| categoria: sanità Lazio

Come risolvere in un paio di mosse la crisi Fondazione S.Lucia-Regione

E’ uno dei problemi irrisolti della sanità capitolina, si trascina di giunta regionale in giunta e la soluzione sembra sempre lontana. Parliamo del caso Fondazione S.Lucia Irccs, eccellenza nazionale nel campo della riabilitazione costretta da anni a chiedere, inseguire, contrattare quel che ritiene giusto per il servizio che rende alla collettività. Sentenze su sentenze di Tar e Consiglio di Stato le hanno sempre dato ragione, l’interlocutore (meglio sarebbe dire l’avversario) regionale si è difeso con tutte le armi possibili. Ora l’estenuante braccio di ferro sembra arrivato ad una fase cruciale, con la Regione che riconosce soltanto alcune prestazioni ad un determinato livello, ridimensionando i rimborsi per le altre. E’ questione di budget, ma si tratta di milioni di euro e la distanza tra le esigenze della Fondazione e le offerte della parte pubblica non diminuisce. La fase di stallo non può durare in eterno, si è a fine consiliatura, intervengono nuove variabili politiche e il Santa Lucia è un forte serbatoio di possibili voti. Chi prometterà la salvezza della Fondazione e troverà il modo di farlo verrà ricompensato con un consenso sul piano elettorale? Il candidato Zingaretti aveva promesso con la mano sul cuore, cinque anni fa, e non ha mantenuto. Potrebbe salvare tutti e tutto (traendone il giusto vantaggio politico) il Ministro Lorenzin. Lo vorrà fare? E come? Capita spesso che la soluzione dei problemi sia davanti agli occhi ma che non venga colta. Uno un problema di ottica prospettica. Ma si può rimediare. In queste pagine il direttore sanitario della Fondazione S.Lucia Irccs di Roma, suggerisce con molto garbo ed eleganza una via d’uscita al citato contenzioso che è appunto davanti agli occhi di tutti e che appare perfino imbarazzante nella sua semplicità. La miopia politica e amministrativa è consentita? Fino ad un certo punto, fino a che non lede gli interessi della collettività. In un confronto diretto, in un “tavolo”, come piace alla politica e al sindacato identificare uno spazio di trattative, vengono presentati documenti, proposte, alternative- E se qualcuno sollecita, presenta, argomenta, suggerisce, indirizza e non viene ascoltato, se trova un muro di gomma nella controparte il problema facilmente risolvibile diventa una patata bollente. Caliamo questa premessa nella realtà dei fatti. Si è detto. E’ un problema di budget e di prestazioni legate a quel budget. Come spiega il dirigente del S.Lucia oggi nel Lazio e in altre regioni alle prestazioni altamente specializzate della neuroriabilitazione hanno “diritto” solo i post comatosi (circa 9000 nuovi casi l’anno) ed i mielolesi (circa 1500 nuovi casi l’anno). Escluse decine di migliaia di pazienti con malattie degenerative del sistema nervoso (come i malati di sclerosi multipla e di Parkinson) e non meno di 50mila italiani usciti dall’ictus con esiti gravissimi. Ma curare e riabilitare i post-ictus, i parkinsoniani e i soggetti colpiti da sclerosi multipla è specifica mission aziendale della Fondazione, che in quei campi offre prestazioni e risultati di altissimo livello. Il ministero della salute oggi programma per loro solo 1216 posti. Basterebbe che la Lorenzin riconoscesse alla Fondazione questa specificità. Insoma, un decreto risolverebbe contemporaneamente tanti problemi. Lo capiranno?

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