| categoria: Il Commento

LA COMUNICAZIONE DI REGIME

di Maurizio Del Maschio

Su tutti i quotidiani italiani in questi giorni vengono pubblicate cronache riguardanti gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’Italia che poco fanno onore alla correttezza, all’imparzialità e alla sincerità che dovrebbero caratterizzare il mondo della comunicazione. Si è esultato per l’interrogatorio di James Brien Comey, l’ex capo dell’FBI di nomina obamiana e “licenziato” da Donald John Trump, che ha adombrato l’interferenza della Russia sulle elezioni americane in favore di Trump senza peraltro fornire prove, senza esibire la cosiddetta “pistola fumante”. Parole in libertà che hanno nuovamente fatto adombrare, fra coloro che detestano il Presidente in carica, lo spettro dell’impeachment, della messa in stato d’accusa per tentare di destituirlo. Ma i nostri giornaloni e telegiornaloni di fede obamiana e clintoniana enfatizzano le parole in libertà di Comey che, peraltro, non ha apertamente mosso alcuna accusa specifica all’inquilino della Casa Bianca. Finora i media si sono dedicati a informarci se e quando il Presidente americano poteva essere oggetto di incriminazione. I telegiornali della RAI, in prima fila, si sono distinti con gli inaccettabili e distorti servizi dei corrispondenti dagli Stati Uniti, tacendo sulle reazioni di Washington. Invece, persino Alan Morton Dershowitz, il famoso penalista di Harvard di fede democratica, esclude che vi siano comportamenti illegali da parte di Trump. Considerati i livelli di pericolosa inefficienza a cui erano arrivati i servizi segreti americani, non ci sarebbe da stupirsi che sia proprio l’aria nuova portata da Trump nella loro gestione ad aver provocato gli attacchi al Presidente.
Anche riguardo alle elezioni britanniche le titolazioni sono state quasi unanimi nel segnalare la sconfitta del Partito Conservatore di Theresa Mary Brasier May. È vero che l’intento della May era quello di ottenere una maggioranza assoluta che le consentisse di negoziare con maggior forza con l’Unione Europea, ma i conservatori hanno comunque ottenuto la maggioranza relativa, con 314 deputati eletti contro i 266 del partito laburista. Anche se la formazione del nuovo governo non sarà né facile né gratuita dovendo negoziare l’appoggio del Partito Unionista Democratico nord-irlandese, i conservatori hanno la maggioranza relativa e Jeremy Bernard Corbyn ha perso la competizione. L’attuale leader dei conservatori non ha la personalità di Margaret Hilda Roberts Thatcher, ma è pure vero che sul deludente esito elettorale hanno pesato non poco i recenti attentati, anche se i danni politici sono stati inferiori a quelli che Josè Maria Alfredo Aznar Lopez subì alle elezioni del 2004 dopo il sanguinoso attentato terroristico alla stazione ferroviaria madrilena di Atocha che portò al potere il socialista Josè Luis Rodriguez Zapatero, con tutte le conseguenze negative che ancora oggi la Spagna lamenta. I media italiani, preferiscono schierarsi con il fanatico Corbyn sottolineando la sua rimonta elettorale delle ultime settimane senza curarsi di valutarne le cause, tutte estranee alle sue scarse capacità. Corbyn, un anno dopo la sua elezione a capo del Partito Laburista, ha deposto una corona di fiori sulla tomba di uno dei terroristi palestinesi autori della strage degli atleti israeliani alle olimpiadi di Monaco 1972. La vicinanza del leader laburista ai terroristi islamici non stupisce. Corbyn si è fatto fotografare con esponenti di formazioni canagliesche ed eversive come Hamas e Hezbollah, che definisce “amici”. Il suo partito ha assunto posizioni sempre più estreme. Con i suoi rigurgiti di schietto antisemitismo ha rispolverato tutto il ciarpame vetero-comunista che la storia aveva ormai relegato ad un ruolo marginale.
Quanto all’Italia, mai come in questi giorni si sono intensificati gli incontri, i dibattiti, le riunioni di commissioni riguardanti il varo della legge elettorale che dovrebbe dare stabilità al governo del Paese. Si era detto che questa sarebbe stata la volta buona ingaggiando una lotta contro il tempo. Maliziosamente viene da pensare che tanto rumore per nulla sia giustificato dalla necessità di ingrossare il vitalizio di chi in Parlamento c’era anche prima e garantirlo ai neoeletti.
Affidare la riforma della legge elettorale dello Stato a chi finora dello Stato ha abusato per proprio interesse è come affidare la custodia del pollaio ad una volpe. Sì, perché abbastanza furbi lorsignori lo sono. Si modifica gattopardescamente nella forma, purché comunque non si intacchi lo strapotere dei partiti, grandi e piccoli. Questa casta politica famelica e rozza vuole imporre leggi che non scalfiscono minimamente il suo potere. Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. È chiaro che il Movimento 5 Stelle si illude di andare al potere con tutti i mezzi, anche con l’inganno. C’è da sperare che il suo elettorato si svegli e capisca quale tranello Beppe Grillo & Co. gli stanno tendendo. A fronte dell’urgente necessità che si cambi un sistema che ormai mostra tutte le sue debolezze, i politicanti che sguazzano nella palude parlamentare, a qualunque sigla appartengono, mirano solo alla conquista e al mantenimento del loro scranno. ad azzannare una fetta di potere, grande o piccola che sia, alla faccia degli Italiani che vedono il loro voto contare sempre meno, con la complicità della comunicazione di regime al servizio della casta. È il tramonto della democrazia e gli attori di questa farsa hanno ormai gettato la

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