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Amianto killer in Sicilia, una strage silenziosa che continua

Denuncia Cgil, 1.361 casi in 17 anni: a Palermo il picco di mesotelioma

Antonio Fiasconaro
Quando si parla di mesotelioma, la mente corre immediatamente all’amianto. Il mesotelioma è una gravissima neoplasia. La quasi totalità dei casi attualmente rilevati del tumore si riferisce a mesotelioma pleurico, ed è correlata all’esposizione alle fibre aerodisperse dell’amianto con una latenza temporale particolarmente elevata – quindici-quarantacinque anni – e un decorso di uno-due anni.
Insomma, coloro i quali hanno lavorato a stretto contatto con l’amianto, sono in serio pericolo. Una strage silenziosa che continua, complice l’amianto killer.
Sono 1.361 i casi di mesotelioma registrati in Sicilia dal 1998 al 2015. Di questi, 1.049 sono casi certi, 61 sono mesotelioma probabili e 232 mesotelioma possibili. Il picco, si è registrato nel 2010-2011, con 98 e 97 casi.
Nel periodo 1998-2014 la provincia che ha avuto maggiori insorgenze di mesotelioma – come rileva il Registro siciliano dei mesoteliomi dell’assessorato regionale alla Salute, che sta terminando di definire il dato relativo al 2015 – è stata quella di Palermo, con 364 casi, seguita da Catania e Siracusa, con 247 e 201 casi.
Le province con il più altro tasso di incidenza sono quelle in cui sono più numerosi gli insediamenti industriali. La grande maggioranza di casi, 1.017, riguarda il sesso maschile mentre 303 casi (il 23 per cento) si sono registrati tra le donne. Sia nei maschi che nelle femmine la fascia di età in cui è più frequente la diagnosi è tra i 70 e i 79 anni.
Due terzi dei casi viene diagnosticato fra i 60 e i 79 anni. Il tasso di incidenza media del mesotelioma in Sicilia è di 1,55 su 100 mila abitanti (2,47 nel sesso maschile e 0,69 nel sesso femminile).
Sono alcuni dei dati diffusi dalla Cgil. «Nonostante il divieto vigente in tutta Europa (direttiva del 1999), l’amianto continua a mietere vittime nel nostro continente – si legge nella nota del sindacato -. L’amianto causa in Europa circa 15 mila vittime l’anno ed è responsabile di circa la metà delle morti per cancro lavorativo. In Europa tra il 1994 ed il 2010 sono stati registrati oltre 100mila decessi a causa dell’amianto. L’intenso utilizzo di questo materiale tra il 1920 ed il 2012 in Europa ha causato la morte di 6.786 europei al giorno per mesotelioma».
«Il sindacato – rileva il segretario generale della Cgil Palermo Enzo Campo – dopo questa iniziativa di denuncia, intende passare alla costruzione di una vertenza sociale e culturale perché l’amianto entri a far parte di una battaglia quotidiana per il rispetto dei diritti di chi lavora. Con questa iniziativa diamo voce al malessere dei lavoratori».
Una situazione a dir poco drammatica: «Il 60 per cento delle morti per asbestosi a Palermo sono legate all’esposizione all’amianto da parte di operai del Cantiere Navale di Palermo – dichiara Domenico Mirabile, responsabile Cgil medici Palermo -. Per quanto riguarda la prevenzione, ancora si fa poco. La legge 10 obbligava i Comuni a dotarsi di piani comunali sull’amianto. Su 82 comuni del palermitano, solo 20 hanno approvato i piani».
Il settore più colpito è quello dell’edilizia: nel quadriennio 2009-2012, la percentuale dei casi di mesotelioma certi in edilizia è aumentata toccando il 16,2 per cento del totale. Il principale settore economico coinvolto per casi di mesotelioma è quello delle costruzioni. Le regioni in cui il peso della categoria degli edili è stato più forte, rispetto alle altre tipologie di lavoratori esposti professionalmente, sono Lazio, Toscana e Sicilia.
«L’unico modo per evitare l’esposizione e le drammatiche conseguenze che ne derivano è eliminare l’amianto, rimuoverlo – osserva Ermira Behri, segretaria nazionale della Fillea Cgil -. Il nostro Paese è stato, dal secondo dopoguerra fino al bando dell’amianto, avvenuto nel 1992, uno dei maggiori produttori e consumatori, secondo solo all’Unione Sovietica. Fino a quel momento erano state prodotte 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo, dal dopoguerra al 1992 l’Italia ha importato 1.900.885 tonnellate di amianto. Le utilizzazioni hanno riguardato un amplissimo spettro di attività industriali, dalla cantieristica navale all’edilizia, da aziende di grandi dimensioni come Eternit a grandi miniere sparse su tutto il territorio, dalla Lombardia alla Sicilia. Questi numeri assumono oggi un significato molto importante, poiché è stato dimostrato che esiste una relazione statistico-epidemiologica molto stretta tra l’andamento dei consumi di amianto e l’incidenza dei mesoteliomi, a distanza anche di circa 30-40 anni».
E poi c’è il caso dei Cantieri Navali: a Palermo sono già nove i processi, sette celebrati e due in dirittura di arrivo, istruiti in meno di 10 anni per un totale di 145 morti presso lo stabilimento di Fincantieri. Quasi 400 le parti offese e solo 3 imputati: gli ex direttori dello stabilimento di Fincantieri. Sono i numeri della strage silenziosa avvenuta tra i bacini di carenaggio del cantiere, dove i lavoratori lavoravano senza le più elementari misure di sicurezza, come le mascherine, per evitare l’inalazione delle fibre di amianto. Nel 1992 l’azienda ammise che c’erano stati 1.750 lavoratori esposti per oltre dieci anni al rischio amianto. Una strage che continua.
«L’ondata dei decessi, nella peggiore delle ipotesi, sappiamo che può ancora aumentare, dal momento che la malattia si può manifestare fino a 30-35 anni dopo – dichiara il legale di parte civile della Cgil, Fabio Lanfranca, che assiste quasi tutte le famiglie delle vittime di amianto alla Fincantieri -. Complessivamente i morti per amianto alla Fincantieri sono oltre 300 ma più della metà dei casi sono caduti in prescrizione e non potranno avere giustizia».
La volontà della Cgil è di informare e sensibilizzare sui pericoli per la salute e l’ambiente derivanti dall’esposizione alle fibre di amianto, per aumentare la consapevolezza sul fenomeno e sugli strumenti esistenti per ridurre e prevenire i rischi.

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