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FIBROMALGIA/ A Castelbuono, in Sicilia, il primo assegno di invalidità

Antonio Fiasconaro
Finalmente era ora. Si potrebbe aprostrofare. Un Comune siciliano, Castelbuono, piccolo centro di quasi 10mila abitanti in provincia di Palermo, ha il primato di essere il primo Comune in Italia in cui ad un residente è stata riconosciuta l’invalidità con tanto di assegno pensionistico affetta da fibromialgia. Si tratta, del primo caso in assoluto in Italia. Da oggi questo caso registrato a Castelbuono, farà sicuramente giurisprudenza.
Questo successo lo si deve alla tenacia e alla caparbietà di una giovane avvocato di Palermo, Angela Fasano che ha curato il caso per la CNA (Confederazione Nazionale Artigiani) di Castelbuono su mandato della cliente, una donna di 50 anni, artigiana e madre di tre figli, affetta, appuntoi da un male male oscuro, insidioso ed infimo: la fibromialgia.
Un calvario, una malattia che ti toglie le forze, il respiro, la voglia di fare. Una patologia che non sempre ottiene degna tutela legale. E questa, in estrema sintesi, per chi ne soffre, è una delle più grandi ingiustizie che aleggiano nel nostro Stato.
Potremmo definirla come la malattia delle malattie: a scatenare la patologia sono spesso traumi psicologici o fisici. I disturbi causati dalla fibromialgia comprendono tra gli altri: dolore alla colonna vertebrale o alle articolazioni periferiche, rigidità articolare, sindrome dell’intestino irritabile, emicrania, astenia, ansia, crisi di panico, depressione, nausea, vertigini. Tutto diventa difficile, anche alzarsi dal divano.
Colpisce come un fulmine a ciel sereno, per questo è infima. Poi, ad un tratto, il normale tran tran quotidiano casa, famiglia, amici, lavoro viene distrutto.
Lavorare diventa sempre più difficile se non impossibile, la forza di fare ci abbandona.
Sebbene l’Organizzazione mondiale della Sanità abbia riconosciuto già dal 1992 l’esistenza di questa sindrome solo parte dei Paesi europei ha aderito.
Tra questi non figura l’Italia. Il Parlamento Europeo ha invece approvato nel 2008 una dichiarazione che, partendo dalla considerazione che la fibromialgia non risulta ancora inserita nel Registro ufficiale delle malattie nell’Unione europea e che questi pazienti effettuano più visite generiche e specialistiche, ottengono un maggior numero di certificati di malattia e ricorrono più spesso ai servizi di degenza, rappresentando così un notevole onere economico per l’Europa, invita la Commissione europea e il Consiglio a mettere a punto una strategia comunitaria per la fibromialgia in modo da riconoscere questa sindrome come una malattia e ad incoraggiare gli Stati membri a migliorare l’accesso alla diagnosi e ai trattamenti.
«Castelbuono oggi si fregia di un primato – sottolinea con soddisfazione l’avvocato Fasano – In assoluta controtendenza con l’orientamento espresso da diversi Tribunali, una donna castelbuonese – rappresentata dal mio studio su mandato della CNA dello stesso paese – ha ottenuto giustizia presso il foro di Termini Imerese: il Tribunale adito con provvedimento recentissimo del 25/05/2017 n. 1116/2016 ha omologato il provvedimento di riconoscimento della riduzione della capacità lavorativa con diritto alla corresponsione della pensione di invalidità».
E’ il primo caso che si registra in Italia. Un successo senza precedenti che ha affermato un principio di diritto che dovrebbe invece operare nella normalità, senza il necessario ricorso all’ausilio di un avvocato.
«Alla fine ha vinto la giustizia e la tutela del bene vita – ha aggiunto il legale -. E’ straordinaria la forza di volontà degli uomini e donne che soffrono tale male. Nei loro occhi abbiamo trovato la forza per poter dare luce e degno ristoro per le sofferenze patite. Castelbuono, quindi, con tale provvedimento, inserisce il suo nome in un importantissimo precedente che sarà di prezioso aiuto per migliaia di donne e uomini che, purtroppo, sono colpiti da questo infimo ed oscuro male. Si tratta, ribadisco, di un caso veramente eccezionale per la Sicilia che aprirà un varco per casi analoghi. Del resto, lo Stato italiano, ad oggi, non ha fornito congrua motivazione atta a giustificare la condotta di chiusura applicata nei riguardi del riconoscimento della malattia. Una chiusura, si noti bene, del tutto avulsa dagli standard normativi comunitari che obbligano in primis gli Stati membri ad attuare corrette politiche sanitarie a difesa e tutela dei diritti del malato. Questo tipo di condotte legittima una vera e propria ingiustizia connessa alla disparità di trattamento che il malato in questione subisce. Non esistono malati di serie A e malati di serie B. I malati sono tutti uguali e hanno pieno diritto alla salute e alla tutela della loro condicio di fragilità».

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