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