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Gianfranco Fini, sequestrate dalle Fiamme Gialle polizze vita per un milione di euro

L’ex presidente della Camera, per i magistrati, ha un ruolo centrale nell’aver evaso le tasse e riciclato proventi illeciti conseguiti da attività economiche e finanziarie, anche nell’acquisto di immobili, tra cui la casa di Montecarlo che hanno coinvolto i membri della famiglia Tulliani

Gianfranco Fini

Gianfranco Fini

I finanzieri del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di circa 1 milione di euro, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma nei confronti dell’ex presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini.
Il sequestro delle due polizze vita, con un valore di riscatto di 495 mila euro l’una è giustificato da inquirenti ed investigatori della Guardia di Finanza per il ruolo centrale di Gianfranco Fini in tutta la vicenda che ha portato in carcere Corallo e al sequestro di beni per un valore di sette milioni nei confronti della famiglia Tulliani. Secondo gli investigatori, Corallo assieme a Alessandro La Monica, Arturo Vespignani, Amedeo Laboccetta, Rudolf Theodoor e Anna Baetsen, avrebbero fatto parte di un’associazione a delinquere che avrebbe evaso le tasse e dedita al riciclaggio. I soldi, una volta ripuliti, sarebbero stati utilizzati da Corallo per attività economiche e finanziarie ma anche nell’acquisto di immobili che hanno coinvolto i membri della famiglia Tulliani.
«I proventi illeciti conseguiti dall’associazione capeggiata da Francesco Corallo – secondo quanto riferisce la guardia di finanza – sono stati utilizzati per attività economiche, finanziarie, ed acquisizioni immobiliari, tra cui l’acquisto dell’appartamento a Montecarlo ceduto da Alleanza Nazionale alle società offshore Printemps e Timara, riconducibili a Giancarlo e Elisabetta Tulliani». Da quanto emerso dalle indagini dei finanzieri questo «negozio giuridico, realizzato alle condizioni concordate con Francesco Corallo ed i Tulliani, è stato deciso da Gianfranco Fini nella piena consapevolezza di tali condizioni». Secondo quanto ricostruiscono i finanzieri, inoltre, è emerso come «i membri della famiglia Tulliani dal 2008 abbiano ricevuto, per il tramite di società offshore riconducibili a Francesco Corallo, oltre sette milioni di euro, trasferiti su conti personali e su conti di società a loro direttamente o indirettamente riconducibili». Già a febbraio il gip aveva emesso un «decreto di sequestro per equivalente relativo a beni immobili, mobili e conti correnti, della famiglia Tulliani, per un valore di oltre 7 milioni di euro». Da ulteriori indagini, spiega la guardia di finanza, è emerso come «Gianfranco Fini sia stato artefice dei rapporti che si sono instaurati tra Francesco Corallo e i membri della famiglia Tulliani, rapporti in forza dei quali costoro hanno ricevuto dal primo le cospicue somme di denaro menzionate, in assenza di qualsiasi causale logica, ovvero in presenza di causali non collegabili a reali prestazioni effettuate». Proprio sulla base di queste nuove indagini, è stato emesso il decreto di sequestro preventivo eseguito nei suoi confronti.
Il gip Simonetta D’Alessandro nel decreto di sequestro di due polizze intestate a Gianfranco Fini per un valore complessivo di 1 milione di euro scrive: «Una vicenda dalle implicazioni inquietanti, il cui disvelamento pare, ad oggi, ancora solo embrionale, pur se foriero di imprevisti e piuttosto tumultuosi sviluppi». Nel provvedimento il giudice scrive che Fini «concorrendo con i Tulliani nei rispettivi delitti contestati, può essere destinatario del provvedimento ablativo in proprio nonché in virtù del principio solidaristico operante in materia, con riferimento ai reati commessi in concorso con Tulliani il cui patrimonio si è rivelato insufficiente a coprire valore del profitto illecito determinato». E per questi motivi è stata accolta la richiesta del sequestro delle due polizze assicurative stipulata con Axa Mps Financial Ltd ed intestata a Fini.
«Se l’induzione al suicidio non fosse reato, suggerirei a Fini di spararsi. Diceva di essere un coglione. Forse qualcosa di peggio». Lo scrive su Facebook il presidente del Movimento Nazionale, Francesco Storace.

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