| categoria: Dall'interno, società

Da ‘Facebook’ a ‘Placebook’, il social riscopre i luoghi fisici

Rivoluzionaria App crea circuito sul territorio, coinvolte 4 università

Come sta cambiando oggi la condivisione della cultura nella società? Quali scenari ci aspettano con la diffusione saturante della comunicazione istantanea, del dilagante “selfie ergo sum’? Siamo inesorabilmente instradati su un registro comunicativo sempre più edonistico o il mondo del nostro smartphone potrà anche riconnetterci a temi ‘alti’ e a luoghi fisici?

Sembrano lontani, anzi, preistorici i tempi in cui una teoria – si pensi a quella evolutiva di Darwin – o un libro – ad esempio il Capitale – creavano mutamenti ideologici di portata generazionale: oggi i nostri comportamenti dipendono in larga parte dalla tecnologia e dal costo dei “device”, gli strumenti, con lil telefonino che primeggia incontrastato. In questo contesto una nuova applicazione promette, secondo gli esperti di sociologia e i massmediologi di quattro università italiane (Firenze, Statale Milano, Torino e Bologna) che stanno collaborando al suo sviluppo, di rivoluzionare il panorama culturale della comunicazione social per superarne i due fenomeni collaterali poco virtuosi che la caratterizzano: dal punto di vista personale un evidente isolamento; da quello pubblico la frequentazione di spazi virtuali e non reali, la sostituzione della partecipazione fisica con agorà telematiche. Come? Creando un nuovo concetto di sharing&meeting: il ‘glint’.

WeGlint è un progetto “che richiama la necessità di ripensare la relazione tra i contenuti veicolati negli ambienti digitali e la realtà fisica – spiega all’ANSA Luca Toschi, docente di Sociologia dei processi culturali e generativi e direttore del Communication strategies Lab all’Università di Firenze – Sempre più spesso, infatti, i media creano un immaginario che non corrisponde alla realtà. Per questo motivo, legare i contenuti digitali agli spazi fisici, rendendo autori gli utenti che vivono in quei luoghi, porta a ripensare al ruolo della comunicazione come strumento per creare comunità”. La piattaforma è nata dall’ingegno di un gruppo di manager milanesi, ed è al contempo un nuovo strumento digitale e un progetto sociale. Potrebbe essere riduttivamente definito una sorta di “street-Facebook”, e dopo un anno di gestazione è stato lanciato con l’obiettivo di inserire la geolocalizzazione come patrimonio rifondante della condivisione: niente più isolamento, ma riutilizzo fisico degli spazi e dei luoghi; niente più caccia all’anima gemella quando non al porno, ma riscoperta degli avvenimenti, della storia, della cultura. E non negando il metodo comunicativo attuale, ma rilanciandolo, implementandolo grazie all’uso del video, indubbiamente il veicolo espressivo dominante degli anni a venire.

“Crediamo che We Glint possa davvero contribuire a riportare le persone, e i giovani in particolare, a rioccupare gli spazi urbani, a interessarsi nuovamente della cosa pubblica – dice all’ANSA uno dei cinque fondatori, Alessio Ravani, manager, fotografo e creativo digitale – Il sistema è talmente innovativo che una sua probabile diffusione istituzionale, aziendale e didattica, nei prossimi anni, potrebbe persino portare alla formazione di nuove figure professionali, i ‘glinters’, specialisti della comunicazione geolocalizzata”. Non è un caso che già due tesi sperimentali di studenti abbiano riguardato proprio We Glint e che in collaborazione con l’Unifi sia partito il corso ‘Creative/Professional Writing. Strategie e tecniche di Digital Writing per il Web e i Social Media”.

In questo futuro di cosiddetta ‘contribuzione diffusa’ si devono segnalare alcune iniziative che coinvolgono gli enti locali: le giornate di storytelling con We Glint in alcune scuole a Castione della Presolana (Bergamo), il pionieristico progetto del Center for generative communication a San Casciano Val di Pesa (Firenze), grazie a un’app in ‘realtà aumentata’ chiamata ‘San Casciano smart place’, e soprattutto il progetto WifiItalia che premetterà di ottimizzate una rete di accesso diffusa su tutto il territorio nazionale per un una connettività semplice, condizione necessaria dello sviluppo del mondo web nel Paese.

Intanto l’ora X dei ‘glint’ è però arrivata a Milano e a Roma: “Basta scaricare l’app gratuita dai normali store online per entrare in contatto con notizie e post lasciati dalle persone nello spazio pubblico – spiega Maria Elena Delia, che si è dedicata con entusiasmo a questo progetto dopo una lunga esperienza in aziende multinazionali – Con un breve video ognuno potrà raccontare la sua città, i suoi viaggi, gli avvenimenti, o anche lasciare il proprio commento nei luoghi che hanno interessato gli altri. E tutto questo sarà fruibile solo per chi passerà di lì, o ci sarà passato, ‘costringendo’ quindi l’utente a frequentarli fisicamente, quei posti. Camminando, infatti, arriveranno sul telefonino le notifiche dei videomessaggi lasciati dagli altri. E mentre da vicino si potrà interagire con essi, da lontano si potranno solo visualizzare la mappa con le località delle storie, e i relativi trailer”.

Lo scambio potrà poi proseguire a un livello più personale, contattando chi ha lasciato i ‘glint’, con il servizio di messaggistica. Insomma, non più ‘utenti’ ma ‘cityteller’, protagonisti creativi e con contenuti significativi. Per passare da Facebook, il libro delle facce, a Placebook, il libro dei luoghi.

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