| categoria: editoriale

Lo stallo infinito della politica

Dopo un anno di calvario siamo al punto di partenza. E’ tutto da rifare. Ma nessuno ammette di aver sbagliato. Le elezioni antcipate? E chi le voleva? Il super-accordo dei quattro? Un incredibile enorme bluff. Riuscirà Mattarella a ricucire i brandelli di una situazione perlomeno imbarazzante? Intanto il paese sopravvive sotto la prudente guida di Gentiloni

La politica italiana è in preda ad una crisi di nervi, o forse anche soffre di una crisi di identità. Ha giocato la commedia della legge elettorale, ora deve trovare un nuovo obiettivo o rassegnarsi a scomparire. Galeotti quegli undici seggi trentini tirati in ballo (a sproposito, strumentalmente?) nella nuova legge elettorale e galeotta la deputata Biancofiore, super-fedelissima di Berlusconi, che con il suo emendamento ha mandato a fondo uno dei più pazzeschi progetti politici mai andati in onda nel parlamento italiano. Altri che convergenze parallele, altro che due forni, altro che compromesso storico. Qui si è volato basso e ad un virtuale tavolo da poker quattro giocatori certo di non specchiata virtù, avversari incalliti, hanno deciso di giocare una partita truccata. Aspettando ciascuno il tradimento dell’altro. E’ andata come doveva andare, e cioè male. Chi ha sparato per primo ha colpito la riforma elettorale, affondandola. Tutto il resto è noia, e chissà come ne usciremo. Il bello è che al paese tutto questo interessa poco, è una partita che interessa solo la casta, solo chi sta nel Palazzo e non vuole uscirne. E’ stata una giornata da incubo, quella di giovedì, con una tensione che da tempo non si respirava a Montecitorio.E’ è veramente un maestro del trilling lo sconosciuto che si è inventato il black out del tabellone. Un guasto incredibile che ha svelato i franchi tiratori, ancora più incredibile il gesto del commissario politico del Pd Fiano, che con il cellulare ha fotografato il tabellone prima che si oscurasse immortalando i voti dei franchi tiratori. I traditori saranno processati e pagheranno, questo è certo. Ma tutto questo è coreografia. Il risultato finale è che non voterà più a settembre, che il Quirinale esprime fulmini e saette, che il quadro politico è ancora più confuso (e lo sono i cittadini) e che il serafico Gentiloni può continuare a navigare nel suo grigio tran tran che nessuno sa, può e vuole scalfire. E’ il bis del referendum dello scorso anno. Fallimento impressionante, commenta Matteo Renzi, come se non si rendesse conto che lo sconfitto, ancora una volta è lui. La politica gioca con il fuoco ed il paese è sempre più distante, addio legge elettorale con il proporzionale con soglia al 5%, il Fianum, dal nome del relatore Emanuele Fiano. Ma alla gente interessa qualcosa? Un commentatore in tv diceva più a se stesso che al pubblico, ho letto e riletto il testo della riforma elettorale, ho cercato di farmela spiegare, e non ho capito granchè. Il che significa che le cose non sono chiare, e che volutamente qualcuno in Parlamento ha cercato di mantenerle poco chiare. Senza pudore proprio quei leader politici, consigliamo a tutti di ascoltare una mezzora di Radio Radicale mentre trasmettere in diretta il dibattito in aula, c’è da inorridire o da sbellicarsi dalle risate. I nostri rappresentanti sembrano parlare sul serio, ma sono distanti anni luce dalla realtà. Chi è il più inaffidabile? I grillini, come dice Renzi, inaffidabili per definizione? O inaffidabile il Pd disposto a tutto pur di portare a casa il risultato? E Alfano, che si proclama vincitore, infilando una serie di affermazioni grottesche? Citiamolo: ‘Abbiamo vinto. Ieri si è trattato di un clamoroso fallimento’. “Siccome c’è un contegno della sconfitta ed anche della vittoria – spiega il leader di Ap -, il nostro contegno sta nel non infierire e nel guardare avanti per il bene del paese. Da oggi continuiamo a ragionare soltanto in termini di maggioranza di governo”, conclude Alfano. “Non si parli più di elezioni anticipate. Il caso è chiuso. Occupiamoci del bene del Paese”. “Noi – ha precisato Alfano – siamo per andare avanti, il Pd ha formalmente dichiarato che la legislatura va avanti fino a scadenza costituzionale. Quindi il caso è chiuso. Fino a ieri dovevamo ragionare come maggioranza di governo e opposizione alla legge elettorale, da oggi torniamo a ragionare esclusivamente come maggioranza di governo”. Ma non era quello appena finito fuori gioco? Ora il futuro dipende da lui? Al netto dei reciproci scambi di accuse, si apre un periodo di incertezza sia sul tentativo di giungere a un nuovo sistema elettorale, sia sulla tenuta della maggioranza di governo, benché la Borsa abbia scommesso sulla durata della legislatura fino al 2018. E il Quirinale non poteva che definirsi “preoccupato” per lo stallo di un dialogo che univa tante forze politiche. Rimane quindi, per Sergio Mattarella, l’auspicio che si ritrovi il bandolo della matassa. C’è ancora tempo per rimediare?

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