| categoria: Roma e Lazio

L’ordinanza anti-alcol non decolla

Un’ordinanza a macchia di leopardo e una coperta troppo corta. Impossibile per i caschi bianchi della Capitale controllare ogni strada e piazza dei quattordici municipi interessati dai divieti di consumo e vendita degli alcolici firmati dalla sindaca Virginia Raggi. «Emettere un’ordinanza come questa senza progettualità a monte è come andare a pesca col retino bucato, non prendi pesci», denuncia Gabriele Di Bella del Fiadel, nella prima notte di varo delle nuove misure. Regole al debutto ieri e che saranno in vigore fino al 31 ottobre: dalle 22 alle 7 niente consumo di bevande in vetro in strada; dalle 24 stop a qualsiasi alcolico in strada; dalle 22 divieto di vendita per asporto; dalle 2 niente più alcolici somministrati nei locali. E l’obbligo per i gestori dei locali di esporre avvisi ad hoc in quattro lingue, pena multe fino a 300 euro. E se nel 2016 il Campidoglio era stato bacchettato perché l’ordinanza arrivò a stagione inoltrata, ad agosto, questa volta la comunicazione protocollata il 5 luglio ha rischiato di trovare impreparati i pizzardoni i cui turni in straordinario vengono organizzati con largo anticipo. Tanto più che c’era da predisporre anche i servizi per un’altra ordinanza: quella per il rispetto delle fontane.
«Si tratta dell’ennesima ordinanza che piove come competenza sul nostro Corpo – aggiunge Stefano Giannini del Sulpl – ma non è che il personale viene aumentato». Dal comando di piazza della Consolazione sono comunque uscite diverse squadre che hanno passato in rassegna le piazze principali, con riguardo soprattutto a Corso Vittorio, via IV Novembre e Trastevere, riempiendo i primi verbali. Preferendo controlli mirati a verificare l’adeguata informazione da parte degli esercenti rispetto a sparare nel mucchio dei ragazzi che bevono. Le regole sono regole d’altronde e andrebbero rispettate a prescindere dai controlli, almeno in una città ideale. Ma è bastato farsi un giro per capire che il self-control a Roma non funziona. Un tappeto di bottiglie a San Lorenzo e tutti seduti sulla fontana di piazza Santa Maria in Trastevere a consumare birra in bottiglia. In una traversa di Fontana di Trevi alle 23.30 il bengalese al minimarket vende birre in vetro a una coppietta della Cecchignola: «Ma quale ordinanza? – dicono i due – non ne sappiamo nulla». In via Urbana acquistiamo una birra da un altro bengalese che, però, stavolta viene multato. Nelle piazze della movida, da Monti al Pigneto, fino all’Eur, i locali si stanno organizzando in tutta fretta. Molti hanno convertito bottiglie e bicchieri di vetro in plastica. «Per me quest’ordinanza è inutile», esordisce Benedetta, in via dei Volsci. «Non facciamo male a nessuno, mentre all’angolo spacciano indisturbati», le fa eco Emilio. Gianmarco si sta godendo la serata dopo l’esame a Medicina: «È la stessa ordinanza di Alemanno che anche allora non risolse nulla». «Se un ragazzo si vuole sballare lo fa prima delle 2», afferma Alessia, cameriera in via Tiburtina. «Chi ci andrà a perdere è soprattutto l’asporto, non noi bar», afferma Ruben, che preferisce non far citare il nome del suo locale.
C’è chi prevede un boom di bevitori nel XIV Municipio, quello di appartenenza della Raggi, l’unico escluso dall’ordinanza. «Vuol dire che andremo là a goderci una birra – conclude Alessio, al Pigneto – senza doverci preoccupare degli orari come Cenerentola». Pronta la replica di Alfredo Campagna, presidente del XIV: «Il Comune aveva chiesto a tutti i municipi di segnalare criticità, ma noi non ne abbiamo riscontrate». A protestare contro l’ordinanza forni e pizzerie in zone turistiche: «Quest’ordinanza ci penalizza – spiega Milvio Pallotti, titolare dello storico forno di via dei Serpenti – per assurdo dalle 22 non possiamo più vendere una birra a chi si ferma per mangiare un pezzo di pizza, mentre nei bar o nei pub continueranno a somministrare alcol fino alle 2. Una regola discriminatoria».

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