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L’INTERVISTA/ Spallanzani, ecco perché dobbiamo avere una marcia in più degli altri

IMG_20170415_1233417Di Giovanni Tagliapietra

Tenace, decisa, energica, competente. Una dura, capace di tener testa ai sindacati come ai baroni della ricerca. Da due anni Marta Branca governa l’Inmi Spallanzani, prima come commissario straordinario, poi come direttore generale. Con le celebrazioni per gli 80 anni dell’Istituto insegue con determinazione il salto di qualità. Facciamo con lei il punto della situazione

Eccellenza mondiale, ha detto Zingaretti, il prestigio dello Spallanzani è indubbio, forse sul piano della ricerca scientifica c’è qualche obiettivo in più da raggiungere. Quale?
Di obiettivi ne abbiamo e molti. Ovviamente tutti si inseriscono in un quadro più ampio rappresentato dagli obiettivi della Regione, in cui siamo collocati e di cui siamo parte integrante. Ed essendo stati individuati come centro coordinatore della rete regionale delle malattie infettive abbiamo tra i nostri obiettivi immediati quello di rispondere al bisogno della Regione di ricoverare pazienti con infezioni gravi e polipatologie. In tale contesto poi ci poniamo anche l’obiettivo di aumentare il volume dell’attività assistenziale, con una riorganizzazione di spazi e di personale che abbiamo di recente cominciato e che – visto anche il trend positivo già registrato – ci consentirà di effettuare un maggior numero di prestazioni e di ricoveri nel rispetto degli standard di appropriatezza previsti dalla normativa. Non possiamo poi tralasciare l’importante e delicato obiettivo del raggiungimento dell’equilibrio economico o comunque di una sensibile riduzione del deficit che – sia pure contenuto nel caso dello Spallanzani – deve essere, coerentemente con gli sforzi di tutte le Aziende del SSR del Lazio, riportato a numeri sostenibili.


La celebrazione degli 80 anni ha messo in vista i pregi, le abilities dello Spallanzani. Se lei dovesse indicare i limiti e gli obiettivi da raggiungere?

Si, è vero, festeggiare il compleanno ci è servito a fare il punto sulla nostra storia, su dove siamo arrivati e su quanta competenza e professionalità abbiamo dimostrato di avere. Ma siamo consapevoli di avere anche qualche limite e alcuni aspetti da migliorare e ciò non può che riguardare la risorsa principale e più importante dell’Azienda cioè quella umana. Le nostre persone – che come dappertutto hanno un’età media piuttosto alta – alle volte sono stanche e demotivate, ma hanno a cuore i pazienti: partendo da questo noi dobbiamo lavorare per continuare a far crescere in loro il senso di appartenenza all’Istituto e dare loro un nuovo slancio e motivazione per una maggiore soddisfazione lavorativa.
Dal punto di vista invece più tecnico e tecnologico nell’ambito degli aspetti da migliorare vorremmo continuare ad adeguare le strutture di isolamento a livelli crescenti di protezione degli operatori e dei pazienti e poi abbiamo in programma una ristrutturazione degli antichi padiglioni soprattutto per superare il problema delle barriere architettoniche e rendere il luogo di cura più accogliente anche per le persona portatrici di handicap.

Che cosa differenzia lo Spallanzani da altre strutture simili
Lo Spallanzani è una struttura monospecialistica ad altissima specializzazione: “entra in campo” con un’assistenza di secondo livello, cioè inizia la propria attività dopo che sono stati tentati approcci più semplici da parte delle altre strutture, a meno che non si tratti di pazienti che necessitano già in prima battuta di isolamento stretto. Per far questo è necessario avere sistemi diagnostici all’avanguardia e strumenti di alta tecnologia, ed è questo il vero punto forte dell’Istituto.

I numeri dello Spallanzani: quanto costa in rapporto a quello che dà, quanto uomini, quanti pazienti
Ogni anno si rivolgono a noi più di 5.000 nuovi pazienti. Effettuiamo circa 3.000 ricoveri in degenza ordinaria e più di 10.000 visite per counselling e test per HIV. Seguiamo più di 6.000 pazienti con HIV ed eroghiamo loro la terapia antiretrovirale per oltre 38.000 accessi, in day service e ambulatorio. Abbiamo in carico circa 5000 pazienti con epatiti acute e croniche e abbiamo ricoverato circa 300 nuovi pazienti con tubercolosi e più di 2.000 con tubercolosi latente.
Il nostro personale è composto da circa 400 infermieri ed altri operatori sanitari e 200 tra medici e ricercatori. Abbiamo 6 laboratori che svolgono una ricerca di base e clinica e un laboratorio BSL4 che risponde alle emergenze del Paese. Abbiamo servizi di epidemiologia per l’AIDS, le epatiti virali, l’epidemiologia clinica le funzioni di sorveglianza e controllo delle infezioni per conto della Regione Lazio. I costi sono elevati come si può intuire, anche per quanto riguarda l’utilizzo di farmaci altospendenti per la cura delle patologie di cui ci facciamo carico e per le tecnologie all’avanguardia che utilizziamo per la diagnostica avanzata: siamo molto attenti ad un utilizzo attento ed appropriato delle risorse in modo da utilizzarle con efficienze ed efficacia e garantirne quindi ilmassimo rendimento.

Essere donna e manager di una struttura come questa impone delle scelte di vita. Complicato? Che obiettivi personali per il futuro?
Ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace e mi appassiona e quindi la fatica la sento meno. Essere il vertice di un’Istituto come lo Spallanzani rappresenta per me una sfida quotidiana che richiede presenza costante, studio e approfondimento, ascolto e confronto e soprattutto equilibrio e umiltà. Dall’esperienza scout ho imparato a non aver paura di mettermi in gioco e a considerarmi sempre “in cammino”, ad “arrivare” per “ricominciare”. Essere donna poi….beh quello lo considero un valore aggiunto: le donne sanno essere multitasking perché da sempre sono abituate a fare più cose insieme! Certo le mie figlie, con entrambi i genitori molto dedicati al lavoro, si sono dovute abituare fin da piccole ad essere un po’ più autonome e responsabili, ma oggi questo rappresenta per loro una marcia in più e ci fa apprezzare la qualità del tempo che trascorriamo insieme. Al futuro penso con entusiasmo: vorrei portare avanti il mio incarico allo Spallanzani e vorrei farlo bene e con risultati positivi fino a fine mandato e poi mi piacerebbe continuare su questo percorso, magari con una conferma oppure – perché no? – con altro incarico ancora più sfidante e impegnativo.

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