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Intercettazioni: In Parlamento se ne discute dal 2008. Che fine ha fatto il provvedimento?

Potrebbero subire una accelerazione, anche dopo la vicenda della telefonata ‘rubata’ di Matteo Renzi con il padre sul caso Consip, le nuove norme sulle intercettazioni contenute nel ddl di riforma del processo penale in discussione alla Camera e che contiene, tra l’altro, anche la riforma della prescrizione.

E’ dal 2008 che in Parlamento si parla di riforma delle intercettazioni. Da quando il governo Berlusconi mise a punto una stretta su questo strumento di indagine. Il TESTO, voluto dall’allora ministro della Giustizia Angelino Alfano, dopo l’approvazione a Montecitorio l’11 giugno 2009, si fermò, però, a Palazzo Madama esattamente un anno dopo, nel giugno 2010. Ripresentato a inizio di questa legislatura da Enrico Costa è entrato poi a far parte del più complessivo processo di riforma penale.

Il provvedimento nel quale è stato inserito (quello che prevede – appunto – anche la prescrizione) è invece in discussione in Parlamento da tre anni. Da quando, il 28 febbraio 2014 la presidente della commissione Giustizia di Montecitorio, Donatella Ferranti (Pd), deposita un provvedimento in proposito che viene approvato quasi un anno dopo, il 24 marzo 2015. Ma al Senato il provvedimento si ferma anche a causa della tensione interna alla maggioranza. Dopo due anni di stop and go il provvedimento viene approvato, con una serie di modifiche, il 15 marzo scorso con la fiducia.

Il testo tornerà in Aula a Montecitorio il 22 maggio e il governo sta valutando una ulteriore blindatura con la fiducia.

Sul fronte delle intercettazioni si prevede che il governo dovra’ predisporre norme per evitare la pubblicazione di conversazioni irrilevanti ai fini dell’indagine e comunque riguardanti persone completamente estranee attraverso una selezione del materiale relativo alle intercettazioni. Gli atti non allegati alla richiesta di misura cautelare dovranno essere custoditi in un archivio riservato, con facolta’ di esame e ascolto (ma non di copia) da parte dei difensori e del giudice. Nessuna restrizione quanto ai reati intercettabili, ma si semplifica il ricorso alle intercettazioni per i reati contro la P.A. Nella delega non c’e’ previsione di carcere per i giornalisti. E’ prevista la delega per punire (fino a 4 anni) la diffusione di captazioni fraudolente di conversazioni tra privati diffuse solo per recare a taluno danno alla reputazione e all’immagine. La punibilita’ e’ esclusa quando le riprese o le registrazioni costituiscono prova di un processo o sono utilizzate per l’esercizio del diritto di difesa e del diritto di cronaca. Si disciplinano le intercettazioni ottenute attraverso virus informatici (trojan) stabilendo che l’attivazione del microfono avvenga solo su comando inviato da remoto (non in automatico) e che il trasferimento della registrazione sia fatto solo verso il server della procura. L’attivazione del dispositivo e’ ammessa in qualsiasi luogo (compreso il domicilio privato) per mafia e terrorismo. Un emendamento del governo recepito nel maxiemendamento ripropone di fatto la legge del 7 agosto del 2015 che dava 8 mesi di tempo al governo per razionalizzare le spese delle intercettazioni. Ma la delega non e’ mai stata esercitata dal governo. Cosi’ con l’emendamento ci si riprova. Obiettivo: dimezzare la spesa per gli ascolti e uniformare le tariffe

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