| categoria: politica

Rai, tetto sui compensi degli artisti: porte aperte ai big

Se Roma non si è trasformata nottetempo in Nicosia e non interverrà in un secondo momento la Troika Ue, i compensi di Fabio Fazio e degli altri big della Rai – attesi dal giudizio del Cda convocato da Monica Maggioni per oggi sulla liceità dei loro compensi – dovrebbero essere salvi. A Cipro, vista la disgraziata congiuntura economica del paese, l’Europa dei banchieri aveva deciso di imporre limiti precisi ai compensi delle star televisive e il Parlamento, in seduta plenaria, aveva respinto al mittente l’ingerenza diventata poi tale e concreta solo per imposizione di Banca Centrale europea e Fondo Monetario internazionale. Piangono dunque gli (ex) ricchi presentatori televisivi di RIK 1 e RIK2 in onda da Aglandjia, sobborgo di Nicosia e tirano invece un sospiro di sollievo gli animatori dei varietà irradiati da Via Teulada o Corso Sempione.

REVISORI FISCALI
Mario Orfeo, neo dg della Rai, ha superato il primo ostacolo persuadendo uno a uno gli ex riottosi componenti del Cda – terrorizzati dal dover rispondere in solido alle eventuali contestazioni della Corte dei Conti sullo sperpero di denaro pubblico – giocando di dialettica sull’ipotesi contraria. Ha delineato un paradosso semplice e convincente, ovvero: c’è maggior danno erariale nel riconoscere agli artisti ciò che il mercato (non solo pubblicitario) gli attribuisce da anni o nell’applicare il tetto ad artisti del calibro di Fiorello, un nome a caso, a cui però la Rai starebbe pensando?

La domanda non è oziosa (e Orfeo potrebbe davvero scrivere ai giudici che si occupano di ordinamento fiscale) perché tra i primi doveri di una Spa – sostiene il vasto partito che considera il tetto ai compensi pura follia populista- c’è non far perdere valore all’impresa. Carlo Freccero, l’uomo più vicino in cda a chi potrebbe armare una battaglia di principio, i Cinque Stelle, conosce troppo bene la televisione fin dall’epoca in cui catalogava i film sottoponendo le sue scelte a un giovane Silvio Berlusconi, per non capire che la tv è fatta anche di riconoscibilità immediata, di abitudini consolidate, di ascolti e introiti pubblicitari direttamente proporzionali ai dati di share.

Tutto risolto o quasi quindi, con la delibera ad hoc sui compensi artistici già preparata da Dall’Orto prima della sua defenestrazione e sogni di gloria tramontati per chi pensava di poter “acquistare” a un euro in più dei rivali, le stelle costrette all’esilio dal tetto fissato a 240.000 euro. Come già anticipato ieri su queste pagine, sono allo studio formule complesse che permettano di contribuire con la pubblicità ai compensi degli artisti o dei giornalisti (Vespa) che hanno già il loro contratto in parte coperto da quella specifica voce.

ANGELA JR. E GLI ALTRI
La partita ora si sposta altrove. Sui profili come Alberto Angela che non hanno ancora un rinnovo in vista, ma che all’azienda, non solo per ascendenza storica, portano qualità e ascolti (priorità di Orfeo sarà trattenerlo, aumentargli lo stipendio e diradare la corte di Sky, di La7 e di Discovery), sul già evocato ritorno di Fiorello e sulla chiusura dell’affaire Fazio. Il conduttore, pur di non emigrare dall’azienda in cui lavora da più di un quarto di secolo, si farebbe tagliare una mano. In prima serata lo fece esordire Agostino Saccà nell’ormai preistorico “Fate il vostro gioco”. Da allora, Fazio ne ha accumulate un’infinità e nessuno meglio di lui sa che la cornice a volte è persino più importante del quadro.

Il caso Crozza, spostatosi con tanto di faraonico contratto in quel di Discovery e poi sostanzialmente sparito dai radar, è plastico, evidente, paradigmatico. Allo studio per Fazio, nell’alveo della già conclamata riduzione del 10% previsto per gli artisti, un doppio programma su Rai1 e su Rai3. Anche se il canone Rai produce “solo” 1,8 miliardi di euro rispetto ai 6 della Bbc e ai 9 della tv pubblica tedesca, i denari, in qualche modo, si troveranno. Siamo in Italia. E non (ancora?) a Cipro.

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