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“Dopo di noi”, se ci si mette la banca…

In ballo ci sono oltre centomila soggetti appesi a un filo assieme ai loro genitori, dai quali dipendono in tutto e per tutto. La politica ha creato una gabbia normativa, sia pure con decenni di ritardo, ora nasce un programma operativo con partners autorevoli e motivati

Le cronache registrano quasi ogni settimana un caso di omicidio-suicidio legato alla disperazione di un genitore alle prese con un figlio disabile grave che non potrà sopravvivere alla sua morte. Se ne parla da decenni, si sono articolare mille politiche del“Dopo di noi”, per trovare una soluzione organica a questo incubo, le associazioni di familiari hanno costruito da soli alternative e progetti sostanziosi, ma si è trattato e si tratta sempre di operazioni spot, circoscritte su questo o quel territorio, nulla di organico. I familiari non possono accettare la soluzione minima del “posto letto” in strutture inadeguate dove si azzerano stimoli e autonomia, ci si ritrova ghettizzati e privati della propria dignità. La politica ha sempre promesso e non ha mai fatto nulla, fino alla legge 112 dello scorso anno, un obiettivo faticosamente raggiunto, Ma da quel punto fermo forse qualcosa finalmente forse si muove . In ballo ci sono oltre centomila soggetti appesi a un filo assieme ai loro genitori, dai quali dipendono in tutto e per tutto. Lo Stato, la politica hanno creato una gabbia normativa, sia pure con decenni di ritardo, ora nasce Trust in Life un programma operativo con partners autorevoli e ambiziosi. E’ cosa di questi giorni, qualche giornale ne ha parlato,- par di capire spinto dallo spessore finanziario del protagonista dell’operazione, l’Ubi Banca, che si muove con l’alto profilo di Letizia Moratti – che per la esatta comprensione delle dimensioni del problema. Pochi hanno approfondito, molti forse non hanno capito di che si parlava. In realtà la questione è enorme, a fronte di un bisogno urgente e cogente della collettività. La legge 112 mette in campo e suggerisce una serie di strumenti per sostenere le persone con gravi disabilità e le loro famiglie, Ubi Banca, una storica associazione “di categoria”, l’Anffas (famiglie di giovani e adulti disabili mentali) , e il gruppo coopeerativo Cgm che coordina oltre mille imprese del settore hanno avviato un progetto comune in questo quadrante. Fin qui Anfass e Cgm hanno offerto e offrono alle famiglie con persone disabili assistenza, operatori, servizi, percorsi di vita individuale. Su questo si innesta il trust multibeneficiario, il primo rivolto a questa fascia della popolazione. Lo gestisce Ubi Trustee, il braccio fiduciario del gruppo bancario, e offre un approdo per la gestione dei patrimoni liquidi e immobili delle famiglie e delle persone disabili. Famiglia, Anffas, Cgm e Banca potranno creare assieme un progetto di vita, validarlo e renderlo operativo. A garantire il tutto un comitato di “guardiani” di cui fanno parte almeno un componente della famiglia, uno dei tutori e rappresentanti degli enti coinvolti, che verifica che i desiderata siano realizzati e quale sia la qualità dei servizi erogati». Cgm e Anffas sono i primi partner, ma Ubi è aperta all’ingresso di nuove collaborazioni. In parallelo la banca ad ottobre lancerà un bando per premiare un ristretto numero di iniziative candidate da soggetti del Terzo Settore appartenenti alla rete Anffas e Cgm, nel rispetto della legge 112/2016. I cinque progetti selezionati da una giuria apposita e verranno sostenuti come best practises e verranno sostenuti da Ubi Banca che rinuncerà ad una quota parte dei propri ricavi. E’ un primo passo, segno che il messaggio di fondo alla fine è stato recepito. Ci sono voluti quarant’anni e si è ancora a metà del guado. Il welfare si aggiorna.

SCHEDA/ COSA PREVEDE LA LEGGE
Approvata in via definitiva martedì 14 giugno 2016 alla Camera. La norma «è volta a favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità», si legge nell’articolo 1 del testo, per la prima volta nell’ordinamento giuridico vengono individuate e riconosciute specifiche tutele per le persone con disabilità quando vengono a mancare i parenti che li hanno seguiti fino a quel momento. L’obiettivo del provvedimento è garantire la massima autonomia e indipendenza delle persone disabili, consentendogli per esempio di continuare a vivere nelle proprie case o in strutture gestite da associazioni ed evitando il ricorso all’assistenza sanitaria.
Il ‘Dopo di noi’ stabilisce la creazione di un fondo per l’assistenza e il sostegno ai disabili privi dell’aiuto della famiglia e agevolazioni per privati, enti e associazioni che decidono di stanziare risorse a loro tutela. Sgravi fiscali, esenzioni e incentivi per la stipula di polizze assicurative, trust e su trasferimenti di beni e diritti post-mortem. Ogni anno, poi, entro il 30 giugno il ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha l’obbligo di presentare una relazione per verificare lo stato di attuazione della legge. Mentre sul tema il Governo dovrà produrre adeguate campagne d’informazione (art. 7). Il Fondo, si legge nell’articolo tre della legge n° 2232, è compartecipato da regioni, enti locali e organismi del terzo settore. Avrà una dotazione triennale di 90 milioni di euro per il 2016, 38,3 milioni per il 2017 e 56,1 milioni dal 2018. I soldi del Fondo potranno essere usati per realizzare «programmi e interventi innovativi di residenzialità» come il co housing e favorire l’indipendenza dei disabili «in abitazioni o gruppi – appartamento che riproducano le condizioni abitative e relazionali» della casa d’origine. Con questo fondo si potranno anche sostenere progetti per lo sviluppo dell’autonomia dei disabili privi di assistenza che non rientrano in queste strutture.

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