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Allarme a Ponte Milvio, cede il terreno, sos dai periti: «Altri palazzi a rischio crollo»

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Un canale di scolo fantasma, scomparso dalle planimetrie comunali e, ora, riapparso negli atti dell’inchiesta sul crollo della palazzina al civico 5 di via della Farnesina, a Ponte Milvio. L’ingegnere Lucrezia Le Rose, incaricata dal pubblico ministero Carlo Lasperanza di redigere una perizia sulle cause del disastro, ha recuperato le cartine del sottosuolo della città che risalgono a sessant’anni fa. E ha scoperto che, proprio sotto l’edificio crollato, scorreva un grande fosso riempito alla meglio nel dopoguerra e poi cancellato dalle cartografie del Campidoglio e del Municipio. Il terreno, quindi, non avrebbe retto al peso dell’edificio, visto che era troppo friabile, collocato in un’area da diporto, indebolito da infiltrazioni di acqua piovana e, soprattutto, con una sorta di voragine collocata proprio nel mezzo. Ora, il timore degli inquirenti è che «altri palazzi siano a rischio cedimento». Per questo motivo, l’ingegnere dovrà ricostruire il percorso del canale di scolo e verificare quante altre palazzine vi siano state costruite sopra. I tempi di redazione della consulenza si sono infatti allungati. I risultati non sono ancora stati depositati a piazzale Clodio, ma a breve una relazione dettagliata verrà consegnati nelle mani del pm. Il passo successivo degli inquirenti, che indagano contro ignoti per crollo colposo, sarà prendere provvedimenti per mettere eventualmente in sicurezza altre zone potenzialmente a rischio.

È il 24 settembre dello scorso anno, quando la palazzina cede. I vigili del fuoco hanno appena effettuato un’ispezione che, pur non catalogando la costruzione come pericolante, ha riscontrato un «esteso quadro fessurativo» e delle «lesioni sviluppate in pochissimo tempo», si legge nel documento. Verso le due di notte, i condomini chiamano il 115 dicendo di aver sentito strani scricchiolii. Le famiglie corrono in strada, aiutate dai pompieri e dagli agenti del commissariato Ponte Milvio. Dopo pochi minuti, un boato fortissimo. La parte posteriore dell’immobile si sgretola, mentre la facciata resta in piedi. Sul posto arriva anche il pm, che apre un’inchiesta per crollo colposo. Circa 120 persone vengono allontanate dalla zona pericolante. Gli inquilini delle palazzine contigue a quella franata restano sfollati fino alla demolizione dell’edificio, che avviene in gennaio. I residenti al civico 5, intanto, denunciano di essere stati praticamente abbandonati: si sono ritrovati senza casa e, oltretutto, hanno dovuto pagare di tasca propria le spese per l’abbattimento.

Nel frattempo, le indagini proseguono per evidenziare eventuali responsabilità. Gli inquirenti vogliono stabilire se nel corso degli anni ci siano state omissioni a livello di controlli e di manutenzione. Non è un accertamento facile, visto che si tratta di eventuali colpe risalenti molto indietro nel tempo. L’edificio infatti è stato costruito almeno sessant’anni fa e, all’epoca, il Comune sarebbe stato sollevato da ogni obbligo di verifica. Il canale fantasma, invece, sarebbe stato cancellato dalle planimetrie perché era stato riempito nel dopoguerra. Probabilmente, quell’intervento non sarebbe stato realizzato a regola d’arte, lasciando nel sottosuolo una sorta di voragine coperta con terreno troppo friabile. Ovviamente c’è grande preoccupazione per la sorte degli edifici adiacenti a quello venuto giù all’improvviso.

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