| categoria: Il Commento

LA DISGREGAZIONE DELL’IDENTITÀ EUROPEA

di Maurizio Del Maschio

Oggi, nell’Occidente europeo pochi ma fortissimi detentori del potere stanno operando la distruzione degli Stati nazionali e la dissoluzione dei popoli europei. Alla fine della seconda guerra mondiale, l’obiettivo era quello di costruire una Europa unita in cui fossero bandite per sempre le guerre. Tale obiettivo passava per il riconoscimento e l’uguaglianza di tutti i popoli, di tutte le strutture sociali, di tutte le religioni europee al fine di stabilire così il passo fondamentale per giungere a un governo complessivo di stampo federale. Non si tratta di ipotesi, ma di dati di fatto confortati da inequivocabili segnali. Allora sembrava l’unico vero ideale la cui realizzazione non appariva difficile a partire da sei Paesi: Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi, i cui ordinamenti si presentavano più omogenei e le cui tradizioni più simili. Dal 1957, data del progetto, sono passati sessant’anni, ma gli Stati Uniti d’Europa hanno continuato ad esistere soltanto sulla carta, nelle illusioni di alcuni politici e nei sogni degli entusiasti sostenitori dell’ideale europeo. In realtà, l’idea europea si è corrotta ed è stata sostituita dalla miriade di istituzioni e di poltrone create appositamente per illudere ingannevolmente i popoli, come il Parlamento europeo. L’Europa non progredisce a dispetto di coloro che ne magnificano le istituzioni. Il suo potere politico è quasi nullo malgrado le immense ricchezze profuse, malgrado l’allargamento abnorme, disomogeneo e squilibrato, malgrado l’imposizione di una moneta unica, malgrado le regole e le norme imposte da Bruxelles per far diventare uguali, se non le persone, almeno la lunghezza degli asparagi e delle zucchine, la curvatura delle banane, i recinti per l’allevamento del pollame e pure le dimensioni dei sedili dei mezzi di trasporto pubblici.
No, l’Unione Europea non solo non progredisce, ma si è costruita disorganicamente e in modo irreversibile. È in base a questa amara constatazione che è partito l’ordine di dare il via al programma di distruzione della civiltà europea per mezzo dell’invasione di popoli totalmente diversi, africani, medio e estremorientali. Si tratta di un programma che i politici di Bruxelles, che hanno soffocato gli ideali dei Padri Fondatori piegandoli ai loro disegni, ritenevano di poter mettere in atto in modo “morbido”, inculcando per anni il dovere e il valore dell’accoglienza, predicato da papi e da vescovi, da giornalisti e da innumerevoli opinion leader in trasmissioni televisive, senza mai alludere alle problematiche derivate dalle differenze attitudinali, psicologiche, culturali, religiose dei milioni di immigrati, differenze che, anzi, Angela Merkel una volta ha perfino negato affermando che i musulmani hanno con noi in comune la cultura. È evidente che mentiva spudoratamente. In Germania esistono già da molti anni i tribunali islamici per gli immigrati, riservati alla gestione della giustizia secondo le leggi coraniche e tanto basta per affermare che appartengono ad un’altra cultura. Peraltro, la Merkel in realtà è stata usata fin dall’inizio dai costruttori di questo mostro che va sotto il nome di UE per coprire gli scopi che andavano realizzando. Naturalmente alla Merkel è piaciuto questo ruolo di principale leader dell’Europa, anche se molto criticato sia per la gestione economica e finanziaria indirizzata al rigore nella spesa sia per l’eccessiva permissività nei confronti dell’invasione immigratoria. Ella è solo un’esecutrice dei disegni dei banchieri e dei mondialisti che controllano Bruxelles.
L’UE non è riuscita a raggiungere i suoi scopi. Gli Stati nazionali esistono ancora, ognuno con la propria lingua, la propria letteratura, la propria musica la propria leadership. Il cristianesimo resiste, malgrado i colpi di piccone infertigli dalla propagazione delle teorie di genere, dal matrimonio omosex, dagli scandali dei preti e dall’attivismo di un papa che non smette mai di esortare all’accoglienza. La preoccupante entità dell’invasione immigratoria non è stata ancora sufficiente a far crollare le istituzioni politiche, a mettere in serio pericolo il sistema democratico. Di fronte a tutti questi fallimenti possiamo legittimamente sospettare, anche se non abbiamo ancora le prove, che siano state le autorità di Bruxelles a voler dare un’accelerazione definitiva alla distruzione della civiltà europea.
La cultura europea è stata fortemente indebolita e la sua identità è stata ferita a morte, invece nessun musulmano abbandona la propria religione in quanto essa è anche la propria cultura. Le culture possono morire, ma non si integrano. Come potrebbero integrarsi dal momento che sono costruite su un sistema logico di significati? C’è chi già grida allo scandalo perché alcuni Stati-nazione europei, di fronte al concreto pericolo per la propria sopravvivenza dovuto all’invasione migratoria, hanno eretto muri e sospeso la loro adesione al trattato di Schengen, impedendo la libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione Europea. Sarebbe bene che tutti i politici europei riflettessero su questa decisione, perché costituisce un primo passo indispensabile per tentare di salvarsi. Quante volte abbiamo sentito i nostri politici fare la voce grossa in casa riguardo alla condivisione degli oneri derivati dall’immigrazione di massa e poi tornare da Bruxelles con la coda fra le gambe non avendo ottenuto che canzonatorie pacche sulle spalle? Gli Italiani non sono così ciechi o stupidi da non essere in grado di capire l’inganno che sta dietro tale pantomima mentre ONG e cooperative bianche e rosse forniscono il supporto logistico per questo indegno traffico di esseri umani che, se lo volessero, i governi sarebbero in grado di stroncare con poche drastiche decisioni comuni. Il multiculturalismo e la multietnicità non vanno confusi con il cosmopolitismo, storicamente praticato dai popoli europei. I primi sono la rovina delle identità nazionali, mentre il secondo è un valore aggiunto che, senza snaturare o stravolgere le culture, le mette a confronto nel rispetto reciproco.

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