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Acqua razionata a Roma, i carabineri all’Acea. Indagato il presidente

550x189x2586535_1430_bracciano_jpg_pagespeed_ic_7r8416e4xpUna perquisizione è stata disposta dalla procura di Civitavecchia presso gli uffici di Acea Ato 2 Spa in piazzale Ostiense a Roma in riferimento alla crisi idrica del lago di Bracciano. Lo comunicano in una nota i carabinieri del Noe, a cui sono delegate le indagini.

Un avviso di garanzia per inquinamento ambientale sarebbe stato emesso nei confronti del presidente di Acea Ato2 Paolo Saccani. Secondo quanto si è appreso, sono due le denunce riguardo la criticità del lago di Bracciano presentate alla procura di Civitavecchia che ha delegato le indagini ai carabinieri del NOE di Roma. A presentarle un parlamentare e alcuni sindaci delle aree che affacciano sul lago.

«Con riferimento alla criticità ambientale che sta interessando il lago di Bracciano, oggetto negli ultimi giorni di enfasi mediatica, si rappresenta che sono state presentate più denunce alla Procura della Repubblica di Civitavecchia che ha delegato le indagini ai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (Noe) di Roma – si legge nella nota – disponendo la contestuale esecuzione di una perquisizione locale, previa notifica di avviso di garanzia per inquinamento ambientale, presso gli uffici di Acea Ato 2 S.p.A. siti a Roma in piazzale Ostiense n. 2, al fine di sequestrare documentazione relativa alla captazione di acqua dal bacino lacustre».

Respinto ricorso Acea contro stop prelievi da Bracciano. «Il provvedimento in esame non appare inficiato da irragionevolezza, considerato che tutti i Comuni i cui territori sono vicini o confinanti con il lago di Bracciano si sono espressi favorevolmente rispetto a un intervento della Regione Lazio». È quanto si legge nel decreto con cui il Tribunale delle Acque pubbliche ha respinto il ricorso di Acea contro l’atto della Regione che ha sospeso le captazioni dal lago di Bracciano. «Il rilievo marginale che la parte ricorrente ha evidenziato dal prelievo di acqua rispetto alle concause rappresentate dall’evaporazione dovuta alle alte temperature nonché dall’assenza di precipitazioni – scrivono ancora i giudici – non appare argomento decisivo tenuto conto che, rispetto a esse, la Regione non ha come ovvio alcuna possibilità di intervenire». «Il danno prospettato» dal ricorrente, scrive ancora il Tribunale delle Acque Pubbliche, «appare del tutto genericamente prospettato e comunque avente natura risarcitoria» e quindi come tale «non irreparabile, soprattutto se si considera che l’eventuale domanda potrà essere rivolta nei confronti di una Pubblica amministrazione». Il decreto evidenzia poi come «la dedotta impossibilità di effettuare l’inevitabile turnazione nell’erogazione del servizio di distribuzione dell’acqua a parte dei cittadini del Comune di Roma Capitale appare una conseguenza non imposta in via esclusiva dall’ordinanza impugnata». Anzi, da questa, scrive il Tribunale, «invero si evince che Acea Ato 2 potrà adottare ‘misure compensativè per contrastare gli effetti dell’azzeramento del prelievo in contestazione, con ciò volendosi riferire alla possibilità di individuare, eventualmente con l’ausilio di altre autorità competenti in materia, anche altri rimedi purché compatibili con il veduto divieto di prelievo». Ecco perché il Tribunale «respinge la domanda cautelare ‘inaudita altera partè presentata dalla società ricorrente».

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