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GIUSTIZIA PERICOLOSA/In comunità quell’adolescente troppo effeminato? Fermate quei giudici

Il caso dell’adolescente padovano spedito in comunità perché ritenuto “troppo effeminato”. Colpa di un ambiente familiare con troppe donne? Tolta a madre e padre la potestà genitoriale, nominato un tutore resrerà ostaggio del tribinale dei Minori fino ai 18 anni. C’è modo migliore di sconvolgere la vita ad un ragazzino?

Qualcuno intervenga e salvi quel ragazzino di 14 anni al centro di una contesa infinita tra i genitori e ostaggio del Tribunale dei minori di Padova e di una giustizia pericolosissima che non sa, non vuole, non riesce a tutelarlo. Del caso si erano occupati i media questo inverno, senza approfonndire troppo e senza capire, la storia del 13enne tolto ai genitori “perchè effeminato “, i giornalisti ci hanno girato un po’ poi hanno lasciato perdere . Ma la storia va avanti e nei giorni scorsi i giudici hanno deciso che al ragazzino non può crescere con madre e sorelle in un ambiente di sole donne e deve necessariamente tornare in una comunità di accoglienza. Entrambi i genitori sono stati dichiarati decaduti dalla potestà genitoriale e il ragazzino è stato affidato ai Servizi Sociali per «il suo collocamento in idoneo ambito eterofamiliare, preferibilmente una comunità terapeutica lontana dal territorio di appartenenza, per la presa in carico psicoterapica, per la disciplina dei rapporti con i genitori e gli altri congiunti, con facoltà di sospenderli, se disturbanti». Il minore, che sta sostenendo in questi giorni gli esami di terza media, potrebbe essere costretto a fare le valigie e a trasferirsi in una struttura adatta a gestire il percorso di recupero. Anche perché il decreto del tribunale ha carattere di immediata esecutività. Il condizionale rimane comunque d’obbligo in questa fase di estrema delicatezza. Il Tribunale dei Minorenni dovrà necessariamente procedere alla nomina di un tutore, in grado di sostituire i genitori in qualsiasi adempimento, come ad esempio l’iscrizione del ragazzino ad un istituto superiore. Toccherà con tutta probabilità ad un professionista con compiti di garante gestire il distacco da casa. Al momento non è stata prevista né richiesta la presenza delle forze dell’ordine. E questo è un controsenso, perché si costringe il ragazzino nel limbo. Ma si devono anche considerare le volontà del minore – compirà quattordici anni a settembre – che ha ripetutamente espresso, anche nel corso dell’audizione protetta in tribunale, la volontà di continuare a vivere con la madre. Dunque? Val la pena di ricordare le ragioni indicate a febbraio dal tribunale dei Minorenni di Venezia: la prima segnala “problematiche relazionali profonde e segnali di disagio psichico come i cali di attenzione e di concentrazione, l’alta suggestionabilità, gli atteggiamenti aggressivi, la bassa tolleranza alle frustrazioni, uno stato generale disadattivo e disfunzionale”. La seconda riguarda la sfera affettiva: “È legato quasi esclusivamente a figure femminili e la relazione con la madre appare connotata da aspetti di dipendenza”. Tutto questo vale un allontanamento dai genitori? Educatori, psicologi, assistenti sociali lo “raddrizzeranno” in una comunità protetta? Sembra di essere tornati nel Medioevo e vien da pensare che forze il Tribunale dei Minori dovrebbe pensare a fare meno danni e a lasciare che le famiglie se la sbrighino da sole. Come supererà tutti questi traumi l’adolescente padovano? Quel che è certo è che di sua spontanea volontà non andrà sicuramente nella comunità dove sarebbe destinato, Ma non è nemmeno libero di assumere una qualunque decisione che riguardi la sua vita, dalle visite mediche alla scuola superiore da frequentare, nemmeno libero di fare una vacanza, figuriamoci all’estero, perché finché non compirà i 18 anni saranno i Servizi sociali a dover decidere per lui. E’ bloccato per i prossimi quattro anni in un limbo, prigioniero delle istituzioni pur senza essere in galera. Questo il futuro che i giudici hanno disegnato per lui. L’effeminatezza o la presunta omosessualità sono una malattia? Nemmeno più la Chiesa cattolica ha posizioni così discriminatorie. Ma qualcuno si sente superiore alle leggi della vita e decide. I politici, i commentatori della prima ora hanno altro da fare, sono spariti, e forse è meglio così. Se c’è un modo, un sistema per fare sentire qualcuno un “diverso”, per rovinargli la vita i giudici del tribunale veneziano l’hanno trovato.

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