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Manovra, Padoan chiede all’Ue uno sconto di 9 miliardi per il 2018

2476786_1250_padoan1Un aggiustamento strutturale del deficit pari allo 0,3% nel 2018 e la stabilizzazione del rapporto Debito Pil. È l’indicazione contenuta in una lettera che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha inviato alla Commissione Europea per comunicare, dopo le raccomandazioni inviate le scorse settimane, «la portata dell’aggiustamento ritenuto adeguato allo stato delle finanze pubbliche del nostro paese, anche alla luce dello sforzo di riforma che prosegue ininterrotto da alcuni anni».

La riduzione da 0,8 a 0,3 punti di deficit della manovra 2018, così come richiesto oggi all’Ue da Padoan, equivarrebbe – secondo quanto risulta all’agenzia Ansa – a uno «sconto» di circa 9 miliardi sulle misure da adottare con la prossima legge di Bilancio. Unendo a questo l’effetto di trascinamento della «manovrina», sarebbero quindi sufficienti – secondo alcune valutazioni – 6 miliardi di interventi per evitare l’aumento dell’Iva, cioè per sterilizzare la clausole di salvaguardia ora previste per i conti

In pratica il governo punta a una manovra di correzione dei conti inferiore a quella finora prevista e che nei documenti approvati dal parlamento era indicata dover essere di circa 0,8 punti percentuali. Nella lettera Padoan ricorda come alcuni obiettivi chiave sono quelli della creazione di maggior lavoro e di una crescita più rapida e «contemporaneamente, la commissione ha sottolineato l’importanza per l’Eurozona di avere una condizione di bilancio che raggiunga un appropriato bilanciamento tra un rafforzamento della ripresa e l’assicurazione di una
sostenibilità di bilancio». «Io condivido completamente questo approccio». Il testo ripercorre anche alcuni dati di contesto (come la disoccupazione italiana sopra l’11%) e le modalità di calcolo dell’output gap europeo che incide sui conti italiani.

Il ministro si sice inoltre «pienamente convinto della necessità dell’utilizzo di un giusto mix di interventi monetari e di
bilancio per consentire all’area dell’Euro di raggiungere livelli cruciali a costruire un futuro prospero per l’Uem.
La lettera, inviata ai vicepresidente della commissione Valdis Dombrovskis e al commissario Pierre Moscovici», segue le recenti raccomandazioni e indica nero su bianco «in 0,3 per cento del Pil l’aggiustamento strutturale per il 2018 che consentirebbe al Governo italiano di proseguire nella politica economica che tra 2014 e 2017 ha assicurato una costante riduzione del rapporto deficit/PIL (0,3% di PIL per anno) e la stabilizzazione del rapporto debito/PIL (atteso in calo per l’anno in corso), e al tempo stesso ha dato un supporto all’economia che ha permesso di tornare alla crescita (passata dallo 0,1% del 2014 allo 0,9% del 2016 e attesa all’1,1% nel 2017)».

Alla lettera è anche allegata l’analisi comparata dell’intenso sforzo di consolidamento dei conti pubblici realizzata dall’Italia dal 2009 in avanti, che colloca il nostro Paese in cima alla lista degli Stati virtuosi dell’Unione europea. Nel focus si risponde alle critiche di alcuni osservatori secondo i quali il consolidamento delle finanze pubbliche intrapreso dall’Italia negli anni della crisi finanziaria si collocherebbe tra i meno significativi dell’area dell’euro. Il Mef risponde alle critiche («nulla di più impreciso») analizzando l’andamento di Deficit, avanzo primario e debito.

Sul deficit il Mef mette in risalto che «tra il 2009 – il primo anno in cui il prodotto dell’area dell’euro si è contratto – e il 2016 l’Italia ha mantenuto un disavanzo pari in media al 3,3 per cento; nel periodo solo sei paesi dell’Eurozona hanno prodotto un disavanzo in media inferiore alla soglia del 3 per cento». «Per apprezzare appieno lo sforzo prodotto dal Paese – secondo il Mef – bisognerebbe guardare al saldo primario, depurando il saldo di bilancio dell’onere del debito pubblico: ebbene l’Italia risulta il Paese che assieme alla Germania ha mantenuto l’avanzo primario in media più elevato (1,2 per cento; fig. 2), tra i pochi ad aver prodotto un saldo positivo, a fronte della gran parte degli altri paesi membri dell’Eurozona che invece hanno visto deteriorare la loro posizione nel periodo considerato – ad es. la Spagna ha espresso un disavanzo primario medio del 5,2 per cento del PIL nel periodo, la Francia del 2,6». Guardando il saldo primario corretto per il ciclo – secondo il Mef – i risultati sono ancora migliori, tanto che l’Italia risulta «aver compiuto il più significativo percorso di consolidamento».

Il debito rimane per l’Italia un nodo, tanto che lo stesso Mef lo indica come una delle ragioni alla base di un atteggiamento di bilancio prudente. «Esiste, ovviamente – scrive il rapporto del Mef – , una buona ragione alla base della scelta di una politica di bilancio prudente, ovvero la presenza di un elevato debito pubblico (fig. 4a); tuttavia, proprio in ragione di una politica di bilancio attenta alla sostenibilità delle finanze pubbliche, il debito italiano è aumentato nel periodo a un ritmo sensibilmente inferiore a quello di altri paesi».

«Il Governo – conclude il focus del Mef – intende proseguire in una strategia di politica economica attenta alla disciplina di bilancio e al tempo stesso di sostegno alla crescita, all’occupazione e agli investimenti. A partire dal 2014 l’intonazione della politica di bilancio, improntata a un più graduale consolidamento dopo le severe restrizioni fiscali adottate negli anni precedenti, si è associata al ritorno prima e all’irrobustimento poi della crescita: ne è risultata la progressiva contrazione del rapporto tra indebitamento netto e pil».

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