| categoria: Roma e Lazio

ATAC, I VELENI DI ROTA: ORA L’AZIENDA NON PAGHERA’ GLI STIPENDI

L’ormai ex direttore generale dell’Atac Bruno Rota lascia dopo tre mesi e si toglie diversi sassolini dalla scarpa facendosi intervistare dal Messaggero. Dichiarazioni al curaro, durissime, accuse pesantissime nei confronti del management politico grillino. L’azienda dei trasporti pubblici capitolini è a un passo dal default. Non ce n’è neanche per pagare gli stipendi, c’è una spaventosa quantità di decreti ingiuntivi. Insomma, situazione finanziaria insostenibile. C’è un debito di 325 milioni soltanto con i fornitori – spiega Rota – Lo dice l’ultimo bilancio e anche nel 2017 la cifra rimarrà la stessa. NOn è stato approvato il bilancio «Perché non si è riusciti a conciliare il rapporto debiti-crediti con il Comune- spiega – Il Campidoglio è in debito di oltre 400 milioni di euro nei confronti dell’azienda. Molti crediti sono per aria da anni. Ma se il Comune non li riconosce non possono essere iscritti in bilancio». Le soluzioni? Concordato preventivo. Il passaggio fondamentale adesso è presentare la richiesta al Tribunale. Serve un piano e serve qualcuno che certifichi i debiti. L’amministratore scelto dalla Raggi se ne va per “la gravissima situazione finanziaria e la conseguente impossibilità per Atac di essere solvibile per moltissime controparti. Una situazione che non può essere risolta senza misure finanziarie drastiche e un pieno riconoscimento di questa drammatica realtà». Ma Rota spiega anche che l’Atac è ingovernabile e che gli amministratori grillini non capiscono nulla. Durissimo con il presidente della commissione trasporti Stefàno, “a quel ragazzotto conviene stare zitto – sibila – faccia silenzio, deve piantarla lì. Se no…”
Una battuta sulle raccomandazioni, sulle assunzioni suggerite da Stefàno, sui “giovani”:.«I nomi sono i soliti. Ma io non ho fatto nessuna promozione e non ho allontanato nessuno, perché queste cose nelle aziende dove sono stato non succedono. Non ho mai avuto la tessera di nessun partito, ho sempre solo fatto il manager. Lo sanno tutti».

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