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Orlando allo Zen di Palermo dopo lo sfregio alla memoria di Falcone:”Non dobbiamo mai abbassare la guardia”

Ministro Orlando allo Zen di PalermoAntonio Fiasconaro

A pochi giorni dal raid vandalico che ha mandato in frantumi il busto di marmo del giudice Giovanni Falcone presso la scuola a lui intitolata nel difficile quartiere Zen di Palermo, lo Stato ha fatto sentire la sua “voce”. Nel capoluogo dell’Isola è arrivato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando.

«Dobbiamo dare un segnale forte e chiaro. Lo Stato reagisce non solo davanti a fatti eclatanti, ma anche a piccoli segnali simbolici che possono essere altrettanto pericolosi se cadono nell’indifferenza di carattere generale, se non c’è una reazione – ha detto Orlando – Lo Stato non abbassa la guardia e nonostante i progressi fatti, noi sappiamo che la mafia non ha vinto ma sappiamo anche che non e’ stata sconfitta».

Il ministro recandosi nella scuola ha poi deposto un mazzo di fiori sotto la foto di Falcone, che provvisoriamente è stata sistemata al posto della statua, adesso in fase di restauro. Ad accoglierlo sono stati il sindaco Leoluca Orlando e la preside dell’istituto Daniela Lo Verde.

«Siamo vicini al mondo della scuola, ai presidi, insegnanti, associazioni che fanno un lavoro importante di diffusione della cultura della legalità – ha detto -. Serve un’alleanza tra istituzioni e societa’ per rimettere la lotta alle mafie al cento del dibattito pubblico. A settembre con gli Stati generali del contrasto alla criminalita’ organizzata vogliamo dare concretezza a questo percorso. Intanto volevo essere allo Zen per ribadire la nostra indignazione, per non minimizzare, per non abbassare la guardia».

La preside della scuola “Falcone”, Daniela Lo Verde intervenendo ha sottolineato: «Accanto al dolore e alla sofferenza provati, adesso c’è la consapevolezza di non essere piu’ soli. Lo Stato, a partire dall’amministrazione comunale fino al Governo, ci sta supportando e ci sta incoraggiando a continuare il lavoro che portiamo avanti ogni giorno. E i risultati si vedono. Vedere la statua di Falcone decapitata è stato un momento di grande dolore e sofferenza che stiamo provando a metabolizzare – ha aggiunto – Ma non ci arrendiamo e andiamo avanti».

Prima della visita, il ministro ha incontrato al Palazzo di Giustizia i vertici della magistratura palermitana e in quella sede ha ancora una volta ribadito di «non dobbiamo abbassare la guardia. La mafia cambia, a volte sembra inabissarsi, nascondere il proprio volto militare, ma tenta sempre di esercitare il proprio controllo sul territorio. Investe i proventi criminali nell’economia legale e attraverso questa leva costruisce anche consenso sociale. Sul versante repressivo sono stati inferti tanti colpi alla criminalità organizzata. Questo testimonia che il nostro impianto legislativo funziona. Con l’approvazione del nuovo codice antimafia, lo rafforzeremo».

Orlando ha poi aggiunto: «Non basta, tuttavia, la magistratura, non basta il lavoro delle forze dell’ordine. Serve la politica, un ruolo attivo della società civile, serve soprattutto prosciugare i pozzi di povertà che alimentano la manovalanza mafiosa e il sostegno sociale alle mafie, che torna ad essere preoccupante. C’è un tema Mezzogiorno che deve tornare ad essere questione nazionale. Ridurre le distanze deve essere la nostra preoccupazione quotidiana».

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