| categoria: Il Commento

LA CRISI DELLA DEMOCRAZIA

di Maurizio Del Maschio

Considerare sia pure superficialmente la crisi della democrazia nell’Italia di oggi e nel mondo contemporaneo può causare nel contempo un senso di rimpianto e di pessimistica delusione, ma pure una sfida. Si tratta di un fenomeno complesso, a cui drammaticità ha generato le torsioni populistiche e lo snaturamento della stessa nozione di democrazia fondata sulla forza della cultura giuridica e politica prodotta dell’evoluzione maturata in sessant’anni di storia della Carta delle Nazioni Unite e della Costituzione italiana.
Se si vuole uscire da questa situazione di degrado e di logoramento, si deve tornare al senso più profondo della nozione di democrazia intesa nel suo significato essenziale, di cui uguaglianza, giustizia sociale, effettiva partecipazione di tutti alla determinazione delle principali scelte da cui dipendano le sorti di una comunità politica rappresentano elementi essenziali. Ne emerge una articolazione della nozione stessa di cittadinanza costruita sulla base dei diritti fondamentali intesi proprio come attributi del diritto di partecipazione dei cittadini alla determinazione della politica generale, strumenti degli individui in quanto partecipi della volontà generale. Gli stessi diritti di libertà di matrice liberale, divenuti elementi costitutivi della democrazia, vengono ormai misurati dal costituzionalismo contemporaneo in base al grado di effettività che riescono a garantire nella partecipazione di tutti i loro titolari alla vita politica, economica e sociale della collettività.
È la storia stessa della nozione di costituzione in senso moderno, prima ancora che contemporaneo, a pretendere una formulazione di tali diritti come non più votati soltanto a legittimare la protezione della persona al cospetto dell’arbitrio del sovrano, ma ad imporre, quale loro stessa primigenia funzione, quella della condivisione da parte dei singoli della stessa sovranità, così intesa fin dai primi documenti medievali redatti dai nobili al cospetto della monarchia inglese.
Infatti, l’essenza della democrazia disegnata dalle costituzioni e fondata sul delicato equilibrio tra libertà ed eguaglianza sta tutta nella facoltà riconosciuta ai singoli di concorrere realmente alla determinazione della volontà comune, una volontà frutto di scelte che si pongono come espressione di una posizione antagonista a quella del sovrano. Sta proprio qui, infatti, la perenne sfida della democrazia costituzionale, nella ricerca di scelte normative, di strumenti e di limiti giuridici al fine di consentire che si realizzi la difficile sintesi di compromesso tra gli interessi di ciascuno nella legge.
Tra i più significativi insegnamenti impartiti da chi, tra i giuristi contemporanei, ha forse più di ogni altro dedicato la sua vita di studioso ed orientato la sua ricerca sulla questione della democrazia costituzionale, Gianni Ferrara proprio su questo fonda il suo sistema teorico. La trasfigurazione della sovranità statale in sovranità popolare non è soltanto un processo di trasferimento della sovranità tout court da un soggetto ad un altro, ma piuttosto un fenomeno evolutivo, una trasformazione. Nel liberare la sovranità dal giogo dell’autoritarismo statuale, il costituzionalismo ha infatti preteso di frantumarla, spezzettarla al fine di affrontarla sul piano della sua stessa natura di potere, di neutralizzarne il potenziale liberticida, per renderla capace di salvaguardare e promuovere i diritti costituzionali e dell’uguaglianza. Il costituzionalismo ha proceduto poi a distribuire frammento per frammento tra tutti i cittadini. Sta tutta qui la difficoltà di rendere efficace l’esercizio della sovranità popolare in un sistema complesso in cui tutti siano chiamati a prendere parte allo svolgimento della democrazia. Per fare ciò, occorre progettare e realizzare istituzioni e metodi di decisione attraverso i quali la sovranità popolare si faccia decisione politica giuridicamente riconosciuta e difesa.
Nel contempo, occorre contrastare ogni tentativo di sintesi che riduca l’esercizio della libertà politica dei cittadini attraverso nuove forme di concentrazione del potere che le renda strumento di egemonia di pochi nuovi tiranni in versione edulcorata, gruppi o persone che siano. In questa direzione critica i nemici attuali della democrazia sono rappresentati dall’incultura, dalla disinformazione, dalla propaganda e dal populismo, che insieme congiurano al fine di tradurre fittiziamente elezioni in plebisciti in volontà popolare, e questa in investitura di un capo. Qui la riflessione si attualizza, si fa concreta e riguarda la realtà storico-politica contemporanea che ha creato la degenerazione del sistema politico italiano. In un contesto di sofferenza generale della democrazia e del diritto nel mondo, per le tensioni della globalizzazione orientata verso frontiere non controllate dai valori e dai limiti posti da due secoli di storia del costituzionalismo, la democrazia subisce nello specifico contesto italiano un’aggressione più massiccia e sistematica che non altrove, in quanto da noi neanche l’apparenza viene salvaguardata. La Costituzione, il diritto, la libertà dei cittadini, la dignità della persona e l’uguaglianza vengono, infatti, assunti quali destinatari di un processo di riscrittura della stessa storia, della politica e delle ideologie.
In questa dimensione problematica, in questa storia domestica della specifica crisi della democrazia costituzionale italiana, il punto cruciale della riflessione è la degenerazione in cui è sfociata la crisi, dei partiti politici, della loro vocazione, del loro ruolo costituzionale nella costruzione di un sistema istituzionale improntato ad un’effettiva partecipazione di tutti alla determinazione delle politiche pubbliche.
Oggi è necessario ricondurre la democrazia rappresentativa ed i partiti politici a immunizzarsi da ogni tendenza oligarchica ed elitaria, avversata dalla costituzione proprio a causa della passaggio della politica dalla sfera della libertà a quella delle istituzioni statali. Da qui scaturisce la forte attenzione volta a ribadire la necessità di una disciplina a garanzia della democrazia interna dei partiti, fondata su statuti dotati di specifica forza giuridica al fine di ristabilire un corretto equilibrio tra singoli cittadini, società civile e dirigenza politica e di salvaguardare l’uguaglianza sostanziale e l’effettiva partecipazione di tutti alla vita democratica.

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