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DIETRO AI FATTI/ Gli scivoloni di Zingaretti

Il governatore in questa fase procede a zig-zag, più preoccupato del suo futuro politico che di quello dei cittadini

Dagli incendi, alla crisi dell’acqua, alla sanità alla politica e al partito. Il presidente della Regione in questo momento non ne azzecca una. Ha pasticciato con l’acqua del lago di Bracciano, non riesce a chiarirsi con il Pd e sembra intenzionato a lasciare in sospeso una serie di questioni importanti che pure potrebbero avere una forte valenza politica ed elettorale. Come il “caso Fondazione S.Lucia”, ha la soluzione in tasca ma non riesce nemmeno a metterla a fuoco

Di giulio terzi

Dagli incendi, alla crisi dell’acqua, alla sanità alla politica e al partito. Al governatore Zingaretti il passo doppio non riesce più, da un pezzo non riesce a dribblare i problemi, a incantare qualcuno, utenti, elettori, avversari e compagni di partito, interlocutori di Stato. D’altra parte un fuoriclasse sudamericano non lo e’ mai stato. Nel quadrante sanitario le ha provate e le prova tutte, finte e controfinte,senza arrivare mai alla finalizzazione del gioco. Le liste d’attesa ci sono ancora, i Pronto Soccorso fanno acqua, la razionalizzazione del sistema ospedaliero ha portato solo guai. Su uno scacchiere di politica regionale più ampio gli va anche peggio. La faccenda del lago di Bracciano e del razionamento dell’acqua, ad esempio, se l’e’ inventata lui. O forse gliel’ha suggerita il suo burattinaio di fiducia. Con sommo disprezzo della realta’, del territorio, dei cittadini, delle amministrazioni ha cavalcato cinicamente la giustificata rivolta dei sindaci del lago sparigliando il tavolo con una ordinanza a freddo fortemente punitiva e per niente risolutiva. Voleva mettere in difficoltà i poteri forti dell’Acea per stabilire le basi di una trattativa su altri quadranti (politico-elettorali)? Voleva per disciplina di partito mandare a fondo la grillina del Campidoglio? Perché aprire quasi a freddo le ostilità? Il problema c’era da tempo, e da tempo lui e i suoi assessori avrebbero dovuto gestirlo, pilotarlo in porti sicuri: quello che si è ottenuto sotto schiaffo nel giro di 48 ore poteva essere organizzato e gestito con calma, senza tanta enfasi. La Regione i poteri li ha, poteva usarli. Qualcuno sa cosa c’è sotto e si guarda bene dal dirlo. Perché l’Acea non scopre le carte? E perché gli uomini di Zingaretti, che certo hanno in mano (o possono avere) tutte le carte non hanno spiegato per bene cosa stava succedendo? E che fine ha fatto l’acqua del Peschiera? Perché a Zingaretti non è venuto in mente di occuparsi della crisi di Bracciano prima che il bubbone scoppiasse? Certo non è nata in questi mesi di siccità la situazione sulla quale oggi tutti si interrogano. Per rimettere a posto il lago ci vorranno anni, e certo lo stop al prelievo da parte dell’Acea non risolverà i problemi. Comunque Zingaretti è andato troppo oltre, si è dovuto fermare. Lo ha fermato il Partito probabilmente, preoccupato dagli effetti che la sua mossa avrebbe avuto sull’elettorato romano. Sessantamila abitanti del perimetro di Bracciano, contro alcuni milioni di utenti furibondi e sconcertati. Possibile che nessuno abbia fatto i conti con la realtà? Chi consiglia il governatore? Vale per altri quadranti, questa difficoltà di strategia, questa miopia politica e amministrativa. La sanità, ovviamente, è il core business della Regione, rappresenta il 70% del bilancio. Ma la Giunta non ha mai smesso di annaspare, nonostante le magie mediatiche delle promesse, degli effetti annuncio, dei tagli di nastri. Ha tagliato tutto quello che c’era da tagliare, e anche di più, ottenendo la forte riduzione del deficit. Ma non ha cambiato la sanità, che è rimasta quella di prima e che non si accontenterà certo di qualche migliaio di assunzioni. I problemi sono strutturali come dimostra il fallimento di tante circolari, di tante direttive. Si sono fatti tagli, non risparmi. E gli sprechi sono rimasti, toccherà ormai al suo successore tentare di porvi rimedio. Due rapidi esempi di come non vadano gestite le cose, e parliamo di situazioni che alla fine hanno , come si vedrà, un comune denominatore. In questo fascicolo raccontiamo di come per ragioni misteriose al San Camillo si stia mettendo in serissima difficoltà un servizio salvavita che funziona in modo eccellente, la Stroke Unit. Zingaretti va in controtendenza, i casi di ictus sono in aumento con progressione geometrica, decine di migliaia all’anno, cure tardive possono lasciare sul terreno decine di migliaia di pazienti in condizioni di forte disabilità. Con un costo sociale ed economico enorme. Parliamo di risparmi? E allora stoppiamo le sciocchezze del San Camillo, firmate dal direttore generale della sanità laziale Panella e controfirmate passivamente dal responsabile dell’azienda ospedaliera D’Alba. Ma l’ictus è protagonista anche in un’altra vicenda, quella della Fondazione S.Lucia. Lo ha scritto la settimana scorsa proprio su queste colonne il direttore sanitario dell’Istituto di via Ardeatina, Antonino Salvia. Magari al governatore e ai suoi collaboratori è capitato di dare una scorsa. Come anche i sassi a Roma sanno tra Fondazione e Regione c’è un annoso braccio di ferro che Zingaretti vuole vincere ad ogni costo riducendo il budget ad una delle maggiori eccellenze italiane ed europee nel campo della neuro riabilitazione. C’è una via d’uscita? Salvia l’ha spiegata con chiarezza e il management del S.Lucia la propone ad ogni occasione- e da tempo – agli uomini di Zingaretti. Che fanno orecchie da mercante. C’è qualcosa sotto, o è solo miopia. Lo scoglio contro il quale si infrangono i tentativi della Fondazione ha un nome: Panella. Lo stesso che sta mettendo in difficoltà la stroke unit del San Camillo. Singolare coincidenza. Scrive in estrema sintesi Salvia: oggi nel Lazio e in altre regioni alle prestazioni altamente specializzate della neuroriabilitazione hanno “diritto” solo i post comatosi (circa 9000 nuovi casi l’anno) ed i mielolesi (circa 1500 nuovi casi l’anno). Escluse decine di migliaia di pazienti con malattie degenerative del sistema nervoso e non meno di 50mila italiani usciti dall’ictus con esiti gravissimi. Quelli che non riescono a raggiungere in tempo una stroke unit. Se la Regione Lazio, come fanno altre regioni, facesse rientrare nei protocolli delle prestazioni altamente specializzate della neuro riabilitazione ictus, sclerosi multipla, Parkinson, tutte patologie alle quali la Fondazione è in grado di offrire risposte di altissimo livello , avrebbe risolto in un paio di mosse un sacco di problemi. Quello del S.Lucia, certamente, ma anche quelli di migliaia di persone in grande sofferenza e difficoltà che si trovano allo sbando e senza un preciso punto di riferimento e di cura. E’ così difficile? Per gli Zingaretti boys evidentemente sì. Anche in questo caso il governatore non sembra avere l’agilità , la classe, la determinazione per risolvere una questione (quella del S.Lucia), della quale potrebbe trarre benefici – diciamolo brutalmente – anche sotto il profilo elettorale. Il salvatore della Fondazione sarebbe molto popolare a Roma. Lui sceglie il catenaccio. Lascerà che a sciogliere i nodi sia il ministro Lorenzin?

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