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Migranti, il Viminale alle Ong: polizia a bordo e vietato comunicare con gli scafisti

C’è una frase inserita nel Codice di condotta per le Ong alla quale il ministero dell’interno tiene in maniera particolare, ed quella in cui ribadisce che «il salvataggio non possa essere disgiunto da un percorso di accoglienza sostenibile e condiviso con gli altri Stati membri, conformemente al principio di solidarietà di cui dall’articolo 80 Tfue», il testo che disciplina l’equa ripartizione della responsabilità, anche sul piano finanziario, dei Paesi Ue nel settore dei controlli delle frontiere, dell’asilo e dell’immigrazione. E che a partire da questo, chiunque effettui salvataggi in mare senza sottoscrivere le regole previste in questo Codice, potrà vedersi vietato l’attracco nei porti italiani.

Sono 11 i punti contenuti nella bozza messa a punto dagli esperti del Viminale su mandato europeo circa il comportamento e le regole che le navi dei volontari dovranno tenere nelle operazioni di soccorso. A cominciare dal divieto di entrare nelle acque libiche per finire a quello di trasferire i migranti soccorsi su altre navi. I mercantili dei volontari dovranno accettare di non violare i confini delle acque libiche, che potranno essere raggiunte – viene specificato – «solo se c’è un evidente pericolo per la vita umana in mare». Inoltre è previsto il divieto di comunicare telefonicamente con i trafficanti, di spegnere il transponder, o di inviare segnali luminosi «per agevolare la partenza e l’imbarco dei mezzi». Vietato anche il trasbordo su altre navi, italiane o di assetti internazionali, tranne che nei casi di emergenza. E dopo il salvataggio, le Ong «dovranno completare l’operazione portando direttamente loro i migranti in un porto sicuro».

LA POLIZIA A BORDO
La regola sulla quale si sono scatenate le maggiori polemiche è quella che prevede «l’obbligo ad accogliere a bordo ufficiali di polizia giudiziaria per indagini collegate al traffico di esseri umani». «E’ davvero paradossale – commenta il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury, che si sia arrivati al punto che le Ong siano il problema e la Libia la soluzione. C’è un terribile clima di sospetto».

Il diktat stabilisce anche che i mezzi umanitari non «debbano ostacolare le operazioni di search & rescue della Guardia costiera libica: con l’evidente intento di lasciare il controllo di quelle acque alla responsabilità delle autorità territorialmente preposte». E ancora: i volontari dovranno «dichiarare, coerentemente ai principi di trasparenza, le fonti di finanziamento dell’attività di soccorso in mare».

LA CERTIFICAZIONE
Dovranno, poi, notificare al Centro di coordinamento marittimo del proprio Stato di bandiera l’intervento, «così che questo possa assumere la responsabilità anche per finalità di sicurezza marittima». Grande importanza viene data nel Codice al possesso di una certificazione che attesti l’idoneità tecnica per le attività di salvataggio, oltre all’obbligo di collaborare lealmente con le autorità di sicurezza pubblica della località di sbarco dei migranti. Prima di completare le regole il Viminale incontrerà insieme con la Guardia costiera, tutti i rappresentanti delle Ong interessate. L’incontro è previsto per la prossima settimana.

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