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PD/ Sulle alleanze è rissa tra Renzi e Franceschini

550x189x2547010_1704_mrenzi_jpg_pagespeed_ic_e3bLesEaBkLo ius soli è un principio di civiltà, «dobbiamo andare avanti». A dirlo chiaro e tondo sarebbe stato Matteo Renzi nel suo intervento alla direzione Pd che lo stesso ex premier ha voluto si svolgesse a porte chiuse e senza la consueta diretta streaming.

«L’immigrazione sarà il tema della prossima campagna elettorale e di quelle dei prossimi 20 anni. L’immigrazione è al quarto posto tra le preoccupazioni degli italiani», ha sottolineato il segretario. «Servono politiche di cooperazione. Minniti ieri è stato bravo, in Europa su questi temi siamo divisi».

E poi: nella prossima legislatura l’Italia dovrà chiarirsi con i partner europei: serve un approccio diverso sul deficit e va posto il veto sul fiscal compact nei Trattati. «Abbiamo vinto la battaglia sulla flessibilità – ha detto Renzi – perché in Europa, dopo le europee, abbiamo messo un diktat».

Impossibile non affrontare il tema delle divisioni interne al partito dopo la sconfitta alle amministrative. Su questo l’ex premier è netto: «In due milioni hanno votato alle primarie. La base costitutiva del Pd non è l’accordo di qualche capocorrente ma il voto dei cittadini alle primarie. Sia chiaro, io rispondo a loro, non ai capicorrente».

Renzi non condivide l’analisi sull’esito delle comunali fatta anche tra i dem per sostenere la necessità di un’alleanza di centrosinistra. A Genova, ha detto il leader dem, il Pd ha perso con una coalizione «larga, ampia» mentre si è vinto a Padova dove si era perso nel 2014 quando ci fu, invece, il successo alle europee.

Il Pd in questa fase è in precampionato ma a settembre si ricomincia. Renzi ha chiesto a tutti in vista della campagna elettorale per le politiche di stare sui problemi concreti, si può fare una campagna porta a porta. «Utilizziamo il Pd – ha detto l’ex premier – come una finestra, non come uno specchio per riflettere noi stessi. La prossima campagna elettorale durerà 10 mesi e il Pd dovrà farla sui contenuti». «Come va l’Italia in questa fase? I segnali di timida ripresa si sono evidenziati: l’Italia vede segnali di ripresa ancora però non omogenei sul territorio». E sottolinea: «Mancano ancora i dati delle riforme strutturali».

«Chi ha detto che abbiamo perso le amministrative perché non c’erano le coalizioni? Non io. Il problema è opposto, che non abbiamo vinto neanche avendo le coalizioni. A Padova abbiamo vinto ma il Pd ha preso il 13%: siamo un po’ lontani dal poter vincere da soli. Servono le proposte, serve la forza leader, serve l’azione di governo, serve l’organizzazione, ma servono gli altri, servono le alleanze», ha replicato il ministro Dario Franceschini nel suo intervento in direzione Pd.

E ancora: «Non mettiamo in discussione il segretario appena eletto dalle primarie: me lo ricordo che hai preso due milioni di voti ed è giusto che tu risponda a loro. Ma con rispetto per una comunità formata da uomini e donne che ti hanno votato ma non rinunciano per quattro anni a esprimere un pensiero e una parola. Un segretario ascolta la comunità, la tiene insieme con pazienza, senza vedere dietro il pensiero di chi la pensa diversamente un tradimento o un complotto».

«Non è che vinciamo le elezioni parlando di legge elettorale ma dobbiamo parlarne, non possiamo farne a meno», ha spiegato Franceschini. E chiedere alleanze «non è che porta per forza al premio di coalizione. Il tema alleanze si affronta con una legge elettorale che consente di fare la coalizione prima o che consente di farla dopo, ma bisogna porsi il problema».

Dura l’analisi del ministro della Giustizia Andrea Orlando: «Non sono d’accordo che il risultato delle amministrative sia un tema locale almeno per tre motivi: rispetto all’ultima analoga tornata c’è stata una crescita fortissima dell’astensionismo; abbiamo subito sconfitte più forti e cocenti nelle aree più forti di insediamento tradizionale della sinistra. Credo che la conflittualità nel centrosinistra non dia vantaggi agli scissionisti ma distacchi pezzi di elettorato».

Le parole di Franceschini e Orlando, comunque, non smuovono il segretario Pd che alla fine della direzione, pur esprimendo rispetto per chi la pensa diversamente, ha detto che non passerà i prossimi mesi a parlare di coalizioni. «Credo – ha detto il leader Pd – che gli argomenti che affronteremo nei prossimi mesi saranno diversi dal 50% della discussione fatta qua dentro. Il veto sul fiscal compact è più importante dell’analisi sulle amministrative

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