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Rivoluzione cure, essere madri nonostante sclerosi multipla

Diventare madre è un sogno per tantissime donne, ma a volte questo desiderio può infrangersi di fronte alla diagnosi di una malattia come la sclerosi multipla. E se fino a 20 anni fa tutto questo rimaneva appunto solo un sogno, oggi le cose sono cambiate, e in meglio: grazie ai progressi della medicina “oggi le persone con sclerosi multipla possono pianificare una gravidanza con serenità”. A dirlo è Giovanni Luigi Mancardi, presidente eletto della Società Italiana di Neurologia, durante un incontro sul tema organizzato a Milano.

L’incontro ha aperto la sesta edizione del Best Evidences in Multiple Sclerosis (Bems), evento scientifico interamente dedicato a una patologia che coinvolge 3.400 nuovi pazienti ogni anno, due terzi dei quali sono donne tra i 20 e i 40 anni. “Fino a 20 anni fa – commenta Mancardi – le pazienti che desideravano affrontare una gravidanza venivano fortemente disincentivate, ma per fortuna da allora molto è cambiato. Il rischio che il bimbo sviluppi a sua volta la patologia è del 2-3%, e studi scientifici dimostrano come invece la gravidanza sia protettiva verso questa malattia”.
Ulteriore vantaggio è quello di poter proseguire la terapia contro la sclerosi multipla anche durante la gravidanza, senza controindicazioni: “La sicurezza e la tollerabilità del farmaco Glatiramer acetato – spiega Roberta Bonardi, Senior business unit director innovative di Teva Italia – sono state accertate da anni di pratica clinica e basate sull’esperienza di migliaia di pazienti trattati, tanto che la controindicazione dell’uso del farmaco in gravidanza era già stata sospesa per la formulazione da 20mg, e ora è arrivata a livello europeo anche la sospensione per quella da 40mg. Questo consente oggi alle pazienti, di concerto con i loro medici, di non sospendere la terapia” anche in un periodo delicato come quello della gravidanza.
Per poter offrire alle donne con sclerosi multipla l’assistenza migliore, conclude Giancarlo Comi, direttore della Neurologia all’Ospedale San Raffaele di Milano, “occorre un’adeguata formazione, e la capacità di comunicare con la donna nel modo migliore, per consentirle di fare la scelta più consapevole. Inoltre è necessario un approccio interdisciplinare alla patologia: proprio per la complessità di casi simili, serve una stretta integrazione tra i diversi specialisti, con il neurologo a fare da ‘regista’ al fianco di ginecologi, infermieri, ostetriche e psicologi, preferibilmente tutti afferenti a un unico centro con esperienza nella gestione della sclerosi multipla. Solo così si può indirizzare il percorso di cura della donna in modo integrato e sulla base delle sue esigenze

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