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Fes, la perla del Marocco

Fes, la porta BluIl colpo d’occhio su Fes lo si coglie dall’alto, dalla collina, antico baluardo della dinastia Merinide. È a quel punto, quando hai la città ai tuoi piedi che ti accorgi che Fes è bianca. Calma e bianca. Ma qualcosa non torna nei conti del turista: le guide parlano di blu cobalto e verde Islam, di caos e labirinti. In effetti, la città capitale culturale del Marocco è doppia. Vive di questo dualismo che la rende unica. Moderna e retrograda al tempo stesso, vanta le migliori università del paese e inspiegabilmente il maggior numero di studentesse velate. Ha la più alta concentrazione di palazzi storici, oggi interessati da un imponente lavoro di restauro che dal 2013 ha rimesso a nuovo 27 monumenti, l’ultimo è il grande suq della Kessaria. Un lavoro infinito, perché su 360 ettari di medina sono 14 mila gli edifici da consolidare o rifare quasi daccapo. Un patrimonio mondiale, dell’umanità, che fanno finire Fes, a diritto e tutta, nella lista Unesco.
La visita dei quartieri lungo il fiume, dopo il recente restauro, è una scoperta per una parte della città che rischiava di perdersi per sempre, torneranno i ponti antichi che in certi punti ricordano Firenze, i negozietti di un tempo e le case borghesi che divenute fatiscenti erano state prese d’assalto in tempi recenti dai senzatetto.

Un fiume, due città
Divisa in due dal fiume che le dà il nome, Fes ha un duplice impianto urbanistico racchiuso dalle mura in terra battuta. C’è Fes El Balī, la zona antica, sul fondo della vallata, con le sue 9.400 viuzze della medina, i suq, le moschee e i palazzi sontuosi. C’è poi Fes El Jdid, il nucleo moderno che domina il vecchio con gli edifici del governo, Dar El Makhzen, le ville private, il quartiere ebraico, il Mellah. Niente a che vedere con la ville nouvelle che si deve al protettorato francese. È una delle città con la più vasta area pedonale del mondo: come a Venezia, scordatevi l’auto, ci sono vie così strette che ci passa a mala pena un pedone alla volta.

La Storia
Depositaria dell’eredità arabo-andalusa di Spagna, ha accolto anche le famiglie di commercianti arrivate da Kairouan, città sacra della Tunisia. Quando si risale alla sua fondazione, ad opera di un discendente del profeta Maometto, Moulay Idriss, fuggito dalla Mecca, si scopre che è da quel momento che il numero due entra nella cabala di Fes. Dopo aver fondato la prima capitale musulmana in questa parte del maghreb, sull’omonimo fiume, il figlio Idriss II si stabilì sull’altra sponda, per avviare il suo personale progetto urbanistico.

Fes deve la sua fortuna a una donna
Centro economico, religioso e di arabizzazione, città imperiale, Fes deve la sua fama a Fatima El Fihriya, una donna, ereditiera di rango, che arrivata dalla Tunisia, nell’857 fondò la moschea e l’università che oggi stringe accordi anche con gli atenei italiani e accoglie studenti da ogni parte del mondo. Eppure oggi, nell’anno 1487 del calendario musulmano è quasi impossibile trovare una donna (che non sia straniera), in uno dei tanti bar che punteggiano la medina o la città nuova. La bevanda più esotica è il tè che pure è la più diffusa, anche se il Marocco non ne produce neanche una foglia.

A portata di weekend
Più raggiungibile grazie anche ai nuovi collegamenti da Roma con Air Arabia, Fes è a portata di weekend. Tre ore di volo per un tuffo nel medioevo delle concerie di Chouara, anche quelle doppie con le vasche bianche da un lato e coloratissime dall’altro, o nel dedalo di viuzze dietro Bab Boujeloud, forse la porta più famosa di Fes, con una doppia facciata: quella esterna decorata in ceramica blu, verde quella interna. Oltrepassati gli archi, la medina svela bric-a-brac e botteghe di antiquariato africano, artigiani dell’intaglio del legno e maestri decoratori di stucco.

Capitale gastronomica
L’antico orologio del centro storico, che con un sistema di vasi comunicanti scandiva la giornata riempiendo vasi d’acqua, oggi è punto di riferimento anche per un percorso gastronomico che parte dall’hamburger di dromedario del Cafe Clock, centro di cultura dove è possibile seguire tra l’altro la traduzione in inglese di cantastorie del Marocco, e proseguendo con la bissara, la purea di fave o piselli che si gusta per strada, nelle ciotole di ceramica, tra i vanti dell’artigianato locale, fino alla bastillia, la torta di pasta filo ripiena di piccione e spolverata di zucchero e cannella, emblema della gastronomia Fassi.

Perdersi nella medina
Sono due le principali strade della medina, il grand Talâa e il petit Talâa, la grande e la piccola salita. Seguendo queste due strade si raggiungono i principali monumenti della città, la Medersa Bou Inania, tra le scuole coraniche meglio conservate in città, il suq dei liutai, quello dei venditori di spezie e di henné, la moschea Qaraouyin con i suoi 30 mila volumi e 10 mila manoscritti, la piazza Seffarin con i lavoratori di rame e ottone. I due percorsi oltre che la traccia sicura per gli indirizzi turistici e di folklore, sono un viaggio nel tempo, attraverso gli odori, i profumi e i colori che rendono unica Fes.

Per maggiori informazioni: Ente nazionale per il turismo del Marocco tel 0258303633
visitmorocco.com

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